Roberti sul caso Polidori: "Non è il mio stile"

L'Assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti ed ex vicesindaco di Trieste è intervenuto, attraverso il suo profilo facebook, nella vicenda che ha visto coinvolto Paolo Polidori nell'azione rimbalzata su tutti i media nazionali. "Il senzatetto era seguito e gli era stato offerto un posto dove ma ha sempre rifiutato"

Roberti e Polidori in un recente incontro con Massimiliano Lacota

L'Assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti ed ex vicesindaco di Trieste è intervenuto, attraverso il suo profilo facebook, nella vicenda che ha visto coinvolto Paolo Polidori nell'azione rimbalzata su tutti i media nazionali. Ieri mattina, l'attuale vicesindaco del capoluogo regionale ha gettato una coperta di un senzatetto in un cassonetto dell'immondizia provocando reazioni tra le più diverse. Roberti, all'interno del post ha preso le distanze dallo stile, dal modo di fare e di comunicare di Polidori, pubblicando alcune precisazioni sulla vicenda. Questo il testo integrale. 

"Non è il mio stile"

"La premessa, doverosa, è che quello di Polidori non è il mio stile, il mio modo di fare ne di comunicare. Da vicesindaco non sono stato tenero con bivaccanti e questuanti vari, ma ho sempre agito in veste istituzionale con i regolamenti e con l’utilizzo della Polizia Locale. Attenzione però a chi tenta di stravolgere la realtà. Spesso - continua il post - cadiamo nell’errore di immedesimarci nell’altro e di credere che il questuante o il senzatetto sia persona come noi, ma più sfortunata, bisognosa d’aiuto, la quale, una volta offerto quell’aiuto, tornerà ad avere un lavoro, una casa, una macchina, una famiglia normale. Ecco, talvolta esiste anche chi è inciampato in qualche disgrazia ed è finito su un marciapiedi, ma questo, almeno a Trieste, è davvero raro: la maggior parte delle volte abbiamo a che fare con chi quella vita la segue per scelta.

ICS: "Nessuno dovrebbe vantarsi"

"Il senzatetto era seguito"

"Quel senzatetto era seguito, era stato portato più volte in comunità, gli era stato offerto un letto e dei pasti caldi. Ma lui rifiutava e ritornava sul marciapiedi.
Non so dire perché, cosa ci possa essere nella testa di chi sceglie quella vita, ma è così e dobbiamo farcene una ragione. Ma a questo punto la domanda che dobbiamo farci è: davvero possiamo permetterci che le nostre città diventino dei dormitori perché tizio o caio vuole dormire per strada? E se capitasse che il prossimo giaciglio fosse il portone di casa vostra? E se il supermercato sulle cui vetrine dorme fosse il vostro? Io non faccio alcuna fatica a dire che non mi sarei comportato come Paolo, ma con la stessa facilità dico che è doveroso offrire aiuto a senzatetto che ti sembra in difficoltà, ma il non accettarlo non ti autorizza a fare quello che vuoi e da questa città puoi girare a largo".

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