"Sette giorni in rosa": Maria Ferrara, presidente del GOAP

Sette donne e sette giorni, il nostro viaggio verso la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne continua, per raccontarvi sette professioniste che occupano una posizione di rilievo a Trieste, ma che nella quotidianità sono soprattutto donne

Maria Ferrara

Sta per concludersi "Sette giorni in rosa", il nostro viaggio alla scoperta della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Abbiamo parlato con personalità femminili che rivestono un ruolo rappresentativo in città, soprattutto nella difesa dei diritti di altre donne, quelle che vedono calpestata la loro libertà, il proprio corpo e la propria dignità a opera di compagni, fidanzati o padri che sistematicamente perpetrano violenza su di loro e, a volte, sui loro bambini. Abbiamo voluto presentare a queste vittime una società che è pronta a difenderle, associazioni ma anche istituzioni che lavorano sinergicamente in una fitta rete di protezione, realtà rappresentate spesso da altre donne, altamente competenti e pronte a tendere loro le mani. 

Abbiamo sentito le autorevoli dichiarazioni dai più alti vertici delle forze dell'ordine: la Prefetta Porzio e la Questore Fusiello, l'assessore alle pari opportunità Tonel ha illustrato le iniziative del Comune in occasione di questa ricorrenza, abbiamo ascoltato Hermine Gbedo, mediatrice culturale in difesa delle vittime di Tratta l'impegno sociale dell'artista Fabiola Faidiga, e infine un approfondimento sulla violenza assistita dalla psicologa Maria Grazia Apollonio.

Nella settima tappa di questo percorso intervisteremo una figura di riferimento nella lotta contro la violenza di genere: Maria Ferrara, presidente del GOAP (Gruppo Operatrici Antiviolenza e Progetti). Originaria di Marigliano è laureata in psicologia clinica e dello sviluppo e ha alle spalle numerose esperienze formative e professionali in centri antiviolenza e strutture sanitarie. La sua esperienza al GOAP è iniziata 10 anni fa.

Qual è stato il percorso che l’ha portata a ricoprire questo ruolo?

Si diventa presidenti sulla base del proprio desiderio e sull’esperienza politica maturata all’interno dell’associazione. Per quanto mi riguarda, mi sono avvicinata ai movimenti dei Centri Antiviolenza nell’ambito del mio percorso universitario, approfondendo i temi relativi alla violenza domestica e alla valutazione del rischio. Ho potuto concretizzare il mio impegno sociale e professionale nell’associazione GOAP dove lavoro da 10 anni come operatrice d’accoglienza. La mia elezione a presidente ha rappresentato un grande riconoscimento del mio percorso politico all’interno dell’associazione, ma soprattutto mi ha permesso di rafforzare le mie competenze e la mia motivazione grazie all’interlocuzione con la rete istituzionale e politica del territorio che sempre di più sta accogliendo la disponibilità a confrontarsi sul tema e a trovare soluzioni.

Si è mai sentita discriminata come donna in passato nell’ambiente lavorativo?

No, perché ho scelto di lavorare in ambienti con una forte preponderanza di personale donna. Inoltre, in tutti i contesti in cui ho lavorato, ho sempre portato avanti una politica delle relazioni femminili di alleanza e di sostegno.

Che iniziative propone Goap per questa settimana?

La nostra associazione quest’anno si è concentrata su forti azioni culturali e formative con 2 iniziative: una che ha avuto come tema i minori vittime di violenza assistita e/o diretta e la problematica della mancata valorizzazione dell’ascolto del minore, se non addirittura la negazione delle loro verbalizzazioni. La prossima iniziativa si svolgerà il 30 novembre e avrà luogo proprio nelle aule di giustizia dove le vittime chiedono protezione dai maltrattanti e verterà sull’approfondimento dei mezzi e delle risorse a tutela delle vittime. Inoltre, per il terzo anno consecutivo presso la sala del Consiglio Comunale si è tenuto il Tavolo Tecnico che coinvolge tutti gli attori della rete che intervengono nei casi di violenza sulle donne al fine di migliorare la risposta al fenomeno e la protezione delle donne e dei minori vittime. In ambito culturale abbiamo promosso per il secondo anno un concorso artistico sul tema della violenza di genere aperto alle scuole.

Come si fa ad aiutare una donna manipolata, maltrattata e ridotta al silenzio?

Fondamentale è l’ascolto delle donne senza giudizio e credere al racconto delle violenze subite. Ciò che si stabilisce nel colloquio con le operatrici è una relazione di fiducia e di sostegno che aiuta la donna ad affrontare alcuni aspetti della sua vita. È un processo che mira a rafforzare la donna nel riconoscere e capire dove sta il problema e provare a risolverlo. Si focalizza sul rafforzamento (empowering) delle donne aiutandole a scoprire come rompere gli stereotipi e i modelli tradizionali che possono bloccare e/o ostacolare il loro sviluppo e la loro crescita personale. Assertività, comunicazione, relazione e stima di sé sono le parole chiave che accompagnano il percorso delle donne e delle operatrici.

Come si interviene nella società per sostituire la violenza con il rispetto?

Con il riconoscimento delle donne come soggetto attivo della società, capace di contribuire alla vita politica, economica e sociale di tutte le comunità e, di conseguenza operare un cambiamento culturale che contrasti tutti gli stereotipi e i pregiudizi culturali che mantengono le donne in una posizione di subalternità rispetto all’uomo. Come prescrive la Convezione di Istanbul e il Piano Nazionale contro la violenza di genere, il primo passo è rivolto alle giovani generazioni e alle scuole che dovrebbero promuovere e attuare programmi di prevenzione e di educazione di genere.

C’è stato un aumento nel numero delle vittime che si sono rivolte al Goap nell’ultimo anno a Trieste?

Nel 2017 hanno contattato il Centro Antiviolenza GOAP 279 donne, nel 2016 erano state 273. Dal 1999 ad oggi le donne che hanno preso contattato con il GOAP sono state 3841.

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