Persi 2000 posti di lavoro in tre mesi, il Friuli Venezia Giulia è maglia nera a Nordest

Sono questi alcuni dati analizzati dall'Ires sulla base dei numeri forniti dall'Istat per quanto riguarda il terzo trimestre del 2019. Dall'anno scorso persi oltre 6500 posti di lavoro

Il Friuli Venezia Giulia è maglia nera nel Nordest. Lo rileva il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo che ha rielaborato dati Istat. Nel terzo trimestre del 2019 il numero di occupati si attesta a quota 516.600, in calo sia rispetto ai tre mesi precedenti (-2.000 unità), sia rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso (-6.600 unità). Il bilancio dei primi nove mesi del 2019 vede pertanto un numero di occupati in regione pari in media a 510.700 contro i 512.000 dell’anno scorso (-1.300 unità, -0,2%). Si tratta del risultato peggiore nell’ambito della nostra area, in quanto tutte le altre regioni registrano degli incrementi; in particolare l’Emilia Romagna evidenzia una crescita dell’1,3%, il Trentino Alto Adige e il Veneto dell’1% (anche la variazione complessiva è pari a +1%); a livello nazionale l’aumento è dello 0,5%. Solo tre regioni italiane presentano un risultato peggiore rispetto alla nostra: Sicilia (-0,8%), Campania (-0,9%) e Calabria (-1%).

Cresce solo la componente maschile

Sempre secondo i dati analizzati dall'Ires, è cresciuta esclusivamente l’occupazione maschile (+4.900 unità rispetto ai primi nove mesi del 2018, +1,7%), mentre quella femminile presenta una contrazione pari a -6.100 unità (-2,7%). Per quanto riguarda i settori, la dinamica dei servizi (con l’esclusione di commercio, alberghi e ristoranti) condiziona negativamente il risultato complessivo. Negli ultimi anni, al contrario, il mercato del lavoro era stato caratterizzato da una notevole espansione dell’occupazione delle donne, in particolare nel terziario.

Meno lavoro autonomo

La diminuzione osservata ha inoltre riguardato la componente del lavoro autonomo (-8.500 occupati), mentre prosegue la crescita di quella dipendente (+7.200 unità), ma solo per quanto riguarda gli uomini. A tale proposito si può ricordare che, a partire dalla seconda metà del 2018, nell’ambito del lavoro subordinato si è verificata una significativa riduzione del numero di assunzioni con contratti di lavoro a tempo determinato e in somministrazione, accompagnata dalla parallela crescita dell’occupazione a tempo indeterminato e di quella stagionale. Tale dinamica è stata influenzata dai cambiamenti normativi introdotti con il cosiddetto “Decreto Dignità”, che hanno favorito la stabilizzazione dei lavoratori a termine. Il lavoro stagionale è invece una tipologia contrattuale che non è soggetta alle restrizioni previste dal Decreto Dignità e probabilmente per questo motivo ha recentemente avuto una maggiore diffusione.

Aumenta l’inattività femminile

Il numero di persone in cerca di occupazione nei primi nove mesi del 2019 si attesta in media a 32.700 unità, in diminuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando risultava pari a 34.300 (-1.600 unità, -4,6%). Sempre nello stesso periodo è invece cresciuto (+1.000 unità, pari a +0,5%) il numero di inattivi in età lavorativa (tra 15 e 64 anni). Nello specifico si osserva una sostanziale stabilità del numero di donne disoccupate, mentre aumenta quello delle inattive (+4.700 tra 2018 e 2019, pari a +3,6%). In sostanza il calo osservato dell’occupazione femminile non si è tradotto in una crescita del numero di disoccupate, bensì di quello delle “inattive”, ossia di donne che non lavorano e nemmeno sono attivamente alla ricerca di un nuovo impiego. Infine il tasso di disoccupazione del Fvg nel 2019 si attesta al 6%, contro il 6,3% dei primi nove mesi del 2018. In particolare il tasso di disoccupazione femminile si mantiene su valori elevati, pari al 7,7%, mentre quello maschile è sceso sotto il 5% (4,7%).

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Stabili le aperture di partite Iva

Sempre nel periodo gennaio-settembre del 2019 il numero di aperture di partite Iva in regione è stato pari a oltre 6.600, un dato sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+0,3%), mentre a livello nazionale si è registrata una significativa crescita (+6,4%). Sempre a livello nazionale nel terzo trimestre di quest’anno i soggetti che hanno aderito al regime forfetario sono stati 49.171, pari al 48,4% del totale delle nuove aperture, con un forte aumento rispetto allo stesso periodo del 2018 (+30,4%). Tale dinamica si può attribuire alle modifiche normative introdotte con la legge di bilancio 2019 che hanno elevato a 65.000 euro il limite di ricavi per poter aderire al regime forfetario. Nonostante questo tipo di agevolazione, dunque, in regione l’occupazione indipendente risulta in diminuzione. A livello territoriale il numero di nuove aperture di partite Iva mostra una sensibile flessione pari a -7,5% in provincia di Gorizia, la più pesante in Italia dopo quelle di Benevento (-21,8%) e Avellino (-8,6%), Udine e Pordenone presentano dei valori quasi in linea con quelli del 2018, solo Trieste evidenzia una netta variazione positiva (+8,3%). I dati statistici relativi alle aperture delle nuove partite Iva di imprese e professionisti sono quelli comunicati all’Amministrazione Finanziaria e memorizzati nelle banche dati dell’Anagrafe Tributaria. Si ricorda che le informazioni riguardanti le chiusure non vengono pubblicate perché non significative da un punto di vista economico, in quanto al momento della cessazione dell’attività spesso i contribuenti non adempiono all’obbligo di chiusura della partita Iva.

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