Sottrae 800 mila euro all'azienda: arrestato per bancarotta fraudolenta noto spedizioniere

Nella mattina di sabato 14 marzo la Guardia di Finanza ha dato esecuzione ad un'ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale che ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti di un imprenditore responsabile di bancarotta fraudolenta

Nella mattina di sabato 14 marzo la Guardia di Finanza ha dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Trieste che ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti di un imprenditore responsabile del reato di bancarotta fraudolenta.

A seguito della dichiarazione di fallimento di una società a responsabilità limitata del capoluogo giuliano, operante nel settore delle spedizioni marittime e terrestri e di gestione magazzini, il Gruppo di Trieste veniva delegato dalla Procura della Repubblica a svolgere indagini circa la condotta tenuta dall’amministratore dell’impresa.

L’impresa era stata dichiarata fallita nel dicembre dello scorso anno, dopo oltre 70 anni di storia nel porto di Trieste. Anni in cui era riuscita a diventare una delle maggiori aziende impegnate nell’import–export del caffè, grazie ad accordi di traffico con omologhi partner austriaci, tedeschi, olandesi, albanesi, ungheresi, ecc. e ad impiegare oltre 30 dipendenti.foto02-2

In particolare, i militari della Guardia di finanza hanno eseguito controlli bancari e contabili, all’esito delle quali sono state dimostrate le condotte penalmente rilevanti assunte dall’amministratore, esponente della terza generazione famigliare al vertice della società.

Nel caso specifico, il soggetto è stato denunciato all’A.G. per aver distratto ingenti risorse finanziarie in danno della società fallita (e, di riflesso, della Curatela fallimentare), per oltre 800.000 euro.

L’indagato, in qualità di amministratore, aveva sistematicamente disposto delle risorse sociali come fossero proprie, per finalità completamente estranee all’oggetto dell’attività aziendale. Numerosi sono stati i prelevamenti in contanti effettuati sui conti correnti della società, come pure numerosi i bonifici disposti dallo stesso amministratore in favore di se stesso per importi di gran lunga superiori a quelli spettanti per l’attività svolta, giustificando in contabilità tali uscite con la laconica dicitura “spese amministratore”.

La misura restrittiva della libertà personale si è resa necessaria in quanto vi era il pericolo di reiterazione del reato, sia in relazione al comportamento tenuto dal soggetto nella gestione aziendale, sia perché, lo stesso, mentre erano ancora in corso le indagini, si stava adoperando per la creazione di una nuova struttura societaria che sarebbe dovuta subentrare nelle attività della fallita.

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