Rossetti, il nuovo Direttore: «Diminuire i musical per aumentare la produzione culturale»

18.00 - Franco Però, che subentrerà ad Antonio Calenda a fine mese: «Non dimentichiamoci che prima delle idee di Però, ci sono le volontà espresse dal Ministero e lo statuto del teatro»

Lo scorso lunedì, dopo circa cinque ore di Consiglio d'Amministrazione,è stato nominato il nuovo Direttore del Politeama Rossetti, il regista triestino Franco Però. Lei subentrerà a ottobre ad Antonio Calenda, che ha diretto lo Stabile regionale per 19 anni di seguito.

Il passaggio di consegna, per quanto riguarda la linea del teatro, sarà graduale, o Però metterà subito in atto le sue idee?

«Ovviamente sarà un passaggio graduale, ma non dimentichiamoci che prima delle idee di Però, ci sono le volontà espresse dal Ministero con il nuovo regolamento che cambia i parametri. Cambiano le carte in tavola. Bisogna fare fronte a questa nuova realtà che impone per esempio la triennalità, una compagnia stabile, una maggiore produzione. In questo caso non si tratta solo di un cambio di Direttore: siamo stati tutti responsabili, noi del settore e ancora di più i direttori, perchè fin'ora ognuno ha pensato a risolvere i problemi in casa sua, ma forse era meglio pensarci prima e sedersi tutti a un tavolo».

franco però direttore rossetti-2Ci sarà ancora spazio per i musical e grandi eventi internazionali ai quali i triestini (e non solo) in questi anni hanno risposto con dei sold out?

«I Teatri stabili sono nati per produrre dagli anni Cinquanta in poi. L'ospitalità è un'altra cosa. I contributi venivano erogati per produrre. Il Rossetti ha inserito in cartellone queste ospitalità in modo virtuoso, ma il musical non è considerato dallo Stato una forma primaria di teatro. C'è da valutare anche quanto si spende per il musical: per esempio ho visto quest'Estate la città inondata da manifesti de "La bella e la bestia", ma non di spettacoli di prosa. Scelta intelligente e rischiosa di Calenda e Curti (il Direttore organizzativo del Politeama, ndr) che questa città ha accettato, ma mi chiedo se a un certo punto questo aumenti le risorse umane e finanziarie di un Teatro Stabile di iniziativa pubblica, o tolga fondi alla produzione. Anche perchè non è vero che "se uno viene a vedere il musical poi viene a vedere anche la prosa". Detto questo vorrei chiarire che non sono assolutamente contrario al musical, ma si tratta di ospitalità, la città ne ha capito l'importanza e al momento è stata usata in modo positivo, forse sarà da valutarne la quantità, ma è da mantenere. Anche perchè noi vogliamo che a Trieste si venga a vedere il musical, come si va a Milano, Roma, Parigi o altre città. Ma i grandi musical comportano tempi di allestimento e altre problematiche, occupano quindi la sala per più giorni rispetto a quelli delle repliche, magari portanto via tempo ad altre cose. Ricordiamo che per i Teatri nazionali le giornate ricreative dovranno essere 244, mentre per i Teatri di rilevante interesse nazionale saranno 160, comunque tantissime».

Cosa ne pensa di questa fusione di cui si legge sui giornali tra il Css di Udine e il Rossetti?

«È una proposta è come tale è da verificare. Come ho già detto, tutto cambierà con il nuovo regolamento. Ne parlavo con il Presidente Budin: la nostra è una Regione ricca di realtà teatrali. se anche il Css diventasse un Teatro di rilevante interesse culturale, nel Friuli Venezia Giulia ne avremmo almeno cinque. Quindi la possibile fusione tra le due realtà fa verificata, senza preclusioni né si a priori. Bisogna trovare un affinità culturale perchè si tratta di un teatro d'innovaziome e uno statale, con una particolare spinta verso il musical. Poi ci sono gli staff da mettere in relazione. Ma attenzione, perchè i tempi non sono larghi, anzi: entro il 31 gennaio bisogna presentare il programma triennale». 

Indipendentemente da come andrà a finire con il Css, lei è aperto a collaboraizoni con gli altri teatri (con il Miela e lo Sloveno già sono state avviate delle sinergie), magari anche con il Verdi?

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«Assolutamente si. Trieste una delle prime città in Italia per numero di teatri in rapporto al numero cittadini. Poi abbiamo un altrettanto importante circuito regionale. Il problema principale tra lirica e teatro stabile sono i numeri, e quindi i quattrini: il Rossetti ha meno di 30 dipententi, il Verdi ne ha duecento. Per fare un esempio l'anno scorso, in virtù della collaborazione con lo Stabile regionale, da "Il piccolo" di Milano è arrivato al Miela (dal cui Consiglio di amministrazione Franco Però si dimetterà per ovvi motivi, ndr) Natale in casa cupiello: sono arrivati sette tecnici oltre all'attore e qualche altra persona, ma se fosse arrivato uno spettacolo di musica lirica oltre a questi ci sarebbero stati musicisti e cantanti e quindi forse un numero 10 volte maggiore di persone. Le difficoltà ci sono, ma è necessario trovare dei legami culturali, relazionare i due teatri con delle opere che in certi periodi siano affini; in questo il Verdi si è detto disponibile».

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