Venticinque anni senza verità, la cerimonia per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Si è tenuta questo pomeriggio presso la casa della Fondazione Luchetta di via Valussi la commemorazione in ricordo dei due giornalisti morti a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Il presidente di AssoStampa Carlo Muscatello: "Sappiamo che il duplice assassinio è stato segnato da depistaggi, da silenzi e da misteri nei quali, probabilmente è implicato anche il nostro paese"

Sono 25 gli anni senza giustizia e verità per il duplice assassinio dei giornalisti Miran Hrovatin e Ilaria Alpi, uccisi il 20 marzo 1994 in un agguato a Mogadiscio in Somalia. Questo pomeriggio presso la casa della Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin di via Valussi a Trieste, si è tenuta una breve cerimonia di commemorazione della tragica vicenda che scosse nuovamente, a due mesi di distanza dalla strage di Mostar del gennaio dello stesso anno, il mondo del giornalismo italiano e non solo. 

La cerimonia 

Durante la commemorazione sono intervenuti l'ex Direttore della sede regionale della Rai Giovanni Marzini, il presidente regionale di AssoStampa Carlo Muscatello, il segretario dell'Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia Mattia Assandri, Fabiana Martini di Articolo 21 e la presidente della Fondazione Daniela Luchetta. "Il nostro grazie principale va ai famigliari del nostro amico Miran Hrovatin che hanno aderito a questo momento di ricordo" ha introdotto Marzini. "Ci fa piacere ricordarlo qui, nella casa della Fondazione anticipando la cerimonia che si terrà domani a Roma alla Camera dei deputati che vedrà i rappresentanti delle associazioni di categoria ricordare Miran e Ilaria". 

Nessun colpevole né mandante

"Dominante su questo ricordo - ha aggiunto Giovanni Marzini - il fatto che la scomparsa dei due giornalisti non ha trovato giustizia, non ha trovato i colpevoli, non ha trovato i mandanti, anzi noi giornalisti continuiamo a combattere per far sì che su questa ennesima vicenda, su cui è calato un colpevole silenzio, possa emergere verità".  "Non possiamo far altro che tenere alta la voce e l'attenzione per far sì che la loro fine abbia quantomeno un minimo di giustizia". 

Un uomo innocente è rimasto 17 anni in carcere

Il presidente regionale dell'Assostampa Carlo Muscatello ha affermato che "proprio in questa settimana la giustizia italiana rischia di doversi arrendere davanti alla presunta impossibilità di avere una verità giudiziaria. Sappiamo che il duplice assassinio è stato segnato da depistaggi, da silenzi e misteri nei quali probabilmente, e purtroppo, è implicato anche il nostro paese, il nostro stato, i governi che si sono succeduti in questo quarto di secolo". 

"Un uomo - ha continuato Muscatello - è stato in galera per 17 anni ed era innocente. Qualcuno aveva dato dei soldi ad un'altra persona affinché accusasse lui, poi ha ritrattato e quest'uomo dopo 17 anni ha riguadagnato la libertà. La madre di Ilaria aveva detto fin dall'inizio che quell'uomo era innocente e che non c'entrava niente con la morte dei nostri due colleghi". 

"Davanti a questo rischio - ha continuato Muscatello - ci portiamo in spalla il compito di dire "noi non archiviamo". Se lo Stato archivia il procedimento, noi giornalisti e noi sindacati, l'ordine, ci faremo carico di non archiviare. Quando c'è di mezzo la vita delle persone, non è solo compito dei famigliari e degli amici portare avanti la battaglia di verità e di giustizia". "Il compito del giornalismo è proprio questo: scoprire la verità, in un mestiere molto diverso ma in fondo parallelo a quello della magistratura, grazie alle inchieste giornalistiche".  

Abbiamo bisogno di giornalisti che cerchino la verità

Alla cerimonia è intervenuto anche il segretario dell'Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia Mattia Assandri. "Dobbiamo continuare a chiedere giustizia e verità per Ilaria e per Miran, per due motivi: glielo dobbiamo senza se e senza ma, e in ultimo perché in un giornalismo che si misura soprattutto sui gigabyte servono ancora persone che vadano sul posto e cerchino la verità". 

Fabiana Martini ha continuato affermando che "Articolo 21 è nata proprio con l'obiettivo di far luce su vicende che vengono dimenticate troppo in fretta. Dobbiamo continuare a chiedere verità con forza, senza stancarsi perché la tentazione di rinunciare sia molto forte. Credo che la forza di tutto ciò sia invece quella di essere in tanti per non lasciare la battaglia solamente agli amici e ai famigliari, perché è una battaglia di tutta la società e riguarda, di conseguenza, tutti". 

La cerimonia ufficiale domani alla Camera

Daniela Luchetta ha concluso la cerimonia affermando che "il mondo della Fondazione è forse uno dei modi più belli di ricordarli. Aggiungo solo che il ricordo delle testimonianza che queste persone hanno lasciato sia qualcosa di assolutamente necessario, ma credo che se non si ricorda il passato per guardare a quello che sta succedendo nel presente, diventa uno sterile esercizio di retorica". Domani alle 10.30 si terrà la cerimonia ufficiale alla Camera dei deputati alla presenza del presidente Roberto Fico. 

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