Rigassificatore, Comitato salvaguardia del golfo di Trieste: «Calenda risponda sul nostro futuro energetico»

«Non ci fidiamo molto della dichiarata opposizione della Regione, finora non ci ha dato grandi esempi di impegno concreto»

Ancora dubbi sul futuro energetico di Trieste in tema di rigassificatori. Dubbi avanzati dal Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste in occasione del Summit Balcani occidentali, presieduto dal ministro Carlo Calenda. In un comunicato diffuso l'11 luglio, il Comitato chiede al responsabile del Mise di rendere conto anche sul quadro delle infrastrutture energetiche nel Fvg, «visto che è ospite a Trieste».

«L’Albania - si precisa nel comunicato - è uno dei paesi presenti al Summit. Si propone come hub adriatico del gas. Secondo il documento di consultazione della SEN (Strategia energetica nazionale) l’Italia si propone invece come hub mediterraneo del gas. Il progetto albanese denominato Eagle Lng risale ancora al 2005 e riguarda una FSRU (Float storage and regassification unit), ovvero una nave stazionaria che riceve i carichi Gnl li rigassifica e li invia in un gasdotto collegato alla costa pugliese, in grado di rifornire l’Italia di 8 miliardi di metri cubi/anno. Il progetto è del gruppo molisano Falcione, che ha contratti di rifornimento anche con il gruppo algerino Sonatrach fino al 2020.  Il governatore della Puglia Emiliano, fermo oppositore all’approdo del TAP in aree pregiate del territorio pugliese, sostiene invece questo progetto».

«Resta intanto ancora oscuro - spiega il Comitato per  la salvaguardia del Golfo di Trieste - il futuro delle infrastrutture Gnl nel tratto costiero triestino di Zaule. L’impianto di rigassificazione on-shore (progetto Gas Natural) è stato ritenuto nel 2009 degno di un decreto di compatibilità ambientale dal Mattm (Ministero dell’ambiente della tutela del territorio e del mare). Il 15 maggio di quest’anno si è aggiunto anche il decreto di compatibilità ambientale del gasdotto Trieste-Villesse, funzionale al progetto dell’impianto di rigassificazione di Zaule. Calenda nella sua relazione chiarirà quali infrastrutture energetiche siano necessarie all’Italia? E chiarirà anche quali sono le intenzioni del governo in merito ai due progetti (rigassificatore e gasdotto) previsti in Regione? Chissà se la Presidente del Friuli Venezia Giulia ha già rivolto queste domande al governo?».

«La conferenza dei servizi istruttoria dell’11 giugno 2015 - continuano gli attivisti - era stata congelata e rinviata in attesa che la Regione FVG si esprimesse con un decreto esprimendo il proprio parere sul gasdotto Trieste- Villesse. Il 14 giugno alcune associazioni ambientaliste avevano presentato in conferenza stampa una lettera aperta alla Presidente affinché si sbrigasse a presentare quel decreto. Niente. Il 15 giugno del 2017 è invece arrivato la compatibilità ambientale anche per il gasdotto. La conclusione della storia è affidata alla conferenza dei servizi decisoria che dovrà essere convocata dal Mise».

«Tante dichiarazioni di contrarietà da parte della Regione ad entrambi i progetti, ma concretamente? - si chiede - Anche sulle osservazioni dell’Autorità portuale in merito alla non compatibilità dello sviluppo del porto con l’impianto di Zaule (e della bonifica della ex discarica di via Errera) la Regione non ha dato l’appoggio che ci saremmo aspettati. La situazione adesso è che nel Documento di consultazione della Strategia energetica nazionale di Mise e Mattm non è previsto un impianto on-shore in alto Adriatico ma genericamente un impianto off-shore FSRU. Vero è che il Piano Europeo di finanziamento a infrastrutture energetiche strategiche di rigassificazione on-shore in alto Adriatico ha scelto l’impianto di Veglia, vero è che il Mise ha dichiarato che il rigassificatore di Zaule non è strategico».

«Se è così - conclude il comitato - vorremmo che il ministro Calenda riunisse la conferenza dei servizi decisoria e che lì esprimesse la sua contrarietà alla realizzazione di entrambi i progetti. Non ci fidiamo molto della dichiarata opposizione della Regione, finora non ci ha dato grandi esempi di impegno concreto. Anche senza l’intesa della Regione i progetti potrebbero essere approvati, perché l’ultima parola spetterebbe al Mise che, di fronte all’opposizione (?) della Regione potrebbe richiedere che la decisione definitiva sia affidata al Consiglio dei Ministri».

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