Opposizioni critiche sulla riforma Roberti: "Poco coraggio, partorito un topolino"

Il Partito democratico: "Una leggina". Antonella Grim di Italia Viva: "Si va semplicemente ad abrogare la legge 26 del 2014". Cinque Stelle: "Misura vaga". Bassa Poropat scettica perché "la facoltà di poter scegliere mi trova d'accordo solo in "teoria"

"Una leggina" delle sembianze di "un topolino" che non ha avuto "coraggio". L’opposizione ha accolto con critico scetticismo le parole dell’assessore regionale Pierpaolo Roberti in merito alla spiegazione della riforma degli enti locali, avvenuta durante la seduta serale del Consiglio comunale del 16 dicembre. Nel suo intervento, l'ex vicesindaco aveva parlato di una nuova "libertà per i comuni" e della fine degli "obblighi". 

“La riforma delle UTI ha avuto dei problemi di applicazione – ha affermato Giovanni Barbo del Partito democratico - ma mi pare che dopo tanti proclami Roberti abbia fatto una leggina in cui la Regione abdica al ruolo di regia e di programmazione”. Secondo l’esponente dem è “sbagliato ributtare la palla ai diversi Comuni, perché i cittadini del Friuli Venezia Giulia devono avere uniformità di trattamento. Nel 2019 la frammentazione non è la soluzione migliore per affrontare le complessità delle partite in gioco”.

"Poche novità"

Sempre dal Partito democratico sono arrivate parole dure. Marco Toncelli ha puntato il dito "ricordando gli annunci di inizio mandato e partendo dai cantoni di Fedriga, per arrivare fino alle province più città metropolitana Trieste e Gorizia, annunciate pochi mesi fa dallo stesso Roberti, devo dire che questa è una riforma che porta poche novità se non quella di smantellare le Uti. Confidiamo che l'assessore ripensi ad un modello che tenga conto anche delle specificità del nostro territorio".  

Le parole dei grillini e di Italia Viva

Critico anche il Movimento Cinque Stelle. “È difficile dare un parere su una misura così vaga – ha affermato Elena Danielis – visto che manca del tutto la parte applicativa e una indicazione su tempi costi ed obiettivi. Di certo con la ricostituzione delle province, rinominate per l'occasione enti di decentramento regionale, sommati alle comunità, che sono semplicemente unioni sovracomunali già ampiamente previsti dalla normativa precedente alla legge sulle UTI, siamo ben lontani dal risparmio di risorse e dalla riorganizzazione amministrativa”

Antonella Grim di Italia Viva ha ironizzato sull’operato della Giunta Fedriga. “La regione ha partorito un topolino, questa non è una riforma. È la semplice abrogazione della legge 26/2014”. Secondo l’esponente renziana “si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dire che si va alla semplice applicazione del TUEL, della serie ‘libera tutti’, eccetto la montagna”. “Indietro tutta. Tutto molto ‘pacioso e tranquillo’” così la Grim. “Perché provare a sciogliere il nodo della disomogeneità della regione, provare ad accompagnare la fusione dei municipi al di sotto dei 3000 abitanti, dare qualche competenza di area vasta ai comuni, no, tutto troppo complicato”. “Quindi indietro tutta e senza muovere troppo – questa la conclusione - così le difficoltà restano ma non disturbiamo nessuno”.

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Soddisfazione a metà per la Bassa Poropat

L’ex presidente della Provincia di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat non si è espressa completamente a sfavore della riforma. “Alcuni correttivi non mi dispiacciono, ma la facoltà di poter scegliere mi trova d’accordo solamente in teoria, perché concretamente temo che si trasformi in un modello di governo a macchia di leopardo”. L’esponente dei Cittadini ha auspicato “un po’ più di coraggio da parte dell’assessore, nell’andare oltre la vecchia riforma”.

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