Crocifisso, grembiule e tetto agli studenti stranieri, il regolamento delle scuole per l'infanzia va avanti

La V Commissione del Comune di Trieste ha discusso questa mattina le questioni inserite nel testo. Brandi: "Fragilità economiche, il lavoro dei genitori, il carico famigliare e la continuità educativa", questi i pilastri su cui si basa la riorganizzazione". Il "nodo" sindacati

L'Assessore all'Educazione Angela Brandi

Insegnamento della religione cattolica, menu nelle mense, funzione dei mediatori culturali negli istituti scolastici e la tanto attesa questione del tetto del 30 per cento di alunni stranieri nelle scuole dell'infanzia del Comune di Trieste. La V Commissione si è riunita questa mattina alla presenza dell'Assessore all'Educazione Angela Brandi per discutere di una tematica che sta "tenendo banco" dalla scorsa settimana. Il sindaco ieri ha destinato al suo profilo facebook il commento sulle polemiche. "Il tetto è per includere e non per discriminare". 

L'intervento di Roberto Dipiazza

"Nell'ambito di una revisione generale del regolamento - ha affermato la Brandi - abbiamo dovuto sistemare alcuni passaggi. Per quanto riguarda l'insegnamento della religione cattolica la polemica diventa pretestuosa. La regolamentazione c'era già e l'abbiamo semplicemente inserito valorizzandolo. Tutto ciò non va ad incidere sulla laicità del nostro stato". Nel caso la famiglia non si esprimesse sulla religione la posizione dei bambini verrà equiparata a quelli inseriti nella parte della religione cattolica. 

L'accesso dei rifugiati e gli apolidi

Sabrina Morena ha chiesto all'Assessore "il motivo per cui all'interno del regolamento sono stati esclusi gli apolidi e i rifugiati dall'accesso delle scuole dell'infanzia". La Brandi ha risposto che "nel regolamento viene garantito l'accesso a chi risiede nel Comune di Trieste e i dimoranti non ancora residenti, come nel caso di ragioni di salute o di studio e il lavoro della famiglia. Per quanto riguarda invece i rifugiati, se in possesso della qualifica di residente avranno accesso, altrimenti no". 

Il regolamento e il tetto degli alunni stranieri

L'accesso e i relativi punteggi sono disciplinati da quattro "pilastri" che la Brandi ha evidenziato durante la Commissione. "Fragilità economiche famigliari, il lavoro dei genitori, il carico famigliare (vale a dire il numero dei componenti della famiglia ndr) e la continuità educativa". La questione del tetto del 30 per cento riferito agli alunni stranieri è stata l'oggetto principe della discussione: "ll numero degli alunni stranieri - ha affermato la Brandi - non potrà superare di norma il 30 per cento del totale degli iscritti. Il regolamento prevede, all’articolo 7, che al fine di garantire un'offerta educativa appropiata agli alunni, in ciascuna sezione sia presente di norma una percentuale non superiore al 30 per cento nei posti complessivamente disponibili". 

Il commento dei COBAS

La situazione negli istituti scolastici

Nelle 30 scuole per l'infanzia presenti nel territorio del Comune di Trieste esiste una percentuale del 17,93 per cento di minori stranieri. "I dati sono aggiornati al mese di novembre 2018" ha puntualizzato la Brandi. "Nelle scuole slovene la percentuale è vicina allo zero mentre in via Manzoni la cifra sale fino al 47,2 per cento. La situazione è disomogenea e che possiede alcune forti concentrazioni in alcune scuole".  "Alcune scuole - ha continuato la Brandi - si dice che siano più frequentate da immigrati ma qui a Trieste non siamo paragonabili a nessun altro posto in regione (riferimento a Monfalcone ndr). Qui posto nelle scuole non manca. Nessuno resterà casa". 

Crocifisso in aula e grembiuli a scuola

"La questione deve essere riportata alla matrice culturale dell'Europa - ha detto Everest Bertoli della Lega - che si basa sulle sue radici giudaico-cristiane. Un crocifisso in un'aula non può essere un mezzo di offesa per chi da molto lontano ha scelto liberamente di venire in Italia. Si devono rispettare gli usi e i costumi del paese che ti ha accolto". Il fatto che il crocifisso sia nelle aule scolastische da sempre fa diventare la polemica in effetti leggermente pretestuosa. Bruno Marini di Forza Italia ha chiesto spiegazioni sulla presenza del grembiule in classe. "Se lo togliessimo secondo me non sarebbe male". L'Assessore Brandi: "Simbolo identitario nell'essere parte di una scuola piuttosto che di un'altra. Era previsto dal precedente regolamente ed è un elemento che ritengo assolutamente democratico". 

Le diverse reazioni politiche

La V Commissione ha poi deciso di discutere il regolamento anche in presenza dei sindacati. 

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Commenti (7)

  • Siccome il genere umano ormai adora soltanto il dio denaro dovrebbero appendere una banconota gigante in ogni aula :-)

  • Perchè no un'ora di "Religioni"? che le studi tutte e insegni le differenze e le affinità tra esse? certo chee per fare questo ci vuole un po' di coraggio in più...

  • Odio il grembiule dai miei tempi dell'"asilo",per il Crocifisso nessun problema se in copia con la foto del presidente della Rep pubblica,ma le preghiere e l'insegnamento della religione devono essere facoltative perche'fortunatamente l' Italia è ancora una Repubblica laica e non una teocrazia.

  • IPOCRITI! Esclusivi con crocefisso………...

  • Bruno Marini un prete mancato...

  • Benissimo!!! Regolamento sacrosanto.

  • Il grembiule è democratico. Va mantenuo. Giocando, i bambini sporcano il grembiule, facilmente lavabile, non l'abito. Sono di molte etnie, religioni e lingue i bambini stranieri perciò, per una buona integrazione con il paese, chi viene accolto deve rispettare le regole del paese che lo accoglie per il bene comune. Sono cose talmente

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