Un immortale Thom Yorke nel parco di Villa Manin

Cinquanta anni e un'energia invidiabile. Thom Yorke, dopo qualche anno di esilio, torna sul palco in forma strabiliante. Nella scaletta molti brani dell'ultimo album "Anima".

Foto Simone Di Luca

Credo che Thom Yorke sia una delle figure più affacinanti degli ultimi anni. Una specie di personaggio alla "prova a prendermi" per i più, ma che, quando meno te lo aspetti, è capace di rivelarsi ai suoi fan dimostrando loro di essere sempre più vicino (o di esserlo sempre stato).

D'altronde chi lo ha seguito anche con i Radiohead, conosce bene le trovate originali con cui faceva uscire i suoi dischi. Un rito che non è mancato nemmeno per ANIMA, l'ultimo album da solista uscito neanche un mese fa. Ad annunciarlo una serie di volantini apparsi a Milano contenenti un numero verde e la scritta "Hai perso i tuoi sogni? Non disperare. Qui ad ANIMA abbiamo costruito una Camera dei sogni. Chiama il numero verde e troveremo i tuoi sogni per te". Ovviamente chiamando il numero verde potevi ascoltare in anteprima una traccia dell'album.

Lui è così. E' una presenza, uno di quegli artisti ai cui piace disturbarti, smuoverti e lo fa nel migliore nei modi, con una delicatezza che solo pochi possono vantare.

Il colpo di coda non è mancato nemmeno ieri, 18 luglio, a Villa Manin, dove Thom Yorke si è esibito in veste solista. Chi si aspettava un concerto che seguisse per lo più il progetto "Tomorrow's Modern Boxes", è stato da numerose tracce del nuovo album ANIMA.

Ad aprire il concerto "Interference", "We stare into each other's eyes, like jackdaws, like ravens", eseguita davanti ad una colonna di luce rossa, essenziale e significativa. Thom saluta il pubblico in italiano e tra un "ciao" e "come va?" non smette mai di muoversi su un palco che è diventato in poco tempo una piattaforma, una Camera dei sogni, soprattutto grazie al tocco del visual artist Tarik Barri.

Nessun riferimento ai Radiohead, d'altronde a Thom non serve. C'è qualche vecchio brano come "Black swan" e l'intramontabile "Harrowdown Hill", carezze piacevole per i tempi che furono. Il pubblico ama Thom, si vede. E potrei scommetere che tre quarti di coloro che erano lì ieri, sono gli stessi che sette anni fa avevano di fronte i Radiohead. Un po' più grandi, un po' più stanchi ma sempre là.

Tre ore di musica passano in fretta e i cinquant'anni di Thom sembrano leggeri come una piuma. Il concerto è terminato con un bis e l'esibizione di Suspirium al pianoforte: una buonanotte sussurrata e una promessa.

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