Speleologia: sensazionale esplorazione dei speleosub francesi (VIDEO e FOTO)

Nuove importanti esplorazioni per la speleologia triestina grazie all'impegno di appassionati e speleosub dalla grandissima professionalità

Foto Radovan

La Società Adriatica di Speleologia rende noto attraverso un comunicato l'esplorazione di «una nuova galleria sommersa che porterà a sicure e importanti scoperte. Nel silenzio della grande caverna Lindner, sul fondo dell’abisso di Trebiciano, la tensione è altissima. Dopo una lunga attesa, una fioca luce riappare finalmente dal fondo del lago terminale della grotta, dove il Timavo scompare portando con sé i propri misteri.

Sta per riemergere Michel Philips, dopo le varie ore d’immersione necessarie per trovare la strada giusta nell'intricato labirinto di passaggi sommersi appena esplorati. Ma questa è solo l’ultima parte di un'avventura nata quattro anni fa. Nell’anno 2013, la Società Adriatica di Speleologia, nella persona di Piero Luchesi, ha ripreso i contatti con un’equipe di sub francesi, che aveva eseguito ricerche nel Timavo vent’anni prima.

Dopo uno scambio d’informazioni con il National Cave Diving Commette della FFESSM e con il noto esploratore subacqueo Claude Touloumidjan, si pianifica così un nuovo ciclo d’immersioni e prende così il via il progetto denominato “Timavo System Exploration”. Dopo due decenni d’interruzione delle indagini speleosubacque sul Timavo sotterraneo, si rincomincia a esplorare nuovamente il Pozzo dei Colombi presso Duino e la Grotta di Trebiciano.

«I risultati ottenuti in questi quattro anni - commenta Luchesi - nonostante le difficoltà riscontrate, sono importanti e ci forniscono nuove informazioni sulle complicate dinamiche delle acque carsiche sotterranee, e le nuove gallerie scoperte ci danno lo stimolo per proseguire nella ricerca di nuove cavità percorse dalle acque del fiume Timavo. Speriamo che questa collaborazione italo-francese continui ulteriormente nel tempo e che sia da volano per ulteriori future esplorazioni sul nostro territorio».

Paolo Guglia, che ha coordinato le operazioni logistiche al Pozzo dei Colombi presso le risorgive del Timavo, racconta delle difficoltà di esplorazione di questa complessa cavità allagata, legate non solo alla scarsissima visibilità, ma anche alla profondità dell'acqua. «Marc Douchet, Christian Kiki Moré e Maxence Fouilleul durante le loro immersioni si sono spinti sino a ottantadue metri sotto il pelo dell'acqua, quindi ottanta metri sotto il livello del mare. A quella profondità si stanno seguendo gallerie di dieci metri di diametro e la sorpresa di quest'anno, rispetto agli anni passati, è che con l'avanzare delle esplorazioni si è giunti in un punto dove sembra che il passaggio cominci a risalire e i vani inizino a svilupparsi decisamente verso l’alto».

Vengono però dalla Grotta di Trebiciano le notizie più appetitose. Marco Restaino, sempre della Società Adriatica di Speleologia, che ha curato l'aspetto logistico in questa cavità profonda trecentoventinove metri, spiega che fino a qualche giorno fa nessuno era mai riuscito a trovare la prosecuzione sommersa nel lago dove sparisce il Timavo. Finite le lunghe operazioni di trasporto del materiale tecnico - 30 pesanti sacchi - Michel Philips, Brice Masi e Jeremy Prieur-Drevon si son immersi, sempre con una visibilità quasi nulla a causa della torbidità dell'acqua, ed hanno trovato un varco tra le rocce di una grande frana sommersa; hanno quindi steso quasi trecento metri di sagola (il “filo d'Arianna” dei sub).

Oltre l'importante scoperta della galleria d'uscita, un'altra sorpresa è stata la profondità massima raggiunta: ben quaranta metri. Ma le novità non finiscono qui. «I rilievi eseguiti durante le immersioni - continua Restaino - hanno definito che questa galleria è un enorme tratto sifonante del corso del Timavo; dalla profondità massima raggiunta di quaranta metri, i sub son risaliti sino a quota “zero” e sono emersi in una piccola campana d'aria. La galleria prosegue libera in direzione nord-ovest, proprio verso l’area dove le nostre ricerche indicano esserci una grande caverna sotterranea. Secondo i nostri calcoli non possono mancare più di 100 metri prima di entrare in questa nuova cavità.

Trecento metri son stati percorsi, il tratto più profondo e difficile è stato superato, speriamo che il prossimo anno proseguano le esplorazioni e che si riesca a raggiungere questa nuova grande cavità». In questa edizione del Timavo System Exploration hanno operato congiuntamente sessantasei diverse persone appartenenti a cinque gruppi italiani, quattro gruppi sloveni e uno francese. C’è stata inoltre la gradita partecipazione di sei amici tedeschi. Il progetto ha ottenuto il patrocinio dei Comuni di Trieste e Duino-Aurisina, nonché la collaborazione scientifica del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste e del Civico Museo di Storia Naturale».

«I risultati ottenuti in questi quattro anni - commenta il coordinatore di T.S.E., Luchesi - nonostante le difficoltà riscontrate, sono importanti e ci forniscono nuove informazioni sulle complicate dinamiche delle acque carsiche sotterranee, e le nuove gallerie scoperte ci danno lo stimolo per proseguire nella ricerca di nuove cavità percorse dalle acque del fiume Timavo. Speriamo che questa collaborazione italo-francese continui ulteriormente nel tempo e che sia da volano per ulteriori future esplorazioni sul nostro territorio».

C’è stata inoltre la gradita partecipazione di sei amici tedeschi. Il progetto ha ottenuto il patrocinio dei Comuni di Trieste e Duino-Aurisina, nonché la collaborazione scientifica del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste e del Civico Museo di Storia Naturale».

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