Alcatel di Trieste, a rischio 850 famiglie. Nokia non sarebbe interessata

Indiscrezioni sembrano dare per "cedibile" lo stabilimento produttivo Alcatel di Trieste. 850 famiglie a rischio per una situazione occupazionare triestina già pesantemente compromessa. Rabbia e incredulità tra i dipendenti

Non rosee le indiscreioni che trapelano dall'ECID, l'incontro a livello europeo tra la governance di Alcatel-Lucent (ALU, n.d.r.) e le rappresentanze sindacali italiane e triestine dello stabilimento di via Montedoro, 14.

Dopo l'acquisizione della società Alcatel-Lucent da parte del colosso delle telecomunicazioni Nokia, il primo incontro europeo tra i rappresentanti dell'azienda e quelli dei lavoratori non sembra promettere niente di buono.

Sembra che i rappresentanti del colosso finlandese abbiano palesato il completo disinteresse per i siti produttivi e lo stabilimento triestino sito in zona industriale sarebbe proprio di questa tipologia. Con i suoi circa 850 lavoratori, tra fissi, lavoratori a termine e indotto, la sua cessione ad altra società o peggio la sua chiusura, metterebbe in ginocchio la già disastrata situazione occupazionale triestina.

«Qui siamo quasi mille famiglie a lavorare, tra indotto e dipendenti. Se chiude questa realtà a Trieste cosa rimane? Dove andremo?», ci dice uno dei dipendenti raggiunti dai microfoni di TriestePrima, aggiungendo poi: «la cosa che preoccupa molti di noi è che se ci cedono a un'altra società, questa magari fa il lavoro sporco e finisce che portano tutto nei paesi a basso costo. Com'è possibile che si permettano ancora queste cose?»

È sconfortante il tono della voce che registriamo. Parole di un padre di famiglia rotte dalla tensione e dalla preoccupazione.

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