Lavoro: più contratti a tempo indeterminato, in calo quelli a termine

Lo rileva un'indagine Ires. Più contratti a tempo indeterminato, calano di molto quelli a tempo determinato e aumentano le domande di disoccupazione

Cambiano i numeri nel mondo del lavoro anche in Friuli Venezia Giulia. A seguito di un'indagine dell'Inps rielaborata dal ricercatore Alessandro Russo dell'Ires Fvg, il primo dato che emerge è che il numero di nuovi rapporti di lavoro dipendente è calato del 7,5% rispetto al primo semestre del 2018.

I dati

La significativa crescita delle nuove assunzioni a tempo indeterminato (1.350 in più, pari a +14,4%) non ha compensato le forti flessioni dei rapporti a tempo determinato (-2.589, pari a -9,1%) e soprattutto in somministrazione (-5.982, oltre un quarto in meno). Risulta inoltre sostanzialmente stabile il ricorso al contratto di apprendistato (-0,9%) e si rileva un moderato incremento di quello intermittente (+2,7%, pari a +190 nuovi contratti), dal 2017 utilizzato come alternativa ai voucher. Anche il lavoro stagionale ha avuto un
primo impulso nel 2017, quando le assunzioni sono passate da 6.815 a 8.252 (+21%). Il ricorso a questa tipologia contrattuale ha subito un ulteriore incremento nel primo semestre di quest’anno (+1.230 assunzioni, pari a +14,6%), anche perché non è soggetta alle restrizioni previste dal cosiddetto Decreto Dignità.

Gli effetti del Decreto Dignità

L’approvazione a luglio 2018 del Decreto Dignità ha introdotto importanti modifiche nei contratti a tempo determinato, in particolare riducendone la durata massima (da 36 a 24 mesi) e il numero di proroghe possibili (da 5 a 4), aumentando il contributo addizionale previsto per ogni rinnovo e reintroducendo la causale (se il contratto supera i 12 mesi). La legge di conversione del Decreto ha poi previsto un regime transitorio fino al 31 ottobre, mentre dal 1 novembre 2018 in poi si applicano solamente le nuove regole. A partire dalla seconda metà dello scorso anno si possono pertanto osservare evidenti effetti sulle dinamiche dei contratti a termine e in somministrazione. In entrambi i casi si rileva un’interruzione della fase espansiva che era iniziata nel 2016.

Un trend già in atto

È anche vero che nei primi sei mesi del 2019 il numero di trasformazioni dei contratti a termine in tempi indeterminati è fortemente aumentato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+69,1%, era uno degli obiettivi del Decreto), ma si tratta del proseguimento di un trend già precedentemente in atto (nei primi sei mesi del 2018 l’incremento era stato pari a +65,7%). Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti in somministrazione, pur in deciso aumento, sono numericamente marginali (+162 unità nel primo semestre 2019 rispetto al periodo gennaio-giugno 2018).

Crescono le stabilizzazioni

Per effetto delle novità normative è dunque sensibilmente diminuito il ricorso delle imprese ai contratti a termine e in somministrazione, in evidente discontinuità con il passato, mentre è proseguita la crescita delle stabilizzazioni. La forte espansione delle assunzioni a termine nel biennio 2016-2017 ha successivamente determinato un fisiologico incremento delle stabilizzazioni a tempo indeterminato, ulteriormente favorito dalle recenti novità normative e anche dagli incentivi rivolti ai giovani fino a 35 anni. Si può ricordare che nei primi sei mesi di quest’anno le assunzioni dei giovani under 35 che hanno beneficiato dei relativi sgravi contributivi sono state 591 su un totale di 10.753 nuovi rapporti a tempo indeterminato (5,5%), le trasformazioni 819 su 9.543 (8,6%).

Cresce la componente a tempo indeterminato

I rapporti di lavoro a tempo indeterminato avevano avuto un forte impulso nel 2015, grazie alla possibilità per le imprese di usufruire di consistenti sgravi contributivi; negli anni successivi questa notevole crescita è stata solo in parte intaccata. Nel 2018 e nei primi mesi del 2019 si è registrato un nuovo importante incremento e, se si considerano le variazioni nette dei contratti a tempo indeterminato (assunzioni più trasformazioni di altre tipologie contrattuali meno le cessazioni), il saldo della prima parte di quest’anno risulta ampiamente positivo e pari a 7.500 unità in regione.

I motivi delle cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato

Un netto aumento delle interruzioni dei contratti per dimissioni dei lavoratori, che riguardano quasi il 70% delle cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato in regione. A seguire si trovano i licenziamenti di natura economica, in deciso calo nel tempo (erano pari a quasi 40% nel 2014, nel 2018 sono scesi sotto il 20% del totale), che comprendono quelli avvenuti per giustificato motivo oggettivo, licenziamento collettivo, per esodo incentivato, cambio appalto o interruzione di rapporti di lavoro nel settore edile per completamento dell’attività e chiusura di cantiere. Sono infine meno numerosi ma in aumento i licenziamenti di natura disciplinare, che includono quelli per giusta causa o giustificato motivo soggettivo: passati dal 2,5% del totale nel 2014 al 4,9% nei primi sei mesi del 2019.

In aumento le domande di disoccupazione

Nei primi sei mesi di quest’anno risultano in aumento anche le domande di prestazione NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego), passate da circa 14.200 a quasi 14.700 in regione (+3,5% rispetto al +3,3% nazionale); si tratta di un ulteriore segnale di criticità proveniente dal mercato del lavoro. La NASpI è una prestazione erogata a favore dei lavoratori dipendenti che abbiano perso involontariamente l'occupazione. La NASpI riguarda tutti i lavoratori dipendenti ad eccezione degli operai agricoli (per i quali è prevista un’altra specifica tutela) e dei lavoratori a tempo indeterminato della pubblica amministrazione.

Continua a diminuire la cassa integrazione

Nei primi sette mesi del 2019, infine, il numero di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate è diminuito del 45,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In particolare si sono dimezzati gli interventi straordinari (-55,2%); a livello territoriale la flessione più accentuata in termini relativi è stata quella della provincia di Trieste (-63,8%). I dati relativi alla fruizione delle integrazioni salariali negli ultimi anni sono influenzati dalle modifiche apportate alla fine del 2015. In particolare il d.lgs.148/2015 (del 14 settembre 2015) ha introdotto importanti novità in materia di integrazioni salariali, in relazione alla durata dei trattamenti, all’ambito di applicazione e ai costi per le aziende.

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