Trieste Running Festival e gli atleti africani: una sintesi

Arrivano anche le dichiarazioni dalla politica nazionale. Giorgetti (Lega):"Non sottovalutare gli 'scafisti dello sport', aprirò indagine e sentirò tutte le parti in causa". Di Maio: "Follia". Dalle accuse di razzismo della sinistra locale al tweet di Alessandro Gassmann e le perplessità dei testimonial Maxino e Furian, proviamo a ricostruire dall'inizio quello che in poche ore è diventato un caso nazionale

Un caso che ha fatto il giro dei media nazionali in poche ore: la ASD Miramar, organizzatrice dell'evento Trieste Running Festival (già Bavisela) decide di non ingaggiare a pagamento corridori africani ma solo europei, pur mantenendo aperte a tutti le iscrizioni. Il presidente dell'associazione, Fabio Carini, ha motivato la scelta spiegando che “atleti africani di grandissimo valore vengono spesso sfruttati da manager senza scrupoli, anche italiani, che dopo aver incassato il pagamento per l'ingaggio li lasciano in balia di se stessi”. Un episodio del genere, stando alla testimonianza di Carini, si è verificato lo scorso anno “il vincitore non ha neanche potuto ritirare il premio ed è dovuto tornare a casa a spese nostre perché il manager si è dileguato”. La notizia è rimbalzata sulle testate nazionali, tra cui il Fatto Quotidiano, La Stampa e Rai Uno.

Gli interventi di Giorgetti e Di Maio

È di qualche ora fa la dichiarazione a 'Il Messaggero' del sottosegretario alla presidenza con delega allo sport Giancarlo Giorgetti, secondo cui «È sbagliato escludere gli atleti africani. Non è così che si risolvono i problemi. Ma attenzione perché il malessere esploso a Trieste nasconde l'ennesimo sfruttamento, quelli che chiamo gli scafisti dello sport. Aprirò subito un'indagine interna per quanto riguarda le mie competenze. Ascolterò tutte le parti in causa per fare chiarezza». Non si è fatto attendere neanche l'intervento del vicepremier Luigi Di Maio sullo stesso quotidiano: “È giusto combattere lo sfruttamento dei corridori africani, ma non è escludendoli da una gara che si combatte il problema. Anzi, così il problema si aggrava e la vicenda in sè per come sta emergendo rasenta la follia». 

La storia dall'inizio: le accuse del PD

Esaminando la questione dall'inizio, il caso è stato sollevato da alcuni esponenti del PD tra cui il vicepresidente del consiglio regionale Francesco Russo, il segretario del PD regionale Cristiano Shaurli e l'europarlamentare Isabella De Monte, che hanno tacciato l'organizzazione di discriminazione e razzismo. Nelle accuse sono state chiamate in causa, oltre a Carini (che è giornalista dipendente della Regione) anche la Regione stessa e il Comune di Trieste vista la partecipazione alla conferenza stampa delle massime cariche istituzionali: il presidente del FVG Fedriga, il sindaco Dipiazza, il vicesindaco Polidori e l'assessore regionale alla Sicurezza Roberti. In questo frangente il vicepresidente Russo ha paragonato l'attuale situazione a quella dell' “Alabama del Ku klux klan”. La perplessità di Shaurli, invece, risiede nel fatto che i suddetti manager "andrebbero denunciati alla federazione ed alle autorità competenti, mentre qui le responsabilità ricadono sugli atleti". Non si ha, peraltro, evidenza di denunce in tal senso, come confermato anche dal TGR regionale in un servizio.

La replica di Roberti 

In una diretta Facebook l'assessore Pierpaolo Roberti ha replicato dichiarando che “Si tratta di una scelta della società organizzatrice, non della Regione né del Comune”, ribadendo che la gara non esclude partecipanti africani né di altre nazionalità “un atleta africano può partecipare e anche vincere la Trieste Half Marathon, semplicemente gli ingaggi su invito riguarderanno solo corridori europei”. L'assessore ha poi parlato della “tratta di carne umana che riguarda gli atleti africani”,  documentata da diverse testate giornalistiche tra cui The Guardian. Tra gli articoli citati anche un articolo di Giulio Mola dello scorso giugno su "Il Giorno", che descrive addirittura un assembramento di atleti africani a Brescia, ora in condizioni di estrema povertà dopo essere stati sfruttati per una stagione.

Il chiarimento di Polidori

Un fenomeno, quello dei 'manager schiavisti' in seguito ricordato anche dal vicesindaco Polidori, che in un intervento su Trieste Prima ha parlato di una “comunicazione falsata dalla malafede”, esortando a una riflessione sugli intenti della manifestazione “di grande valore etico e contro lo sfruttamento”, e invitando tutte le parti a un dialogo più costruttivo “per il bene della città”.

Il tweet di Alessandro Gassmann

Non è mancato lo stillicidio di tweet di grande indignazione, alcuni postati da personalità dello spettacolo come Alessandro Gassmann, che è intervenuto col beneficio del dubbio: “Se confermata l'esclusione degli atleti africani dal Trieste Running Festival, forse atleti africani e non, presenti in Itaia in tutte le discipline, dovrebbero farsi sentire, no?”

Il consigliere Menis (M5S)

Dopo le reazioni più esplosive, da altre associazioni e parti politiche sono arrivate dichiarazioni dai toni più moderati. Tra queste quella del consigliere comunale pentastellato Paolo Menis che, dopo aver sentito al telefono Carini, ha sostenuto che “Il problema sollevato da Fabio (quello dello sfruttamento) esiste ed è relativo ai cosiddetti top runner, corridori che vengono pagati per partecipare alle gare. Problema vero ma la linea scelta per affrontarlo è sbagliata. Spero che Fabio e la sua organizzazione ci ripensino e che abbiano il coraggio di dare un segnale vero, forte e non discriminatorio; che scelgano per esempio di non pagare nessun top runner”. Scelta peraltro adottata lo scorso anno nella Half Marathon di Lucca e in seguito alla quale non ci sono state adesioni da parte di maratoneti africani.

I testimonial Maxino e Flavio Furian

Dalla pagina Facebook del programma TV "Macete" arriva anche il post di Massimiliano "Maxino" Cernecca e Flavio Furian, testimonial della manifestazione sportiva e in particolare della non competitiva 'Family Run'. Da sempre attivi nel sociale e presenti a titolo volontario nelle manifestazioni a scopo benefico, i due non nascondono lo sconcerto e la volontà di vederci più chiaro: "È stata rilasciata una dichiarazione che risulta parecchio controversa. Noi, come tutti voi, stiamo aspettando chiarimenti su alcuni aspetti che non risultavano (e non risultano) nel regolamento e non sono stati citati in sede di pre-accordo di collaborazione. Come ci suggerisce la nostra seppur minima esperienza con i media, è opportuno conoscere tutto prima di una mossa che, in caso di qualunque forma di razzismo, ci vedrebbe senza dubbio uscire dalla manifestazione".

"Trieste non è razzista"

Un intervento in difesa di Trieste, la cui immagine è di fatto minacciata dalla portata mediatica del caso, arriva da Tommaso de Mottoni, presidente di ASD SentieroUno e organizzatore de La Corsa della Bora, il primo evento di trail-running di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. “Non ha senso attribuire a una città una reputazione del tutto infondata – sostiene De Mottoni - per una dichiarazione facilmente fraintendibile di un singolo. Vogliamo rincuorare gli atleti che Trieste non è razzista. Alla luce della dimensione mediatica assunta dalla vicenda e mossi dalla volontà di ribadire il carattere internazionale della città e lo spirito con il quale i nostri sportivi da sempre vedano nella multiculturalità (valore ribadito anche dal vicesindaco Polidori, ndr), ci teniamo a prendere le distanze dalle dichiarazioni reali e da quelle attribuite”.

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