Crisi industria, CGIL: "Più di 1000 lavoratori a rischio"

Pasta Zara, Ferriera, Sertubi, gruppo Kipre, cartiera Burgo, solo alcune delle realtà industriali con dipendenti che rischiano di ingrossare le fila dei 6000 disoccupati già presenti sul territorio

A rischio 1093 lavoratori nel mondo dell'industria a Trieste: una crisi trasversale che coinvolge vari settori, in un contesto che vede già 6000 disoccupati nel capoluogo giuliano e nella sua provincia. Questa la preoccupante situazione illustrata dal segretario provinciale della CGIL Michele Piga in una conferenza stampa tenutasi giovedì 17 gennaio. Questi lavoratori, secondo un report dei sindacalisti, “rappresenterebbero intorno al 2-3%  del PIL locale. Senza contare l'indotto di tutti i servizi che gravitano intorno a queste imprese”.

Chimico, gomma, plastica ed energia

Secondo Piga “Le cause sono riconducibili a crisi finanziarie, riorganizzazioni (con le politiche sulla digitalizzazione a livello nazionale) e legalità, soprattutto per la Depositi Costieri (e le presunte infiltrazioni di criminalità organizzata, ndr), con effetti sulla Giuliana Bunkeraggi. Abbiamo già chiesto, insieme alla CISL e UIL, di attivare un protocollo in prefettura e alla Regione, ma non abbiamo ancora avuto responsi. In questo caso ci sono 52 lavoratori a rischio in seguito alla procedura concorsuale”. A rischio nel medesimo settore, secondo il report della CGIL, anche 15 lavoratori della Harpo Spa e 11 della Posa Plastidite.

Il settore alimentare

“Preoccupazione forte – continua il segretario Piga - anche nell'agroalimentare, in particolare Pasta Zara, anch'essa dentro a una nota procedura concorsuale che vede a rischio 151 lavoratori mentre 15 tempi determinati sono già cessati. La Promolog, ex Grandi Mulini, ha 22 lavoratori in regime di monocommittenza con Pasta Zara. Il gruppo Kipre, inoltre,  ha una situazione non omogenea al suo interno perché lo stabilimento Principe di Trieste, cui fanno riferimento 100 lavoratori, è in procedura concorsuale, mentre alla K Servizi e Qualità reale afferisconono 40 lavoratori e 7 relativi allo shop aziendale. Tra tutti gli stabilimenti, quello di Trieste preoccupa in maniera particolare perché non è legato al territorio, ad esempio i prodotti Principe non sono tipici della zona, e il marchio non ha la stessa influenza positiva che in altri territori”.

Il settore cartotecnico

Per quanto riguarda il settore cartotecnico, rivela la CGIL di Trieste, “abbiamo incontrato l'assessore al lavoro Rosolen per valutare la possibilità di estendere la cassa integrazione regionale per la Cartiera Burgo attraverso i contratti di solidarietà, ma sappiamo che ci sono dagli 80 ai 100 esuberi. Le opzioni, a questo punto, possono essere la dismissione di una linea o la cessione del ramo d'azienda rispetto alle cartiere di Ferrara, soluzione che permetterebbe di conservare la linea”. 

Cemento, sughero, legno

Per quanto riguarda la parte afferente a cemento, sughero e legno, è stato dichiarato in conferenza stampa, “ci sono 21 posti a rischio all'ex Italcementi e 22 esuberi dichiarati alla Colombin. Nel siderurgico, la Sertubi soffre per il nodo sulla denominazione del Made in Italy, e in questo caso sono in “ballo” 68 lavoratori. E poi c'è il tema della Ferriera, dove abbiamo segnalato una situazione di “incertezza politica” che mette a rischio 480 lavoratori. Incertezza manifestata nell'ultimo incontro in Regione, con tutte le parti coinvolte”. 

Le speranze

“Porto, punto franco, Porto Vecchio ed Esof 2020: queste sono le grandi speranze per Trieste – sostiene Piga - ma all'interno di queste grandi prospettive vediamo l'immobilismo delle istituzioni. Per quanto riguarda il punto franco temiamo che le prospettive di sviluppo siano meramente legate alla logistica, che sull'economia locale ha effetti decisamente minori di quelli conseguenti a uno sviluppo industriale. Notizia di oggi è che un gruppo cinese avrebbe acquisito un'impresa del Monfalconese per fare della logistica: è chiaro che in questo modo abbiamo già perso un pezzo, dentro un quadro generale che non c'è”. 

Inerzia nelle istituzioni

Alla base di questo stallo, secondo la CGIL, un'inerzia diffusa nel mondo della politica: “Gli incontri con la Regione sull'area di crisi industriale complessa si sono arrestati. C'è il nodo del SIN (sito di interesse nazionale) su cui non abbiamo più notizie da tempo. Abbiamo bisogno di liberare territorio per l'insediamento di nuovi stabilimenti, ora è sito inquinato e non c'è spazio per nuove industrie. Anche per quanto riguarda il Porto Vecchio la bagarre in comune non ci fa ben sperare, mentre noi vediamo nel Porto Vecchio e in ESOF 2020 la possibilità di unire industria e ricerca. Il più grande investimento in corso, ossia quello dell'ospedale di Cattinara, risulta ora bloccato. Tutte le grandi prospettive che negli ultimi anni erano partite sono ora a un punto fermo”.

Un tavolo che coinvolga tutti

Questa, in conclusione, la richiesta di CGIL: “Abbiamo bisogno di un tavolo generale in cui si mettano insieme tutti gli stakeholders del territorio, le organizzazioni sindacali e l'autorità portuale (l'unica che si sta muovendo in questo senso). Solo in questo modo sarà possibile formare un sistema integrato che coordini il porto, il punto franco, il territorio e la ricerca. Se non avremo una risposta ci mobiliteremo per affrontare di petto la questione”.

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Commenti (2)

  • comunque no xe de preocuparse Di Maio ga dito che tra breve gaveremo un futuro meraviglioso! un bumm!

  • esof..... che crea posti de lavor? ma se dura 4 giorni ;) :)

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