Writers "austriacanti" imbrattano cippo irredentista

La notizia risale a questo pomeriggio ed è emersa grazie alla segnalazione di Manuela Cordini sul gruppo facebook Misteri e Meraviglie del Carso. Coperte le incisioni sul cippo dedicato alla festa degli alberi, una ricorrenza celebrata il 29 marzo 1922 dagli irredentisti

Non c'è pace per il cippo che ricorda la celebrazione irredentista della Festa degli alberi. Il blocco di calcare posto in cima a monte Valerio (così dal cognome del podestà Alfonso oppure detto monte Fiascone e ancora Metlika nel toponimo sloveno) è stato imbrattato da ignoti presumibilmente nei giorni scorsi. Dopo essere rimasto a terra per molti anni, successivamente alla bravata di alcune persone che si erano divertite a capovolgerlo sottosopra, il cippo irredentista ha incrociato nuovamente alcuni nemici. La segnalazione giunge dal gruppo Misteri e Meraviglie del Carso, grazie alla signora Manuela Cordini che qualche ora fa ha postato la fotografia (che riportiamo ringraziando) del monumento "lordato" da scritte che chiaramente inneggiano al periodo asburgico. 

L'azione

Sembrerebbe che i vandali abbiano agito nei giorni scorsi, oppure proprio nella giornata di oggi. Qualche giorno fa infatti, grazie ad alcune segnalazioni sappiamo che il cippo era a posto e che l'incisione sul lato che guarda a nordest godeva ancora di ottima salute. La zona è periferica ed isolata e normalmente viene frequentata da residenti in zona, qualche studente che si inoltra nel bosco dai sentieri che partono dal castelletto dell'Università degli Studi di Trieste e da padroni assieme ai loro cani. In zona qualche cinghiale ormai residente da molto tempo, qualche capriolo e poco altro. Una strada forestale porta fino a sotto la cima da dove parte il sentiero che conduce fino alla cima. 

La scritte inneggianti all'Impero Asburgico e al periodo in cui Trieste era il principale porto imperiale, coprono la frase, dal registro linguistico e simbolico chiaramente irredentista e prefascista, che fino ad oggi pomeriggio recitava così: "I figli di Trieste redenta qui celebrarono la festa degli alberi, XXIX marzo MCMXXII". Al posto di alcune parole, gli "austriacanti" hanno sostituito altre, dal sapore nostalgico per la "defonta". "Redenta" diventa "asburgica" e "marzo", togliendo la o diventa "marzi" a cui viene aggiunta una caratterizzazione etnica tipica di quel periodo per indicare i regnicoli, o le persone che abitavano nel Regno d'Italia, vale a dire "taliani". 

La scritta modificata

La frase, letta con la sostituzione austrofila diventa così "W l'A, i figli di Trieste asburgica qui celebrarono la festa degli alberi 'taliani marzi" (date cancellate). Austriacanti? Una semplice bravata? Si possono paragonare un paio di sostituzioni storiche all'imbrattamento di palazzi o vetture del tram? Le domande hanno risposte soggettive e in ogni lettore e persona di buon senso potrebbero trovare ragion d'essere, o meglio, un ideale che le legittimi a fondo. Ciò che certamente fa tristezza - al netto di una presa di posizione o di un'opinione anche e soprattutto storica sull'irredentismo triestino vicino al fascismo di confine - è la necessità, a volte impellente, spesso semplicemente ignorante, di dover scrivere sui muri, lordare monumenti, modificare gli avvenimenti storici a proprio piacimento, fregandosene delle memorie, della dignità che il passato dovrebbe ricordare a tutti. Non si tratta di citare Marc Bloch (Apologia della Storia resta comunque un buon consiglio di lettura) né tantomeno tirare in ballo filosofi antichi eppure tremendamente contemporanei. Si tratta di buon senso e di rispetto delle memorie altrui, qualunque parte politica o ideale esse rappresentassero un tempo, diventando adulti. Insomma, per crescere si potrebbe imparare anche e soprattutto dagli alberi, gli unici testimoni della stupidità umana e, suggestione romantica, gli unici ad aver visto tutto e ad aver scosso la chioma in senso di disapprovazione. 

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