La Cassazione boccia il maxi risarcimento alla famiglia Rasman, l'avvocato: "Andremo a Strasburgo"

La sentenza è stata emessa negli scorsi giorni e ha mandato su tutte le furie il legale della famiglia che aveva richiesto otto milioni di euro per la morte di Riccardo, avvenuta il 27 ottobre 2006 nella sua casa di Borgo San Sergio a Trieste. "Un'ingiustizia, il presidente della Repubblica dovrebbe chiedere scusa"

Immagine di repertorio

"Nella giurisprudenza esistono sentenze che chiudono il caso e altre che lo riaprono, questa è una di quelle". Secondo l'avvocato della famiglia Rasman, Claudio Defilippi, quella emessa il 24 dicembre scorso dalla Cassazione che non ha accolto la richiesta di otto milioni di euro di risarcimento per la morte di Riccardo, avvenuta a Trieste il 27 ottobre 2006 e per la quale erano stati condannati tre poliziotti della Questura giuliana, è una sentenza "gravissima" e che manifesta una "palese ingiustizia. Per questo porteremo il caso a Strasburgo". 

"Chi viene ammazzato dallo Stato non ha diritto al risarcimento"

Defilippi raggiunto telefonicamente da TriestePrima questa mattina ha commentato così: "E' una brutta giornata, ma se pensano che ci fermiamo qui si sbagliano di grosso". La Cassazione, che ad ottobre si era riunita in Camera di Consiglio - senza accogliere la richiesta del legale dei Rasman di procedere attraverso la pubblica udienza - ha deciso che "chi viene ammazzato dallo Stato non ha diritto a risarcimento" queste le parole di Defilippi. 

La Camera di Consiglio dell'ottobre scorso

"Ci fu tortura di Stato"

"La sentenza è inaudita, perché il caso risulta essere ancora più grave di quelli di Cucchi e Aldrovandi" ancora Defilippi. La famiglia Rasman, raggiunta dalla notizia, ha quindi concordato con il proprio avvocato di portare il caso di fronte alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo. "Sosterremo la tesi affinché venga riconosciuto il diritto alla vita" ha commentato il legale. 

Chiesti otto milioni di euro

La richiesta di otto milioni di euro era stata avanzata dalla famiglia dopo che lo Stato era stato condannato al risarcimento di un milione e 800 mila euro, risarcimento che la sorella Giuliana e l'avvocato avevano ritenuto insufficiente. Defilippi aveva quindi chiesto il riconoscimento "sia del danno economico che di quello tanatologico” (vale a dire il danno subìto da Riccardo Rasman e tramandabile alla sua famiglia), una richiesta che la Cassazione non ha tuttavia ritenuto di accogliere.  

"E' uno scandalo, è evidente che non viviamo in un paese civile. In casi come caso dovrebbe essere il Presidente della Repubblica ad intervenire e a chiedere scusa" ha commentato Defilippi annunciando infine il ricorso europeo. "Abbiamo perso una battaglia ma non la guerra, perché una morte del genere non si può accettare".  

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