Vaccini, Roberto Burioni a Trieste Next: "Governo barcolla tra scienza e superstizione"

"10 vaccini sono troppi? Una scemenza, anche se la dice il ministro dell'interno". Il popolare virologo, tra lunghi applausi, si è espresso contro la legge Lorenzin, l'autocertificazione per le scuole, i metodi Stamina e Di Bella. Più volte nominati Red Ronnie ed Eleonora Brigliadori

Un paese dove si sta perdendo la fiducia nella scienza, dove la copertura vaccinale lascia a desiderare e il governo vacilla sostenendo credenze popolari e lanciando messaggi ambigui. Questo, in sintesi, lo scenario dipinto dal virologo del San Raffaele di Milano Roberto Burioni, ospite di punta a Trieste Next: “Il nostro ministro dell’interno dice che 10 vaccini sono troppi: io non mi schiero politicamente è una scemenza anche se lo dice il ministro dell’interno. È come se io dicessi al capo della squadra mobile che una pistola è troppo. Saprà lui come fare il suo mestiere”.

Tutti contro i vaccini

Molte le critiche mosse dal medico, molto applaudito questa mattina al teatro Miela e diventato noto sui social per lo stile immediato e ricco di metafore con cui smonta le bufale in rete: “Al giorno d’oggi alcuni credono che i vaccini portino malattie autoimmuni, calvizie, cancro e omosessualità, e un gruppo di no-vax olandesi crede siano un ostacolo alla giustizia divina. Queste persone non possono essere convinte con argomenti razionali, bisogna puntare a chi è spaventato e confuso, per questo il governo deve assumere una posizione precisa e forte”.

Un governo che "barcolla"

“Questo – sostiene Burioni – è un governo che barcolla tra superstizione e scienza, non dà un segnale chiaro e a volte finanzia sperimentazioni senza speranza come la cura Di Bella e il metodo Stamina, per cui sono stati stanziati 4 milioni. La mia università non approverebbe questa sperimentazione neanche sui topi. La piccola Sofia è morta in seguito a leucodistrofia dopo essere stata trattata con il metodo Stamina, mentre il San Raffaele di Milano ha trattato con successo 200 bambini ed è finanziato da Telethon, che raccoglie le donazioni dei privati cittadini. Ora abbiamo Red Ronnie che incoraggia a non fare donazioni a Telethon, bensì a Stamina”.

Il morbillo

Forti critiche anche alla riforma Lorenzin “Che è manchevole: ora abbiamo molti sanitari non vaccinati per il morbillo: come se un pompiere gettasse sigarette accese nel bosco, infatti ci sono state epidemie di morbillo nei reparti di ostetricia”. Secondo Burioni è importante “vaccinare i bambini contro il morbillo soprattutto fino entro i 4 anni, la fascia d’età più pericolosa. Ora siamo al 95-97% di copertura ma non basta, considerando che in Messico non ci sono più casi autoctoni: gli unici due negli ultimi anni erano italiani”. Per quanto riguarda le politiche vaccinali a scuola, prima della conferenza pubblica, Burioni non ha mancato di congratularsi con l’assessore comunale all’educazione Angela Brandi.

L'autocertificazione

Il medico ha espresso invece contrarietà a certe politiche nazionali quali l’autocertificazione per i vaccini in ambito scolastico: “Se devo portare il certificato di buona salute in piscina mi serve una visita medica, come quando devo fare il tagliando all’auto devo interpellare un meccanico. Perché coi vaccini deve andare diversamente?”.

La stampa

Parte della colpa in questa sorta di deriva, secondo Burioni, va agli organi di stampa, che “Non dovrebbero dare voce a tutti, ma investigare su ciò che è verità e dare spazio a chi la sostiene. Poi si creano situazioni paradossali come quando ho dovuto parlare di virus e vaccini insieme a Red Ronnie ed Eleonora Brigliadori. Da quella volta partecipo solo a incontri con persone qualificate a parlare sull’argomento”.

I medici

Non viene risparmiata, infine, nemmeno la categoria dei medici: “100 anni fa non avevamo mezzi per curare, il dottore accompagnava il paziente alla morte o alla guarigione a seconda di ciò che decideva la natura, non c’erano cure efficaci, solo empatia e conforto. Ora abbiamo gli strumenti per salvare vite ma la medicina si è specializzata e l’assistenza è frammentata in varie figure: dal medico al radiologo al chirurgo, che hanno la possibilità di salvare vite ma a volte non hanno tempo per curare il lato umano. Una dimensione che dobbiamo sforzarci di recuperare per non far perdere la fiducia nella medicina”.

Riprendersi la fiducia attraverso la rete

Fondamentale in questo il ruolo di internet attraverso cui  “Le persone esprimono il loro ‘medical need’, danno importanza alle informazioni in rete, ed è uno spazio che gli scienziati devono riprendersi, non snobbare, altrimenti lo rubano i ciarlatani facendo leva su chi è più debole: i malati e i loro parenti. Oggi possiamo curare il 95% dei linfomi, però la gente va a cercare il metodo Di Bella, abbiamo il vaccino per il papilloma virus che è sicurissimo, gratuito e protegge dal cancro, eppure il 50% delle famiglie lo rifiuta per i propri figli. È evidente che dobbiamo fare qualcosa: siamo sempre stati corretti, ora dobbiamo imparare a essere convincenti”.

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