BorderWine, una Domenica a Cividale (FOTO)

1° Salone transfrontaliereo del Vino Naturale

Cividale è una delle capitali del Friuli. Lo è per la sua storia, la sua bellezza, la sua capacità di promuovere l'arte.

Oggi Cividale è capitale del vino naturale. Ospita nel castello Canussio, Borderwine, il primo festival del vino naturale.

Da anni in Italia è nata una sorta di resistenza a quello che molti definirebbero il vino globalizzato. Da una parte ci sono gli industriali, le grandi aziende che producono vino in grande quantità, lavorano di marketing ricercando un gusto internazionale; dall'altra (i resistenti) vignaioli indipendenti che rispettando la terra producono poco, ma come si deve, lasciando che i loro prodotti mai omologati al mercato del gusto, raccontino le loro storie e i loro territori.

Snob? Può darsi...
Borderwine mi ricorda Vini Veri nata più di 10 anni fa a Serralunga d'Alba in antitesi al Vinitaly e a quello che rappresenta.

La domanda nasce spontanea: ha senso appartenere a un gruppo dove si dice, in fondo, quello che dovrebbe essere naturale per ogni vignaiolo e cioè, produrre salvaguardando il frutto della vite e il suo terroir?

La risposta è sì. Serve.

Uno: perché la dialettica come in tutto è fondamentale.

Due: perchè ribadire che il vino è un prodotto alimentare e culturale, legato alla terra calpestata dai suoi produttori, non è solo un diritto ma un dovere.

Dunque benvenuto Borderwine, sei alla prima di gala ma le repliche saranno tante e tutte piene di applausi.
Oh, finalmente dopo tutti questi ragionamenti seduto nel giardino dentro le mura mi è venuta sete.
Sono curioso, e cos'è la curiosità in fondo se non una forma di amore?

Incomincio con una bollicina, sembra di mordere una mela della Val di Non, è la Ribolla spumantizzata con mosto Riesling di Svetlak. 

Mi faccio sedurre dall'eleganza del Tocai 2013 e dall'arroganza del Verduzzo (secco) di Marco Sara di Savorgnano del Torre. 

Rimango colpito dall'accento viennese di Bretz e dalla delicatezza dei suoi vini; straordinario il suo Blaufrankisch (Franconia). 

Movia, Skerk, Zidarich, Castellada, Radikon grandi firme a me care, non deludono mai. Parascos e Bressan esibiscono la loro classe particolare.
Un bel tagliere di salumi carinziani a questo punto ci vuole, preparato con cura dal gentilissimo rappresentante dell'azienda Truhmann. Assaggio anche i prodotti della Ciclofocacceria Mamm di Udine. Veramente buoni e realizzati con cura, con me non sono simpatici ma le focaccine sono deliziose!

Ritorniamo sul campo.
Una volta ho letto da qualche parte una frase di Josko Gravner: "è impossibile produrre vini naturali se la persona che li produce non è naturale..."
Quando incontri Costidilà, il suo vino e il suo cappello, capisci che è proprio vero.
Il pomeriggio comincia a riscaldarsi e il vino si fa musica. 

Clarinetto e fisarmonica, a suonare i vigniaioli riuniti di Uou che il vino lo fanno per loro, e che vino (la ribolla è tutta una poesia) qualche bottiglia mi dicono si può anche comprare. 

La Franciacorta da il meglio di sè nelle cuvée di Casa Caterina, il Pinot Nero magnum, più di 12 anni sui lieviti, è strepitoso. 

Incomincia a far caldo e ho bisogno di rifrescarmi.
Per fortuna c'è Luka Bresciani con una selezione di birre Bevog dal design accattivante. La Kramah è proprio quella che fa per me: amara, forte e dissetante. La condivido con due miti, Ronco Severo che mi racconta il suo amore per la terra e per la sua famiglia, e Cotar uomo di poche parole ma di grande arte.
Prima di andare, Kristian Keber come promesso, mi fa assaggiare questa volta il suo bianco orange.

Sì, è all'altezza, diverso, ma buono come quello di Edi; non avevo dubbi.

Di ritorno lungo la strada per Gorizia, un campo di girasoli.
Giallo intenso da togliere il fiato. 

Bella l'estate.

Il vino è emozione.
DOCET G.Lescovelli