Don Malnati sui tagli all'accoglienza: "Politica specula sulla paura"

Secondo il vicario episcopale della Diocesi di Trieste, intervenuto sui tagli all'accoglienza diffusa decisi dalla Giunta Fedriga, "bocciare il modello di accoglienza a Trieste è molto triste. L'idea di mettere tutti in questi casermoni è deprimente"

don Ettore Malnati

Don Ettore Malnati interviene con parole dure nei confronti della decisione da parte della Giunta Fedriga di interrompere i finanziamenti all'accoglienza diffusa e che, negli ultimi giorni, è andata ad impattare sugli alberghi dove vengono ospitati migranti e richiedenti asilo. Don Ettore Malnati, vicario episcopale della Diocesi, raggiunto telefonicamente ha espresso preoccupazione nei confronti dei tagli. "Il modello Trieste era un progetto fiore all'occhiello di tante altre Caritas d'Italia. Il fatto di concentrare in un solo luogo queste persone che sono in attesa di legittimazione o di rifiuto, mi sembra diventi qualcosa di repressivo". 

"Bocciare il modello Trieste è triste"

"È necessario - ha continuato Malnati - che le varie culture si incontrino anche attraverso l'accoglienza di piccoli gruppi che possono percepire il nostro modo di vivere e di essere e noi conoscere meglio loro. La burocrazia è un sistema che richiede molto tempo prima di appurare se una persona ha diritto o meno all'asilo". Secondo il vicario del Vescovo "bocciare questo modello è molto triste. Dobbiamo promuovere la dignità delle persone conoscendole, andando incontro a loro. La prospettiva attuale mi sembra non vada in questa direzione. L'idea di mettere tutti in questi casermoni è deprimente". 

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"Si specula sulla paura"

Don Ettore Malnati ha affermato che "il progetto era intelligente perché era distribuito sul territorio. Diversi anni fa sono entrato a Gradisca e sembrava un campo di concentramento". "Non dimentichiamoci - ha aggiunto Malnati - che il presente e il futuro si costruiscono nel rispetto della dignità delle persone. Questo invece non costruisce niente". Il vicario ha poi concluso dicendo che "queste esperienze politiche di oggi fanno conto e speculano sulla paura e, come dice il filosofo Rovatti, sulla pancia delle persone. Se parliamo di progettualità di un rapporto dignitoso con le persone e nel dialogo, io sinceramente non vedo ancora l'alba". 

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