Presidio in piazza Oberdan per referendum riforma sanitaria: Consiglio regionale dice no

Si sono riuniti questa mattina dalle 9.30, e tuttora sono in presidio, i 9 Comitati contrari alla riforma sanitaria targata Serracchiani-Telesca. Poco fa la risposta del Consiglio Regionale che ha dato un primo no relativo al referendum sulla legge Telesca. Proteste dei cittadini in aula

Foto Max Tramontini

Riunitesi questa mattina davanti al Palazzo della Regione in piazza Oberdan a Trieste centinaia di persone in presidio.

Sono i cittadini di tutta la regione, facenti parte dei 9 Comitati pro-referendum che chiede l'abrogazione della c.d. legge Telesca, la riforma sanitaria della Giunta Serracchiani che fa capo alla assessore Maria Sandra Telesca.

Di pochi minuti fa la notizia che il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, presenti in aula anche la presidente Debora Serracchiani reduce dal congresso PD, ha bocciato la richiesta referendaria.

Il referendum per l'abrogazione della legge regionale 17 del 2014 sul riordino del sistema sanitario non si farà. Il Consiglio regionale del FVG si è infatti espresso con 26 voti contrari sull'ammissibilità (20 i favorevoli, due consiglieri non hanno partecipato al voto) della proposta referendaria chiesta da 2.559 cittadini, che ha coinvolto nove comitati.

Motivazioni politiche e motivazioni giuridiche: le parti si sono divise su tutto nelle valutazioni sull'ammissibilità o meno della proposta di referendum abrogativo.

Un lungo dibattito in Aula a sostegno di una o di un'altra posizione, che hanno trovato sintesi negli ordini del giorno presentati: due per l'ammissibilità (a firma M5S il primo, congiunta FI, AR, Fdi/AN, LN, Violino e Piccin GM il secondo); due per l'inammissibilità (Moretti-Pd, Lauri-Sel e Paviotti-Citt il primo, e Colautti-Ncd, Cargnelutti-Ncd e Barillari-GM il secondo).

La legge è tra quelle che vengono escluse dall'iniziativa referendaria? La proposta contiene i requisiti di ammissibilità? Il referendum lede i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione e dallo Statuto sul funzionamento di organi essenziali per l'ordinamento regionale? Sono questi i principali quesiti di carattere giuridico sui quali le parti si sono schierate per il sì o per il no.

A ciò si aggiungono considerazioni come il fatto che sia doveroso dar voce ai cittadini che possano così esprimersi su un tema delicato come la sanità, che il referendum è lo strumento principe della democrazia diretta, che qualcuno ne teme l'esito, che dall'esito finale - non scontato - tutti potranno trarre le conseguenze di merito, che saranno sempre i cittadini, ma alle elezioni del 2018 e non con i referendum, a premiare o a punire le scelte fatte da questa maggioranza in tema di riforme.

Il voto finale ha registrato i 20 sì di FI, AR, M5S, FdI/AN, Violino (GM), Piccin (GM) e Pustetto (Sel); i 26 no sono arrivati da Pd, Cittadini, Sel e Barillari (GM). Colautti e Cargnelutti dell'Ncd non hanno partecipato al voto.

Proteste dei cittadini che hanno gremito gli scranni dei visitatori nell'aula del Consiglio. Esposto anche un cartello con la scritta "Vergogna".


I comitati referendari chiedono che la materia non sia considerarata "un affare del Palazzo, ma sia sottoposta al giudizio del popolo, visto che la salute è un diritto di tutti i cittadini come previsto dalla Costituzione".

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