Razzismo nello sport, Iacop: «Attività sportiva promuove inclusione sociale, no alle discriminazioni»

Brandolin, presidente del Coni: «Il mondo sportivo dilettante è aperto all'accoglienza». Torrenti: «La crisi ha aggravato gli episodi di intolleranza»

«Lo sport è un importante fattore di inclusione sociale, un fenomeno che contribuisce in modo significativo alla coesione economica e sociale e a una società più integrata». A sostenerlo è stato il presidente del Consiglio regionale del Fvg Franco Iacop aprendo i lavori del convegno "La lotta alle discriminazioni e al razzismo nello sport", organizzato a Trieste, nella sala Tessitori, dal Garante regionale dei diritti della persona.

«La pratica sportiva infatti - così ancora Iacop - promuove un senso comune di appartenenza e di partecipazione e può quindi essere un importante strumento a servizio degli immigrati e delle persone di origine straniera, facilitandone l'integrazione nella società e favorendo il dialogo interculturale. Lo sport interessa tutti i cittadini indipendentemente da genere, razza, età, disabilità, religione e convinzioni personali, orientamento sessuale e provenienza sociale o economica e dovrebbe quindi dare a tutti pari opportunità di esprimersi nella competizione».

«Troppo spesso - continua il presidente -  non sono gli atleti, ma gli spettatori a incitare all'odio e al razzismo, e per rafforzarne la prevenzione, la Commissione europea ha raccomandato alle Federazioni sportive la predisposizione di procedure per combattere il razzismo durante le gare o le partite, sia in campo che sugli spalti, invitandole a rafforzare le norme e le sanzioni contro la discriminazione».

Così dichiara invece l'assessore alla cultura, sport e solidarietà Gianni Torrenti:  «Lo sport è di tutti, e in una società che permette gli insulti, almeno il calcio si è posto il problema cercando di dare una risposta». L'assessore ha parlato poi delle intolleranze espresse verso i sette minori non accompagnati (l'età va dai 10 ai 17 anni) che frequentano i corsi di sci a Cercivento con il sostegno pubblico, il solo modo per loro possibile.
«La crisi - continua l'assessore - ha messo in discussione traguardi che sembravano raggiunti già anni fa. E' facile parlare di inclusione quando si parla di atleti professionisti, meno quando si tratta di dilettanti, però bisogna lavorare per essere positivamente contagiosi nelle buone pratiche, consapevoli del forte ruolo dello sport e del suo impegno a non cedere a rese di alcun genere».

Il saluto del mondo sportivo del Friuli Venezia Giulia nelle parole del presidente del Comitato olimpico regionale, Giorgio Brandolin, che ha parlato sia delle positive esperienze di integrazione nel mondo della pallacanestro, sia dell'impegno dell Fifa nei confronti delle manifestazioni di razzismo negli stadi e del mondo del calcio organizzato. «La legge 12 del 2016 - ha ricordato - permette ai ragazzi, anche al compimento del 18° anno, di continuare l'attività nelle nostre società sportive, e c'è un protocollo siglato con i ministeri dell'Interno, del Lavoro e dell'Istruzione per progetti a livello nazionale che aiutino le società nell'inserimento degli extracomunitari. Ci sono anche progetti che riguardano direttamente il Friuli Venezia Giulia: attività motoria a Udine e a Monfalcone (qui è presente un comunità del Bangladesh) e torneo collinare amatoriale di calcio: piccoli esempi che fanno capire come il mondo sportivo dilettante (2.998 società diffuse in quasi tutti i nostri paesi) sia aperto all'accoglienza».

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