Aumento della rotta balcanica, al via l'operazione pattuglie miste

La conferenza stampa indetta dalla Polizia slovena si è tenuta questa mattina presso l'ex valico di Basovizza. Secondo la polizia di Lubiana "siamo di fronte ad un aumento". Nell'articolo tutti i dati relativi al flusso migratorio e al perché si passa alla condivisione dei pattugliamenti

Hanno preso il via questa mattina le operazioni relative ai pattugliamenti condivisi tra polizia italiana e slovena nella zona del confine che separa i due stati. La conferenza stampa si è svolta nei pressi dell’ex valico di Basovizza alle 11 e ha ribadito le intenzioni preannunciate dalla politica regionale e nazionale negli scorsi giorni.

Come preannunciato infatti dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e dal ministero degli Interni, le pattuglie “miste” agiranno in una fascia confinaria di 10 chilometri a ridosso di Trieste, Capodistria e Nova Gorica fino al 30 settembre prossimo. In totale saranno quattro e agiranno sia di giorno che di notte in formazione congiunta, quattro volte la settimana nei territori del litorale, una invece per quanto riguarda la zone del goriziano. 

La Lega paventa le barriere fisiche: ma sono davvero la soluzione?  

La conferenza stampa è stata indetta dalla polizia slovena che ha spiegato le ragioni del protocollo d’intesa ed alcuni dettagli operativi relativi all’operazione che, di fatto, dovrebbe esprimere la collaborazione tra le due forze dell’ordine in merito ad un controllo più incisivo del flusso migratorio che in Italia è richiesto a gran voce dalla Lega e, più in generale, dalle forze politiche sovraniste. La Polizia di frontiera italiana, rappresentata dal Dirigente Vincenzo Avallone, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. 

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La Polizia slovena: "Ci troviamo di fronte ad un aumento"

“La Polizia slovena – ha affermato Viljem Toskan, Dirigente del Settore Polizia di frontiera di Capodistria – pensa che i pattugliamenti misti siano molto utili per fermare i passaggi illegali di migranti. Non rappresenta un nuovo controllo alla frontiera (le pattuglie dei rispettivi stati infatti andranno avanti in maniera indipendente) ma potrà essere utile per interventi più rapidi”. La Polizia slovena e italiana “hanno valutato insieme lo stato della migrazione illegale e si trovano di fronte ad un aumento del numero di migranti provenienti dalla regione dei Balcani occidentali”.

La collaborazione tra le due forze di polizia rappresenta infatti una delle risposte che le istituzioni slovene – ma non solo - vogliono dare a chi le accusa di non fermare i migranti, lasciandoli andare liberamente verso il Friuli Venezia Giulia. Durante la conferenza stampa è inoltre emerso che una delle aree dove le pattuglie miste verranno impiegate sarà la zona del monte Cocusso (Kokoš in sloveno).

I dati relativi al flusso migratorio

Ma veniamo ai numeri diffusi dal comunicato della Polizia slovena questa mattina e relativi al flusso migratorio tra il gennaio e il giugno di quest’anno. “Nel corso del 2018 – si legge nella nota della polizia slovena – sono stati 3612 i rintracci illegali, mentre nei primi sei mesi dell’anno in corso sono stati 5306. Sempre l’anno scorso, i migranti riammessi dall’Italia alla Slovenia sono stati 146 contro i 458 di quest’anno. Di questi la maggior parte provengono dall’Afghanistan, dal Pakistan e dall’Algeria”. Numeri che secondo la Polizia slovena esprimono un aumento dei numeri della rotta balcanica.   

Per quanto riguarda invece i dettagli dei migranti che arrivano in Slovenia “dall’inizio del 2019 fino al 27 giugno dello stesso anno, al confine con la Croazia sono state trattate 1827 persone (contro i 1437 del 2018) – si legge nel comunicato della Polizia slovena – e la maggior parte di questi stranieri cercano di raggiungere l’Italia a piedi o con diversi mezzi di trasporto”.  

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"Solo" il 25 per cento dei migranti richiede protezione in Slovenia

Quando le persone vengono fermate poi si ritrovano davanti a due scelte: rimanere in Slovenia e chiedere la protezione internazionale oppure, in caso contrario, essere rimandate ad est della frontiera slovena. “Di tutte le persone che si presentano davanti la Commissione a Capodistria, solamente il 25 per cento nel 2018 ha espresso la volontà di richiedere asilo”. Il risultato finale è che il 75 per cento dei migranti fermati viene rimandato indietro, ricominciando un vero e proprio calvario.

La criticità della rotta balcanica

Al netto delle pattuglie miste, il problema relativo alla ripresa della rotta balcanica rimane. I rintracci e gli arrivi in territorio italiano nell’ultimo periodo sono aumentati rispetto ai mesi precedenti, segnando di fatto un nuovo capitolo nella storia del fenomeno che sta coinvolgendo l’Europa ormai da molti anni. I numeri degli arrivi in Friuli Venezia Giulia sono distanti dalla “crisi” del 2015 anche se si registrano migliaia di persone ferme nei campi profughi nel nordovest della Bosnia, pronti ad entrare in Croazia e a dirigersi verso l’Italia.

Negli ultimi giorni sia Matteo Salvini che il governatore del Friuli Venezia Giulia non hanno escluso la possibilità di erigere delle “barriere fisiche” al confine tra Italia e Slovenia. Proprio il vicepremier è atteso a Trieste – la notizia non avrebbe ancora l’ufficialità – per la firma di un altro importante protocollo, questa volta con l’Ungheria e in merito allo sviluppo del porto di Trieste.

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