Salone del libro di Torino: Giacomo Scotti inaugura con la "prima donna rossa istriana"

Numeroso il pubblico alla presentazione della biografia di Giuseppina Martinuzzi

Giacomo Scotti e Silva Bon

Giacomo Scotti ha inaugurato oggi il Salone del libro di Torino presentando l'opera “La prima donna rossa istriana-Vita, opera politica e letteraria di Giuseppina Martinuzzi” (edizioni Vita Activa di Trieste). A 89 anni lo scrittore e giornalista campano, emigrato in Istria in giovane età, vanta una produzione letteraria e giornalistica enorme, grazie alla quale gli sono stati conferiti numerosi premi nazionali e internazionali. Un'opera vastissima, quella di Scotti, che ha analizzato nel dettaglio le vicende di confine tra Italia ed Ex Jugoslavia, approfondendo in particolare la questione istriana. L'ultima fatica letteraria, presentata oggi a Torino davanti a un numeroso pubblico, si focalizza su una figura storica in particolare: l'insegnante, giornalista e attivista politica Giuseppina Martinuzzi, che ha vissuto a cavallo tra 800 e 900, vivendo e documentando le contraddizioni di un'epoca e di un territorio.

«Scrivo articoli e opuscoli su di lei da almeno mezzo secolo - Racconta Scotti - ho trovato molte sue pubblicazioni negli archivi di Fiume e di Albona, suo paese di nascita. Questo libro è una summa di tutte queste ricerche, con in più alcuni suoi testi letterari e giornalistici inediti, pubblicati a suo tempo in Istria e nella Venezia Giulia. Una donna che si è sempre battuta per i poveri, i deboli e gli oppressi sin da quando era una giovanissima maestra elementare. Inizialmente insegnava a Gallesano, un piccolo paese abitato solo da contadini, e anche quando si è trasferita a Trieste ha sempre insegnato nei quartieri più disagiati, pur provenendo da una famiglia benestante. La seconda parte della sua vita è stata ugualmente dedicata agli oppressi, agli operai e alle classi subalterne, con il suo impegno politico e giornalistico».

Come si è evoluta la sua fede politica?
«Inizialmente, provenendo da una famiglia borghese e italiana, era una liberale e un'irredentista, ma a differenza di molti era una garibaldina, una mazziniana, la camicia rossa la portava addosso. Poi è stata la prima donna a imboccare la via del socialismo, per poi passare alla corrente comunista con la scissione di Livorno, nel 21. È sempre stata anche una fervente pacifista, anche negli anni della guerra contro la Libia e in Eritrea componeva poesie in favore della pace. Si è sempre battuta anche per la fratellanza italo-slava, ha sempre difeso gli Sloveni e i Croati dell'Istria, oppressi sia sul piano geografico che sociale, per lo più contadini e minatori, perché l'Istria era un importante bacino carbonifero. È stata la prima donna a combattere per il riscatto di questi popoli».

È mai stata osteggiata in quanto donna?
«È stata una donna coraggiosissima, che ha sempre lottato per la parità dei sessi e non solo. Lei è morta nel 25, quando il fascismo non era più solo un piccolo movimento che distruggeva le case dei lavoratori ma un vero e proprio regime. Scriveva e combatteva anche quando era a letto malata, i fascisti entravano in casa sua e lei li attaccava verbalmente senza mai piegarsi, avrebbe sputato loro in faccia. Dopo la sua morte le strade si sono riempite di cortei composti da contadini e operai. Nemmeno il Regime ha avuto il coraggio di toccare la sua tomba».

Perché, secondo lei, è importante non dimenticarla?
«Ultimamente, soprattutto in queste terre di confine, assistiamo al proliferare di correnti di estrema destra, che stanno riportando in auge il razzismo, in alcuni casi possiamo forse parlare di neofascismo. Quindi si tratta di un problema che non è stato del tutto risolto. Valori come uguaglianza razziale e sociale vanno difesi oggi più che mai».

Com'è cambiata la ricerca storica dagli anni '50, quando ha iniziato a fare questo mestiere?
«Per me non è cambiato nulla, continuo a scavare negli archivi e nelle biblioteche, per quanto riguarda internet sono un cavernicolo. Proprio oggi ho trovato un'altra poesia della Martinuzzi , sepolta sotto mucchi di carte, un giorno la pubblicherò se ci sarà una ristampa»

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