Sindacati in piazza: «Allarme clandestinità e lavoro nero, allungare permessi a stranieri regolari»

Presente al presidio anche Gianfranco Schiavo, presidente Ics: «abbiamo un'attività di sportello di cui si parla poco per quanto concerne le procedure delle pratiche di soggiorno e la tutela legale»

Presidio questa mattina, martedì 28 giugno 2016, in piazza Unità organizzato da Cgil – Cisl e Uil per richiedere maggiori tutele per gli immigrati regolari residenti a Trieste in campo lavorativo.

«Oggi è una giornata di mobilitazione nazionale - riferisce Emanuele Iodice della Cgil Fvg -. In tutto il paese chiediamo di modificare l’attuale legislazione sull’immigrazione in quanto ha dimostrato tutte le sue contraddizioni in questi anni di difficile crisi economica. Questo legame stretto tra chi risiede nei nostri territori e deve in tempi brevi trovare un occupazione stabile sta spingendo migliaia di lavoratori immigrati, che non certo per colpa loro hanno perso il posto di lavoro, verso una condizione di irregolarità in quanto non gli verrebbe rinnovato il permesso di soggiorno».

«Noi chiediamo – continua Iodice -  delle norme che tengano conto della situazione economica perché c’è tutto l’interesse a non cacciare nella clandestinità migliaia di lavoratori che in questo momento, come gli italiani, hanno difficoltà a trovare un’occupazione. E’ un interesse di tutti, di tutta la comunità, per questo chiediamo un permesso di soggiorno in attesa di occupazione che duri  almeno due anni».

VIDEO-INTERVISTE A EMANUELE IODICE (CGIL), LUCIANO BORDIN (CISL) E GIANFRANCO SCHIAVONE (ICS) (l'articolo continua sotto il filmato)

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A chi si chiede “e gli italiani?” Iodice afferma che «come sindacato ci occupiamo di tutti, di chi vive in questo territorio, di chi magari dopo 15-20 anni, indipendentemente dal colore della sua pelle, a causa della grave crisi economica che stiamo vivendo, si trova senza lavoro. Siamo d’accordo che nei nostri territori non aumentino le persone irregolari. Gli immigrati, che da tanti anni risiedono in Italia, con contratti regolari di lavoro, che hanno messo su famiglia, con i figli che vanno regolarmente nelle scuole, hanno tutto il diritto di venir riconosciuto ciò con legislazioni ad hoc specifiche che non li renda da un giorno all’altro irregolari».

«Noi siamo preoccupati del fatto che, dopo 7 anni di crisi - spiega Luciano Bordin della Cisl – abbiamo avuto un numero di disoccupati altissimo, tra cui molti stranieri regolari, che vivono stabilmente da anni in Italia. Con le regole del permesso di soggiorno, così come sono ora in vigore, corrono il rischio di cadere nella trappola del nero o addirittura di dover lasciare il Paese dopo che molto di loro avevano stabilito un quieto vivere in Italia, ed è per questo che oggi abbiamo organizzato, come nel resto d’Italia, questo presidio di mobilitazione. Chiediamo che il Prefetto si faccia portavoce delle istanze territoriali per un allungamento del permesso di soggiorno che è necessario per molti lavoratori per rimanere nel nostro Paese».

«Questo – conclude – non è un problema di prima gli italiani o prima gli immigrati -. Questi sono lavoratori che da anni vivono in Italia, che hanno il permesso di soggiorno regolare, che lavorano, pagano le tasse, versano i contributi e che oggi, a causa della crisi, hanno perso il posto di lavoro e, così come gli italiani, hanno il diritto di avere la possibilità di ritrovare un altro posto di lavoro per far crescere ulteriormente questo Paese».

Al presidio presenta anche Gianfranco Schiavone, presidente Ics: «è un’iniziativa estremamente opportuna in quanto risponde ad un’esigenza vera che è quella di garantire stabilità agli stranieri regolari in Italia. Questo è un problema drammatico non solo cittadino ma nazionale. Lo straniero che è in Italia per motivi di lavoro, ma che non ha ancora la carta di soggiorno dipende, per quanto concerne la sua permanenza in Italia, dalla durata del permesso di lavoro, aumentata di un anno per attesa occupazione. In un momento come quello odierno, in cui il mercato del lavoro è caratterizzato da estrema instabilità, lavori precari e saltuari, lo straniero viene penalizzato. Per cui può essere disposto ad un0’irregolarità del soggiorno per il semplice fatto che così è fatto oggi il mercato del lavoro. Insomma una grave ingiustizia che deve essere sanata allungando questo periodo ad almeno 24 mesi».

«Per quanto concerne l’attività di Ics – continua Schiavone – noi abbiamo un’attività di sportello di cui si parla poco per quanto concerne le procedure delle pratiche di soggiorno e la tutela legale. Giornalmente vengono persone nei nostri uffici per porci problematiche di questo tipo».

Il futuro di Ics? Schiavone non si sbilancia: «Attendiamo di essere convocati della nuova Giunta».

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