Porto Trieste, D'Agostino: «Concreto interesse di partnership con Austria»

Il presidente dell'Autorità di sistema del mare Adriatico orientale, Zeno D'Agostino, a margine del convegno di presentazione del Porto di Trieste

«Va riconsolidato un rapporto che si basa sulla storia, su relazioni forti tra territori: su questo comune patrimonio costruiremo il futuro del Porto di Trieste e questa sera ho potuto constatare un concreto interesse tra tutti i partecipanti».

Lo ha dichiarato il presidente dell'Autorità di sistema del mare Adriatico orientale (Adsp) Zeno D'Agostino, al termine del convegno di presentazione del Porto di Trieste, organizzato a palazzo Metternich, sede dell'Ambasciata d'Italia dall'Autority portuale in sinergia con la Regione Fvg e la Camera di commercio Italo-Tedesca.

Il convegno, aperto dall'ambasciatore d'Italia a Vienna Giorgio Marrapodi, dal segretario generale della Camera di commercio Italo-Tedesca Alessandro Marino e dalla presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, è stato l'occasione per illustrare le potenzialità dello scalo di Trieste - al 14mo posto nella classifica dei primi 20 porti europei - a un'ampia platea di soggetti istituzionali e privati austriaci interessati a sviluppare investimenti, indotto e volume di affari.

Il presidente dell'Adsp D'Agostino ha presentato nell'occasione i primi dati a consuntivo del 2016: il porto è cresciuto complessivamente del 4 per cento movimentando oltre 59 milioni e 200 mila tonnellate di merce. «Consolidiamo con questo dato il primo posto nazionale in termini di tonnellate e raggiungiamo un secondo record: siamo il primo porto ferroviario italiano per numero di treni (7.631 con un incremento del +27,61) e l'unico scalo con treni diretti e frequenti su percorrenza internazionale», ha ricordato D'Agostino.

Sono 80 le connessioni ferroviarie dirette attivate tra porto e principali nodi dell'Austria: oltre a Vienna, Graz, Salisburgo, Villacco, Wolfurt, Wels, Linz.

Nella sua relazione D'Agostino ha illustrato tutto  l'impegno dello scalo per potenziare la tecnologia e investire sui processi innovativi ICT per aumentare sicurezza, tracciabilità e efficienza del lavoro portuale e per lo sviluppo dei servizi ferroviari intermodali. Due asset che si vanno ad aggiungere ai già noti vantaggi competitivi dello scalo giuliano: l'essere porta di accesso preferenziale dell'Europa, rispetto agli scali del Nord, verso i mercati del Far East visto il risparmio netto in miglia percorse e tempi di consegna per raggiungere il Canale di Suez; il regime di punto franco; la profondità dei fondali; il futuro ruolo di snodo del corridoio Mediterraneo ma soprattutto Adriatico Baltico.

Proprio ieri è partito da Campo Marzio per la Germania il convoglio che di fatto anticipa il corridoio e conferma la grande vocazione ferroviaria del Porto di Trieste: le merci caricate in Turchia e Grecia hanno raggiunto Trieste e sono ripartite con destinazione Kiel, porto tedesco sul Baltico al confine con la Danimarca, da dove sono ripartite caricate su traghetti per Goteborg in Svezia.

Senza contare, infine, il ruolo chiave svolto dal Gruppo Siot (Società italiana per l'oleodotto transalpino) che approvvigiona il 90 per cento del fabbisogno energetico dell'Austria.

Il convegno, moderato da Bernd Winter del settimanale Verkehr, ha visto gli apporti tra gli altri, di Erik Regter, consigliere delegato del gruppo Rail Cargo Austria, che movimenta circa il 30 per cento del traffico del Porto di Trieste e che ha illustrato le prospettive di crescita nello scalo e di Frederik Wexel,  referente per l'Austria del colosso Msc (Mediterranean shipping company, proprietario al 50 per cento del molo VI), che nell'anno appena trascorso ha portato avanti una promozione commerciale molto importante del porto di Trieste, visto come avamposto in Europa dell'industria container, in alternativa ai grandi porti del Nord Europa come Amburgo e Rotterdam.

Nella sua relazione Wexel ha evidenziato come nelle scelte strategiche del gruppo abbiano pesato non solo le questioni relative alla reddività ma anche valutazioni di sostenibilità ambientale, visto che le rotte più brevi comportano rilevanti riduzioni di emissioni inquinanti.

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