Rintraccio migranti, il SIULP: "Destinato a salire in modo esponenziale in estate"

L’ennesimo rintraccio di oltre 60 cittadini stranieri (per ora) qualche giorno fa oramai è diventato consuetudine e ciò non dimostra, ma certifica che il numero dei migranti rintracciati è destinato solo a salire in modo esponenziale nel periodo estivo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

L’ennesimo rintraccio di oltre 60 cittadini stranieri (per ora) qualche giorno fa oramai è diventato consuetudine e ciò non dimostra, ma certifica che il numero dei migranti rintracciati è destinato solo a salire in modo esponenziale nel periodo estivo. Le complesse procedure di soccorso, identificazione, formalizzazione delle istanze di Protezione Internazionale secondo i dettami della Convenzione di Ginevra, impegnano i colleghi in una sorta di catena di montaggio senza precedenti. Una gestione che non può più essere delegata alla consueta totale abnegazione dei pochi Poliziotti presenti sul territorio, ma che deve trovare ascolto al centro attraverso una robusta iniezione di uomini e mezzi.

L’ora dei proclami è finita. L’estate è dietro l’angolo ed i flussi in ingresso dal gigantesco portone nord orientale saranno epici. I colleghi hanno gestito e gestiscono oramai a cadenza giornaliera, con la consueta professionalità ed umanità, i massivi rintracci che si susseguono senza soluzione di continuità. Ora però si deve passare ai fatti. Allo stato dell’arte non è organizzato un presidio sanitario in concomitanza con i rintracci dei migranti e quindi, non è previsto che in loco venga un medico a visitare persone che in potenza potrebbero essere portatrici di qualche patologia diffusiva, lasciando l’eventuale chiamata alla valutazione del Poliziotto che, preme rammentare non è un medico. Di certo non sarà il migrante a palesare l’eventuale scabbia, la febbre del Nilo, un qualsiasi virus o malessere per timore, per vergogna, ergo è doveroso uno screneeng posto in essere da un professionista sanitario nell’immediatezza a tutela di tutti, in primis del migrante, ma anche del poliziotto e della collettività intera.

Non ci si capacita del fatto che per allocare un singolo espellendo presso un CPR, la conditio sine qua non sia una certificazione medica di compatibilità con la vita in comune rilasciata da un professionista sanitario, mentre in un rintraccio massivo di sessanta o più persone questo non avvenga. Serve altresì un potenziamento di tutta la struttura, serve una task force dedicata, servono uomini, mezzi e logistica. È di primaria ed assoluta necessità ragionare sui grandi numeri che, sicuramente non mancheranno. La recentissima pronuncia della Corte UE non fa altro che richiamare il noto principio del non refoulement, nel solco dell’articolo 33 della prefata Convenzione di Ginevra. Le persone, i migranti, i clandestini, io li chiamo gli esseri umani (sic!) arriveranno e rimarranno in Italia, a Trieste! È questo il dato di partenza su cui muoversi ed il tempo sta per scadere. I noti pensionmenti denunciati da tutti e l’incapacità di ripianare un organico oramai all’osso, devono avere una risposta immediata anche attraverso il ripristino della leva. 

Oggi tutti i presidi sul territorio nazionale si lagnano di carenze organiche e chiedono aggregazioni da altre sedi quindi, bisogna muoversi per tempo palesando una realtà senza precedenti in cui, un giudizio prognostico non può non evidenziare come saremo messi sotto forte pressione in un estate caldissima. Va altresì evidenziato che i militari risultano utili per la vigilanza, ma non scrivono quella mole di atti amministrativi e di carattere penale che circoscrivono ogni singola persona. Per tirare le fila del discorso il blocco sul fronte marino ha comportato un considerevole aumento dei flussi in quella che già da diversi anni è considerata la “perenne emergenza della fascia confinaria”. Questo fenomeno deve essere affrontato su di un piano multidisciplinare che non può prescindere da un rafforzamento stabile di uomini e mezzi in seno principalmente alla Polizia di Frontiera, ma anche agli uffici immigrazione della Questura ed agli operatori della Polizia Scientifica che sono direttamente toccati da questo inarrestabile fenomeno umanitario. Alle parole oggi devono seguire dei fatti concreti perché i Colleghi di questi presidi in prima linea non possono e non devono più essere lasciati soli.

Il Segretario Generale Provinciale Fabrizio Maniago

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