Le polemiche sul 10 febbraio (per quest'anno) finiscono qui

La I Commissione del Comune di Trieste presieduta da Michele Claudio ha discusso le due mozioni che il Partito Democratico aveva portato in aula l'11 febbraio e sulle quali era stata respinta l'urgenza. Razza (Lega): "Forse abbiamo sbagliato". Bassa Poropat: "Ci vuole rispetto e silenzio per queste vicende"

Dopo la quindici giorni (se bastano) di polemiche sul Giorno del Ricordo tra i diversi "attori" sul palco, forse per quest'anno la rappresentazione va verso l'ultimo atto. Questa mattina infatti nella I Commissione presieduta dal leghista Michele Claudio, si sono discusse le due mozioni sul 10 febbraio che I'opposizione aveva presentato in Consiglio comunale nella seduta dell'11 febbraio scorso.

Le due mozioni urgenti

Nello specifico i due documenti vertevano sugli attacchi all'ANPI e sulla giornata che commemora i "martiri delle foibe, l'esodo giuliano dalmata e la più complessa vicenda del confine orientale d'Italia" (come da testo della legge istituita nel 2004). Se per quanto riguarda la querelle con l'associazione nazionale partigiani si sono manifestate ancora prese di posizione da una parte e dall'altra, per quanto riguarda invece quella più generale sul Giorno del Ricordo, la Commissione ha trovato la tanto attesa concordia. 

Lega: "Se potessimo tornare indietro faremmo diversamente"

Radames Razza, capogruppo della Lega ha "ammesso" le responsabilità rispetto alla seduta in cui era stata negata l'urgenza della mozione. "Per onestà intellettuale mi assumo la responsabilità della scelta che ho fatto in quella serata. Può darsi che abbiamo sbagliato a non concedere l'urgenza anche perché la scelta doveva essere fatta in poco tempo e riguardava temi veramente delicati e sensibili. Devo dire che se potessi tornare indietro farei diversamente". 

Secondo Razza "quello di cui abbiamo bisogno è un futuro di pace e il Giorno del Ricordo non deve essere più una ricorrenza strumentalizzata dalla destra e dalla sinistra. Dal prossimo anno mi auguro una commemorazione silenziosa, non serve a niente far rifiorire focolai di contrapposizione. Stiamo tutti zitti, commemorando le persone che hanno sofferto".  

"Storia e memoria: due cose diverse"

La consigliera dei Cittadini Maria Teresa Bassa Poropat ha affermato che: "storia e memoria sono due cose diverse. La storia viene scritta grazie ai documenti, la memoria è invece un elemento che va ascoltato in silenzio e appartiene alla soggettività di ognuno di noi. Non esistono memorie di serie A e di serie B".

"Guai - ha ribadito la Bassa Poropat - se essa dovesse sottostare ai limiti della soggettività. Da presidente della Provincia non ho mai creato contrapposizioni di parte o ideologiche". "Dobbiamo tutti quanti creare le condizioni, chi a titolo personale, chi da rappresentante della comunità e chi in quanto esperto della materia, per una lettura corretta delle vicende. Ripartire dal concetto più volte espresso dal sindaco, che menziona sempre il concerto dei tre presidenti come uno dei momenti veri di condivisione e di ricordo, per arrivare ad una posizione di pacificazione". Secondo la consigliera dei Cittadini, che la scorsa settimana aveva affermato che "le foibe e l'esodo non sono monopolio della destra", "il rispetto e la memoria devono aiutare i giovani a guardare al futuro". 

Le posizioni della Declich, Barbo e Martini

L'ex forzista Manuela Declich (che rappresenta forse una delle poche menti giovani che continua ad essere vicina al mondo degli esuli ndr) si è spinta sulla falsa riga espressa dalla Bassa Poropat: "Voglio e devo soffermarmi sulla parola rispetto. Il percorso riconosciuto con le istituzioni per la giornata del 10 febbraio è stato un percorso lungo e che non può essere messo in discussione da polemiche che durano qualche giorno". 

Il consigliere del Partito Democratico Giovanni Barbo ha affermato che "il grosso problema c'è stato quando si è andati ad alimentare polemiche solo per il gusto di farlo. Per quanto riguarda ila narrazione cinematografica, se dico che un film è recitato male non sto negando l'esistenza stessa della vicenda, sia chiaro". Il chiaro riferimento è per un articolo apparso sul numero di dicembre 2018 del periodico di Renzo de Vidovich "Il Dalmata libero", dove a pagina 12 è pubblicato un articolo dal titolo "La mafia antifascista del cinema censura "Rosso Istria" in Italia".

Nell'articolo viene scritto apertamente che "i vertici supremi della mafia hanno in pugno anche la gestione delle più importanti sale cinematografiche in tutta l'Italia potendo, quindi decidere quali film far vedere agli italiani e quali debbono essere vietati". E ancora "possiamo lasciare a quattro mafiosetti di sinistra il diritto di scegliere quale film possa essere visto dagli italiani?". 

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Anche Fabiana Martini del PD è intervenuta nella Commissione. "Negando quell'urgenza si voleva continuare a guardare solo al passato e non voler invece proiettarsi al futuro. Si poteva agire diversamente". 

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