Regolamento scuole per l'infanzia, i sindacati: "Contrarietà e preoccupazione"

Sono state ascoltate dalla V Commissione le sigle sindacali USB, CGIL, UIL e CISAL: "Per il superamento delle barriere linguistiche e il miglioramento delle condizioni per le scuole esistono altri strumenti". L'Assessore all'Educazione Angela Brandi: "Il regolamento è del 2001 e va cambiato"

Il dibattito sul nuovo regolamento del Comune di Trieste per le scuole dell'infanzia continua ad essere tra gli argomenti "principe" dell'agenda politica triestina. Questa mattina nella sala del Consiglio Comunale si è riunita infatti la V Commissione che ha visto la presenza, oltre che dell'Assessore all'Educazione Angela Brandi, anche delle sigle sindacali del comparto scuola. I temi discussi sono stati quelli già oggetto di dibattito nella commissione riunitasi la scorsa settimana quando Elena Danielis del Movimento Cinque Stelle aveva chiesto l'audizione dei sindacati. Per i rappresentanti dei lavoratori scuola erano presenti UGL, USB, CGIL, UIL e CISAL. 

"Esistono altri strumenti per superare i problemi"

Maria Pellizzari dell'USB ha affermato che "quando si parla di cittadinanza non italiana tutto ciò non significa niente. Non ci dice nulla su chi sono i bambini coinvolti, se cittadini comunitari nati e cresciuti in Italia, quali siano le competenze linguistiche acquisite e molti altri fattori per cui, secondo noi, esiste un criterio discriminatorio nel regolamento. Se l'obiettivo - ha continuato la Pellizzari - è l'integrazione dei bambini non italofoni, se è il superamento delle barriere linguistiche e trovare le migliori condizioni per lasciare operare le scuole, allora esistono altri strumenti". Secondo l'USB "investire su progettualità dedicate come, ad esempio, la presenza di mediatori linguistici e culturali".

L'insegnamento della religione cattolica 

L'insegnamento della religione cattolica "si basa sulle misure concordatarie (previste dal Concordato tra la Repubblica Italiana e la Città del Vaticano nel 1984, a revisione dei Patti Lateranensi del 1929 ndr) e rappresenta una facoltà di scelta. Nella normativa del Comune invece, all'articolo 5, si prevede l'assegnazione d'ufficio per quanti non facciano una scelta specifica. Questo non trova nessun fondamento, va in contrasto con i principi della scuola pubblica e, secondo noi, deve essere tolta". "Esprimiamo - ha concluso la Pellizzari - totale contrarietà a questa disposizione". 

Il sindaco Dipiazza: "Il tetto del 30 per cento è per includere e redistribuire"

"Preoccupazione per i risvolti sociali"

Maurizio Petronio della UIL ha affermato che "integrare significa promuovere partecipazione attiva della cittadinanza. Il superamento della paura e dell'isolamento sociale deve essere un impegno. Esprimiamo inoltre preoccupazione per i risvolti sociali e politici derivanti dalla futura approvazione del regolamento in consiglio comunale". La discussione in aula avverrà a dicembre. Secondo la CGIL "Trieste ha tradizione di essere un luogo plurale dal punto di vista culturale e deve essere garantito il diritto a salvaguardare la diversità. La definizione "bambini non di cittadinanza italiana" risulta essere quasi incredibile. Siamo preoccupati del segnale che questa Giunta sta dando alla città". Secondo Chermaz della CISAL "il problema non è il 30 per cento di bambini stranieri. Se la scelta non è ideologica non fa paura, l'importante è che venga gestita bene e che nessuno rimanga escluso. Lo stesso discorso vale per l'insegnamento della religione cattolica". 

La replica dell'Assessore

L'Assessore all'Educazione del Comune di Trieste Angela Brandi ha affermato che "l'indicazione e la raccomandazione per l'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana deriva dalla circolare Gelmini e non ce la siamo inventata noi. Esiste dall'8 gennaio 2010 e il nostro regolamento è datato 2001 e in 17 anni sono state applicate sei modifiche. Va cambiato". 

Il regolmento per le scuole dell'infanzia va avanti 

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