Rotta balcanica: 10 trafficanti nel mirino, scoperto business da mezzo milione di euro

La notizia è stata resa nota durante una conferenza stampa che ha fatto il punto su un'indagine internazionale congiunta tra Bosnia, Croazia, Slovenia e Italia. Circa tremila euro a testa per mettersi in viaggio. Coda polemica dalla politica regionale

foto Aiello

Dieci trafficanti di esseri umani sono finiti nel mirino di un’operazione congiunta portata avanti dalle polizie di Bosnia ed Herzegovina, Croazia, Slovenia e Italia che ha fatto emergere un giro d’affari di poco meno di mezzo milione di euro. A riferire la notizia è il Primorski Dnevnik che riprende la conferenza stampa tenutasi ieri 21 ottobre a Capodistria e che ha fatto il punto su un'indagine internazionale condotta negli ultimi mesi.

L’organizzazione criminale avrebbe infatti trasportato almeno 150 persone dalla penisola balcanica attraverso diversi paesi, coinvolgendo nell'ultimo tratto anche l'Italia. L’indagine ha permesso quindi di individuare una vera e propria rete criminale operante sul territorio sloveno e nei territori dei paesi interessati dal flusso migratorio. Non è la prima volta che vengono alla luce dettagli significativi sulle modalità di transito dei migranti che spesso affidano le proprie speranze a delle realtà criminali le quali, a fronte del pagamento di migliaia di euro - in questo caso la media è di circa 3000 euro a testa - organizzano il trasporto illegale.

Infine, secondo il quotidiano di lingua slovena di Trieste, una parte importante dell’inchiesta è stata “partorita” proprio nel capoluogo regionale del Friuli Venezia Giulia, città che ormai da anni viene interessata dal fenomeno della rotta balcanica.

Le reazioni della politica

Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha espresso soddisfazione per l’attività di contrasto portata avanti dall’indagine. “Il successo conferma l’efficacia della collaborazione transnazionale nell'attività di contrasto all'immigrazione clandestina e, di conseguenza, richiama a maggior ragione la necessità di intensificare i controlli”. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, ha rimarcato la necessità di “bloccare un flusso che, nel corso degli ultimi mesi, è clamorosamente aumentato al punto da lasciare temere il riproporsi delle condizioni di emergenza già verificatesi due anni fa, quando gli ingressi erano nell'ordine di centinaia al mese".

Secondo Fedriga il fenomeno migratorio rappresenta "un business per le organizzazioni criminali al quale Italia ed Europa hanno il dovere di replicare con i fatti, recuperando e potenziando quelle soluzioni di prevenzione e contrasto che, a livello nazionale, erano state messe in atto e avevano prodotto ottimi risultati nel primo semestre dell'anno". 

Shaurli: "Fedriga parla solo di migranti"

Il Partito Democratico attraverso il segretario regionale Cristiano Shaurli ha affermato che “"dalla Germania e da tutti gli indicatori economici arrivano notizie di crisi che dovrebbero mettere in allarme un presidente di Regione, ma Fedriga continua a parlare sempre e solo di migranti. È un disco rotto che comincia a essere inquietante, per l'assenza continua sui piatti che reggono il benessere della nostra regione. Fare il presidente significa prendere in mano personalmente le questioni, lavorarci su: non bastano un po' di dichiarazioni o qualche diretta Facebook".

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