Presidio contro i CPR in piazza della Borsa "per l'immediata liberazione dei rinchiusi"

Dopo la morte del migrante georgiano Vakhtang Enukidze nel CPR di Gradisca la rete No CPR No Frontiere FVG ha organizzato un presidio in piazza della Borsa giovedì 30 gennaio

Foto: Ivan Bianchi

Dopo la morte del migrante georgiano Vakhtang Enukidze nel CPR di Gradisca e la manifestazione davanti alla struttura il giorno seguente, la rete No CPR No Frontiere FVG ha organizzato un presidio in piazza della Borsa giovedì 30 gennaio alle 19 "per la chiusura di tutti i CPR, per la liberazione immediata di tutte le persone rinchiuse e per Vakhtang". L'assemblea aveva fatto parlare di sé per le accuse alle forze dell'ordine in seguito al decesso del georgiano, secondo loro avvenuto in seguito "a un pestaggio da parte delle guardie". A sostegno di questa ipotesi, il collettivo aveva citato e messo online delle registrazioni di conversazioni telefoniche con alcuni dei migranti trattenuti all'interno del centro. "Il 18 gennaio è morto Vakhtang Enukidze - spiega l'associazione in un comunicato -. Era recluso nel CPR di Gradisca e il CPR l’ha ucciso. Mentre la stampa ufficiale e la procura hanno ricondotto sbrigativamente le cause del decesso a una rissa tra detenuti, i suoi compagni di prigionia raccontano come invece Vakhtang sia morto ammazzato di botte da parte delle forze dell'ordine all’interno della struttura".

Le accuse alla cooperativa

Forti e accuse anche alla Cooperativa veneta EDECO che gestisce il centro e che viene descritta come "già nota per la gestione del 'campo-lager' di Cona in provincia di Venezia. La stessa cooperativa è anche al centro di indagini giudiziarie per maltrattamenti, corruzione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta e falso, frode nelle pubbliche forniture. In questo primo mese, a Gradisca si sono già verificati rivolte, tentativi di fuga, fughe, violenze, atti di autolesionismo e tentati suicidi. Fino alla morte di Vakhtang Enukidze, a poche ore dal suo previsto rimpatrio in Georgia".

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"Rimpatrati i testimoni"

"Come Assemblea No Cpr No Frontiere - concludono - siamo in contatto diretto con alcuni dei reclusi e ne stiamo raccogliendo le testimonianze dirette, che parlano di continue violenze e pestaggi da parte della polizia, rivolte in particolare a chi cerca di rendere note le condizioni all’interno del centro e gli eventi che hanno portato alla morte di Vakhtang. Diversi testimoni oculari sono stati rimpatriati in questi ultimi giorni, con una solerzia che è difficile ritenere casuale".

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