Dido Fontana a Trieste con un provocatorio "frullatore punk-rock di immagini"

Abbiamo intervistato per voi il fotografo trentino Dido Fontana. Sulla nostra città ha detto: "Ho ricordi bellissimi, soprattutto l’aria e l’odore di quel mare lì. Sento un legame particolare, forse perchè anche voi, come il Trentino, siete terra di confine; ci sono energie particolari dovute a non so cosa, questo mi piace molto"

portrait of Dido Fontana by Frankie Vaughan photographer

Ospite a Trieste con una mostra personale il fotografo Dido Fontana. Nato a Mezzolombardo, classe 1971, Dido è un fotografo crudo e provocatorio, in grando di racchiudere nella stessa foto "verità", "bellezza" e "marcio", aggiungendoci un tocco di ironia. La produzione recente del fotografo trentino insegue le partecipazioni a progetti collettivi e personali in Europa e negli Stati Uniti, sovrapponendole alle commissioni ottenute dal mondo della moda, della comunicazione e dell'editoria. I suoi lavori sono stati pubblicati su diverse riviste come Playboy, Ginza e Tissue. L'abbiamo intervistato per voi!

Dido, descriviti con una parola.
Efficace.

Come hai iniziato a fare fotografia? Quando hai capito di aver trovato uno stile riconoscibile?
Giocare con le arti visive era di famiglia, quindi ho iniziato subito e per quel che riguarda lo stile non penso d’averlo ricercato, ma è un‘evoluzione continua personale. Se è riconoscibile penso: "molto bene".

Sei un fotografo molto provocatorio, a volte spudorato, quasi a voler imporre la tua visione agli altri. Una volta hai detto che nelle fotografie cerchi sempre un dettaglio che possa raccontarla.  Come lo trovi? Cosa ti attrae come un gigantesco magnete prima del click finale?
Niente imposizioni, la fotografia è aperta ad ogni interpretazione: chi osserva reagisce personalmente a seconda di cosa uno ha dentro. Provocazione è una bella parola perchè implica la discutibilità, e nella mia testa cerco di essere onesto più che spudorato. Faccio ritratti e sì, m’innamoro dei particolari. Non so spiegare bene ma certe volte si riesce a fotografare quel "qualcosa lì” che muove e risolve la narrazione di un’immagine che alla fine è statica.

Analogico o digitale? Digitale.

Sei stato definito “antifashion”. Oggi, che è cambiato molto il concetto di “moda” e “bellezza”, pensi ancora che questa definizione possa andare bene?
Non sono anti-niente, preferisco spendere le forze per essere pro-qualcosa, le definizioni vengono date dall’osservatore, che sia un critico, un editore ecc. Ognuno, come dicevo prima, ci vede e sente ciò che ha dentro, e va bene così.

Hai fatto molte mostre in giro per il mondo, sei un fotografo conosciuto. Qual è stata la tua mostra più appagante? E cosa vorresti ancora fare?
L’ultima è sempre la più appagante, perchè è una sorta d’arrivo alla fine di un progetto che - spesso - viene sviluppato assieme al gallerista. Nel mio caso Boccanera Gallery è il partner ideale in quanto interessata tantissimo alla ricerca e ai messaggi crossover.

Verrai a Trieste per la mostra “BOMBA”. Cosa ci presenterai? Un frullatore punk-rock di immagini.

Prima volta a Trieste? Cosa ti aspetti? Conosci qualche artista triestino?
No, penso di non conoscerne. É la prima volta che espongo i miei lavori a Trieste e la modalità proposta da Artrophia mi ha da subito incuriosito, una sorta di privèe-non-privèe. Mi aspetto una bella festa e d’incontrare persone interessanti.

Se non è la prima volta, cosa ti ha colpito della nostra città?
Da zero a diciassette anni passavo i mesi estivi vicino a Trieste dove spesso s’andava. Ho ricordi bellissimi, soprattutto l’aria e l’odore di quel mare lì. Sento un legame particolare, forse perchè anche voi, come il Trentino, siete terra di confine; ci sono energie particolari dovute a non so cosa, questo mi piace molto. L’ultima volta che sono venuto è stato qualche anno fa, ero in giuria ad un concorso di drag queen e in giro, quel giorno, ricordo l'energia pazzesca caricata da una Bora fantastica.

L'artista esporrà le sue opere durante l'evento gratuito "Bomba". Maggiori informazioni sul sito di Artrophia e Silver Age (solo su invito).

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portrait of Zoe Lacchei 2018

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