Il Museo Storico di Fiume interviene sul "caso" D'Annunzio: "Un patrimonio mondiale"

Dopo la petizione che ha raccolto 1500 firme in tre giorni contro la realizzazione della statua del Vate in piazza della Borsa, le polemiche non si placano. Micich: "Le argomentazioni dei promotori della petizione sono molto deboli se non inesistenti"

La copertina della Domenica Illustrata del volo su Trieste

Il progetto della statua triestina di Gabriele D'Annunzio continua a far discutere. Dopo gli annunci sulla sua realizzazione, la contrarietà espressa attraverso petizioni online e l'individuazione dell'area dove verrà collocata, il dibattito sulla figura del vate viene ripreso anche dagli ambienti romani dell'esodo. E' di oggi infatti la lettera con cui Marino Micich, direttore dell'Archivio Museo storico di Fiume della capitale, prende posizione in merito alla scultura che troverà collocazione in piazza della Borsa, in pieno centro a Trieste. 

"Ritengo che le argomentazioni dei promotori di una petizione “popolare” contro il progetto di installare una statua a Trieste per ricordare Gabriele D’Annunzio, letterato e uomo d’azione di fama internazionale, siano molto deboli se non inesistenti". Questo l'incipit della lettera di Micich, di famiglia esule e nativa di Zara, da anni in prima linea per la salvaguardia del patrimonio culturale e storico dell'Adriatico orientale. 

Il disegno della Domenica Illustrata

"Secondo i promotori D’Annunzio non c’entra nulla con Trieste - continua il direttore - ma potrei rispondere che D’Annunzio durante la Prima guerra mondiale rischiò più volte la vita volando nel cielo Trieste per inviare, a rischio della vita, messaggi di speranza e di incitamento ai triestini italiani in attesa della redenzione  (conserviamo una bella copia all’Archivio Museo storico di Fiume della “Domenica Illustrata” di quel tempo con l’immagine di D’Annunzio in volo sul cielo della città). Queste persone se lo sono dimenticato". 

La petizione contro la statua: raccolte 1500 firme in tre giorni

"Assieme a D’Annunzio sognavano l’Italia e lottarono per la redenzione gli Slataper, i Stuparich, i Venezian, Reiss Romoli e tanti altri.  Era assai facile venire colpiti e quindi precipitare con i velivoli di legno di una volta. Ci voleva fegato e un’alta fede nei valori della Patria. D’Annunzio si arruolò volontario nella Grande guerra per Trieste e tutta la Venezia Giulia italiana. Il poeta soldato abruzzese andò a Fiume chiamato dai fiumani stessi, che sin dal 30 ottobre 1918 avevano con un proclama del Consiglio Nazionale Italiano dichiarato la volontà di annessione della città all’Italia. L’Impresa fiumana si sviluppò in maniera complessa e non è qui la sede adatta per ricordarlo" così continua Micich. 

Le frasi contro i croati

"Riguardo alle frasi contro i croati esse vanno contestualizzate e a queste osservazioni potrei rispondere con l’Ode alla Nazione serba di D’Annunzio, oppure al sostegno che egli diede durante l’impresa fiumana alle rivendicazioni di indipendenza dei croati o dei montenegrini, contrari alla jugoslavizzazione delle loro terre da parte della monarchi serba. Il discorso si farebbe troppo lungo". 

"Che si voglia o no D’Annunzio è un “patrimonio culturale” di valore mondiale. Continuare a fare parallelismi col fascismo poi, non porta da nessuna parte, se non rimanere inchiodati ai vecchi pregiudizi e letture ideologiche di un tempo. Conoscere D’Annunzio oggi e cercare di comprendere molto di più, e cioè conoscere un uomo che è stato un grande letterato, un artista, un guerriero, un’idealista e un innovatore. Studiare D’Annunzio con una mostra e anche ricordarlo con una statua a Trieste è un atto molto appropriato e di grande sensibilità culturale". 

Insomma, sembra che le polemiche sul Novecento triestino non abbiano nessuna intenzione di lasciare il campo. 

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