Sertubi: approvata in consiglio comunale la mozione urgente per i 70 lavoratori a rischio

Una mozione congiunta, passata all'unanimità dei presenti e promossa dai consiglieri comunali di tutti gli schieramenti

Approvata la mozione urgente in soccorso dei 70 lavoratori a rischio dello stabilimento triestino Sertubi, i quali «tra operai ed amministrativi, temono la chiusura definitiva dello stabilimento dopo la chiusura per la pausa estiva». Una mozione congiunta, passata all'unanimità dei presenti e promossa dai consiglieri comunali Piero Camber (Fi), Fabiana Martini (Pd), Vincenzo Rescigno e Marco Gabrielli (Ld), Paolo Menis (M5S), Paolo Polidori (Ln), Maria Teresa Bassa Poropat (Insieme per Trieste), Claudio Giacomelli (FdI), Roberto de Gioia (Socialisti- Verdi), Fabio Tuiach (Gruppo misto). 

«Lo stabilimento triestino della Sertubi - si premette nella mozione - nasce nell’anno 2000 per la produzione di tubi in ghisa sferoidale con la proprietà Duferco, viene dato in affitto nel 2011 al gruppo indiano Jindal che nel 2013 chiude la produzione trasferendo i macchinari produttivi all’estero lasciando allo stabilimento triestino quella parte di lavorazione, la rifinitura, che permetteva comunque l’attribuzione “made in Italy”»

Si specifica inoltre che il locale stabilimento della Sertubi (del gruppo Jindal Saw Italia) «attraversa una profonda e lunga crisi occupazionale ed è l’unico in Italia che fornisce un tubo in ghisa sferoidale idoneo al trasporto di acque potabili e reflue. Le rifiniture che vengono effettuate nello stabilimento di Trieste su tubazioni prodotte all’estero non permettono più di considerare il prodotto “Made in Italy”, e una commessa da circa 4 milioni di euro di tubazioni ordinate nell’ambito di programmi per la ricostruzione dell’Iraq non può essere spedita essendo venuta meno la clausola che prevedeva l’attribuzione “Made in Italy”»

«La rete idrica e fognaria italiana - continuano i consiglieri - ha delle perdite che superano la percentuale del 50%, e le condizioni in cui versa la rete idrica e fognaria italiana sono cause di pesantissime sanzioni da parte dell’Unione Europea (circa 500 milioni di euro l’anno). Gli investimenti previsti dal Governo Gentiloni per il risanamento della rete idrica italiana ammontano a 5 miliardi euro annui per i primi 6 anni a cui vanno sommati alti investimenti pari a 3 miliardi per altri 3 anni, con tutte le ricadute in termini occupazionali immaginabili»

Viste le richieste delle rappresentanza sindacali dello stabilimento triestino della Sertubi, il Consiglio Comunale di Trieste «esprime solidarietà ai dipendenti dello stabilimento triestino della Sertubi e chiede al Governo nazionale e regionale di intervenire in sede europea per rivedere le norme che regolano l’attribuzione “Made in Italy” e di attivarsi in progetti degli investimento atti a rilanciare la produzione locale di tubi per il risanamento della rete idrica e fognaria italiana. Si chiede inoltre al Governo nazionale  - concludono i consiglieridi emanare una legge che preveda delle agevolazioni per i prodotti che danno lavoro ad imprese italiane nei lavori per il ripristino della rete idrica e fognaria italiana.

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