Si impicca alle sbarre della cella, salvato dalla Polizia penitenziaria

Una persona detenuta nel carcere di Trieste ha tentato il suicidio cercando di impiccarsi nella propria cella, salvato in extremis dalla polizia penitenziaria

Il carcere Coroneo di Trieste

Nella mattinata di venerdì 25 novembre, nel carcere di Trieste una persona detenuta ha tentato il suicidio cercando di impiccarsi nella propria cella del reparto isolati dove era arrivato da poche ore in seguito al suo arresto.

«Aveva attirato l’attenzione gridando nella sua lingua, ha atteso, dopo essere andato a verificare che tutto fosse apposto, che mi allontanassi da lì ma, insospettito dal suo comportamento anomalo, ho solo finto di allontanarmi e poco dopo sono andato a controllarlo nuovamente» dichiara Mariano Beninati segretario locale Ugl Pp descrivendo quanto accaduto nella mattinata di ieri al reparto isolati della casa circondariale triestina; «ho visto che stava rompendo un lenzuolo ed ho fatto appena in tempo a chiamare i rinforzi che aveva già fatto un nodo con il lembo di stoffa ricavato e si stava appendendo alle sbarre della finestra; siamo intervenuti immediatamente ancora prima che riuscisse a lasciarsi cadere, liberandolo dal cappio».

Ancora una volta la Polizia Penitenziaria interviene a sventare un tentativo di suicidio di un detenuto; anche in questo caso l’esperienza dell’operatore che sa valutare i segnali di malessere del ristretto e il repentino e professionale intervento dei rinforzi ha evitato il peggio. «Non posso che esprimere la mia soddisfazione per l’operato dei colleghi che nonostante le difficoltà quotidiane anche in questo episodio hanno saputo intervenire con grande prontezza e professionalità ed evitare che il gesto del detenuto arrivasse a compimento» dichiara la segretaria regionale Ugl Pp.

Federica D’Amore, «auspico che anche l’istituzione carceraria esprima il proprio compiacimento attraverso le forme di riconoscimento che la legge prevede nei casi in cui il personale si distingua meritevolmente, perché ritengo che la gratificazione degli operatori sia un segnale importante di valorizzazione del loro lavoro».

«Le prime ore dopo l’arresto costituiscono sempre un momento di grande delicatezza e» continua la sindacalista, «in assenza di psicologi spesso è la Polizia Penitenziaria a dover sostenere chi è in difficoltà, a volte anche leggendo segnali di inquietudine, per scongiurare atti di autolesionismo o addirittura, come in questo caso, tentativi autosoppressivi».

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Dopo l’accaduto il detenuto si è ripreso e a poche ore dal fatto è stato rimesso in libertà dalla magistratura.

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