Chiusura dell'area a caldo della Ferriera: Usb, Cisl, Uil e Failms "isolano" la Fiom

L'inconsueta formazione sindacale ha indetto una conferenza stampa oggi 3 dicembre per puntualizzare quanto verrebbe volantinato dallo storico sindacato "in maniera scorretta e strumentale". L'ombra del referendum la prossima settimana in vista della chiusura dell'1 febbraio

“Da quattro giorni la Fiom sta facendo una campagna strumentale contro l’accordo sindacale per la chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Servola e contro il sì al referendum attraverso il volantinaggio di un testo a dir poco scorretto”. La "battaglia" in seno alle sigle sindacali sulla chiusura dell'area a caldo e sugli scenari possibili dopo l'1 febbraio, è appena iniziata e surriscalda gli animi delle diverse rappresentanze. Questa mattina si è riunita una inconsueta formazione sindacale composta da Usb, Cisl, Uil e la Failms che ha accusato la Cgil-Fiom di "strumentalizzare l'accordo raggiunto a Roma".

"Non si possono addossare responsabilità a queste sigle per la bozza di un accordo che soddisfa quelle stesse condizioni discusse al tavolo con il ministro Patuanelli lo scorso dicembre. Loro erano presenti” questo in sintesi il j'accuse rivolto durante la conferenza stampa. 

Le accuse

Secondo Umberto Salvaneschi della Cisl “tutti devono fare la loro parte. Al gioco dello scaricabarile non ci stiamo”. Per Sasha Colautti di Usb “questo accordo rappresenta un paracadute. Tutti erano a conoscenza e per questo pensiamo che questa opposizione sia strumentale”. Antonio Rodà della Uil ha invece indicato come false "le affermazioni sui licenziamenti e sugli anticipi della cassa integrazione: se salta l’accordo infatti l’area a caldo verrà chiusa lo stesso”. Christian Prella della Failms ha sottolineato come "il no all'accordo porterebbe anche alcune criticità dal punto di vista della sicurezza sul posto di lavoro". 

L'accordo del 23 dicembre

In poche parole l’accordo sindacale raggiunto il 23 dicembre a Roma rappresenterebbe la garanzia, per le rappresentanze sindacali presenti durante la conferenza stampa di questa mattina, per una serie di passaggi successivi alla chiusura dell’area a caldo. La stessa operazione di spegnimento, come si legge nell’accordo pubblicato integralmente in questo articolo, inizierà infatti “tassativamente a partire dall’1 febbraio 2020 secondo procedure che dovranno essere preventivamente comunicate alle organizzazioni sindacali territoriali ed alle Rsu”.

Ecco l'accordo firmato a Roma a dicembre

Il referendum

La partita si sposta quindi sul referendum interno, per cui Usb, Cisl, Uil e Failms dovrebbero avere i numeri per far vincere, prossima settimana, il sì. Le stesse sigle sindacali hanno indicato nell’operazione Fincantieri, che sarebbe disposta a farsi carico di maestranze provenienti dallo stabilimento di Arvedi, “una prospettiva di lungo respiro: se un’azienda che ha di fronte 10 anni di commesse apre ai lavoratori della Ferriera, ci sembra uno scenario non così negativo”.

Il rilancio della Ferriera 

Le prospettive industriali per Rodà e compagni sarebbero da ricondurre ulteriormente al “rilancio dell’attività logistica, il potenziamento dell’area a freddo e la riconversione della centrale di produzione di energia elettrica” così sempre in base all’accordo del 23 dicembre. Per quanto riguarda invece le “conseguenze occupazionali” successive alla chiusura dell’area a caldo, per i sindacalisti presenti “ad oggi i lavoratori della Ferriera sono 580.

Il futuro

Nel futuro invece ne rimarranno 417, numero che presuppone diversi  trasferimenti”. Ad esempio, con lo smantellamento dell’area a caldo (310 i lavoratori ad oggi), i numeri dell’area a freddo vedranno un incremento dai 140 attuali ai 338 del prossimo futuro. L’accordo che oggi Fiom contesterebbe, secondo la formazione sindacale odierna, ha visto mettere a verbale anche “ampie rassicurazioni di Regione, Comune e Autorità Portuale, sull’impegno concreto in materia di valorizzazione dei lavoratori interessati dalla chiusura dell’area a caldo”. Un’operazione che, inspiegabilmente, a qualcuno proprio non va giù.

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