"Sette giorni in rosa": la dottoressa Apollonio spiega la violenza assistita

Sette donne e sette giorni, il nostro viaggio verso la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne continua, per raccontarvi sette professioniste che occupano una posizione di rilievo a Trieste, ma che nella quotidianità sono soprattutto donne

Maria Grazia Apollonio

Maria Grazia Apollonio è una psicologa e psicoterapeuta e lavora per il Centro Antiviolenza G.O.A.P. di Trieste. Collabora inoltre con il Gruppo Inter-istituzionale Buone Pratiche contro la Pedofilia e fa parte dell'associazione CLIC Trieste – Psicologia e Psicomotricità. Dopo essersi laureata e specializzata in psicologia clinica all’Università degli Studi di Padova ha approfondito la formazione sul trauma e la sua prevenzione e cura presso il Centro Studi TIAMA di Milano ed il Centro Studi Hansel e Gretel di Torino. Si occupa di formazione, prevenzione e cura del trauma in tutte le sue diverse forme, dalle separazioni traumatiche, ai lutti, alle malattie. In particolare di violenza di genere, maltrattamento ed abuso sessuale contro i minori e di adulte/i che hanno subito queste esperienze in infanzia, ma anche di traumi spesso “dimenticati”, quali la violenza psicologica e la violenza assistita. 

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La dottoressa Apollonio è stata di recente relatrice al "Tavolo tecnico sulla violenza assistita" nel Comune di Trieste, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per violenza assistita si indica quella in cui il bambino è suo malgrado testimone oculare dei maltrattamenti sulla madre da parte del padre o del compagno della donna.

Assistere è come subire

Secondo Apollonio: “Bisogna riconoscere la valenza traumatica della violenza assistita: non è violenza di serie B ma è traumatica quanto una violenza fisica o un abuso sessuale. I dati ci dicono che assistere alla violenza significa anche solo respirare l'aria di tensione in casa, o tornare a scuola e vederela mamma che piange, con i segni in volto. Ci sono alcuni casi in cui la violenza viene perpetrata dai fratelli maggiori, questo fa riflettere sulla transgenerazionalità del fenomeno e sulla possibilità di emulazione da padre a figlio. È importante quindi la sensibilizzazione preventiva”.

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Dati internazionali

“I dati - spiega la psicologa - ci dicono che c'è una fortissima correlazione tra la violenza assistita e direttamente subita dai bambini, l'Unicef, l'Organizzazione mondiale della sanità e L'Onu ci parlano di una correlazione compresa tra il 40 e il 60 %. Inoltre i dati dell'OMS ci parlano di correlazione tra violenza sulla madre e abuso sessuale sui figli”. 

L'allontanamento

Per quanto riguarda l'inserimento nelle strutture di ospitalità, la dottoressa rileva che “Quando inseriamo bambino e mamma nelle strutture rifugio c'è un'immediata remissione dei sintomi di disagio da parte dei bambini: ricominciano a mangiare e a dormire se prima avevano smesso di farlo. Si recupera inoltre la relazione madre-figlio, se prima il bimbo vedeva la madre fragile, quando questa prende una decisione e sceglie l'allontanamento, agli occhi del bimbo cambia il suo ruolo. È inoltre necessario spingere i bambini a raccontare, sono sempre consapevoli della situazione anche se le mamme lo negano, e pur sapendo non parlano con nessuno”. 

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Dopo l'allontanamento

Ma cosa succede una volta che l'allontanamento è avvenuto? “Sono situazioni delicatissime – continua Apollonio – la maggior parte dei femminicidi avvengono proprio in questa fase, è un momento in cui la violenza può riversarsi sui figli, utilizzati per continuare ad agire sulla donna. Si apre un periodo di incertezza tra l'allontanamento e i provvedimenti giudiziari, un intervallo che a volte può essere piuttosto lungo. Non mancano atteggiamenti ambivalenti: il bambino è sollevato ma anche preoccupato per ciò che accadrà al papà, la madre ha sensi di colpa sia per aver fatto vivere al figlio la violenza domestica, sia per aver diviso la famiglia (permane purtroppo il mito della famiglia unita, che in questi casi non è certo la soluzione migliore)”.

Violenza o conflitto?

L'allontanamento risulta quindi una strada obbligata prima di iniziare qualunque assistenza e terapia, sottolinea ancora la psicologa, che tuttavia segnala, nel sistema giuridico “Diversi nodi su cui lavorare, come la confusione tra violenza e conflitto, che porta a un errore grave: spesso le separazioni in seguito a una violenza vengono trattate come separazioni normali. Viene dato l'affido condiviso e visite programmate e non viene dato sostegno psicologico ai bambini”.

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Commenti (1)

  • pero delle violenze psicologiche subite dai maschi non si parla mai ,inoltre ci vuole una legge paritaria su tutto 50/50 no che il maschio deve subire la perdita di tanti anni di sacrifici perche come sappiamo la donna e tutelata invece il maschio perde tutto la legge va rivista .no violenza femminile ma neanche maschile ma soprattutto quella dei figli .

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