D'Agostino: "Oggi da Trieste si arriva ai mercati internazionali"

Il presidente dell'Autorità Portuale è intervenuto al convegno sui 300 anni del porto franco. "Non possiamo pensare che il mondo si regga solo sull'economia o sui numeri. Il mondo si regge soprattutto su relazioni culturali e sociali che diventano economiche in fase successiva"

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Trieste e Monfalcone Zeno D’Agostino è intervenuto al convegno sui 300 anni del porto franco, svoltosi questa mattina nella sala del Ridotto del teatro Verdi del capoluogo regionale. “Siamo l’unico porto italiano che movimenta merci che arrivano qui e sono destinate a mercati internazionali, come la Gran Bretagna, il Lussemburgo e i mercati del nord Europa”.

Non contano solo i numeri e l'economia

“È chiaro che oggi festeggiamo la storia dei 300 anni del porto franco ma credo sia importante sottolineare un elemento che viene molto spesso poco considerato nel dibattito sul porto: il fondamento di tutto quello che stiamo facendo è collegato agli aspetti di tipo culturale. Se aspiriamo ad avere un certo ruolo non possiamo farne a meno”. D’Agostino ha posto un accento forte sull’elemento umano. “Non possiamo pensare che il mondo si regga solo sull’economia o sui numeri. Il mondo si regge soprattutto su relazioni culturali e sociali che diventano economiche in fase successiva. Quello che stiamo determinando intorno al porto di Trieste, alla sua storia e al presente ha e deve avere una forte connotazione culturale”.

L'aspetto ambientale: "I giovani ci hanno ricordato quanto sia importante"

“L’uomo non può dimenticare che è lì che si fonda tutto quello che costruiamo e determina la nostra capacità di avere un ruolo globale. C’è l’uomo e la storia, il futuro e l’innovazione: la responsabilità sociale e ambientale, l’abbiamo visto anche in questi giorni nei quali i giovani ci hanno ricordato quanto importante sia dimostrare avere una certa sensibilità”.

Siamo un ente pubblico, non economico

“L’uomo e la cultura determinano i valori. Negli ultimi quattro anni abbiamo creato occupazione (sono circa 11 mila le persone che globalmente lavorano nel e con il porto ndr). Se non dovessi esercitare autorità ci chiameremmo in un altro modo” ha spiegato D’Agostino. “Fino a quando resterò al comando di questa autorità pubblica, perché è questo ciò che siamo, continueremo a ragionare nei termini umani e non strettamente economici, perché lo facciamo ogni giorno con tutte le persone che lavorano, dai partner ai terminalisti, in quel lavoro quotidiano che deve basarsi su un concetto importante, la centralità di Trieste”.  

"Tutti hanno capito che sappiamo fare questo mestiere"

“Se non ragioniamo sull’aspetto pubblico della nostra realtà allora sbagliamo. Il nostro piano regolatore fino al 2016, quando l’abbiamo cambiato, era quello del 1958 e altri porti vivono una situazione molto simile. Oggi invece passando per Trieste si arriva direttamente sui mercati europei in maniera più efficiente rispetto a quello che succede sui porti del nord Europa. Penso che tutti abbiano capito – ha concluso il numero uno dell’Autorità Portuale - che Trieste è in grado di fare questo mestiere”.

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