Lirica: immeritati fischi per la regia alla prima del “Flauto Magico” al Verdi

La chiave diversa, più giocosa scelta dall'argentina Valentina Carrasco, che ha voluto rendere l'opera una storia di bambini non ha incontrato il totale gradimento del pubblico che si aspettava probabilmente una rappresentazione più fedele alla messa in scena originale

Si è conclusa con sobri applausi e qualche fischio alla regia la prima dell'opera “Il Flauto Magico” di Wolfgang Amadeus Mozart in scena al Verdi di Trieste venerdì.

La chiave diversa, più giocosa scelta dall'argentina Valentina Carrasco, che ha voluto rendere l'opera una storia di bambini, che attraverso i loro giocattoli danno vita ai personaggi, non ha incontrato il totale gradimento del pubblico che si aspettava probabilmente una rappresentazione più fedele alla messa in scena originale. L'idea della giovane regista in realtà è buona, e ha reso un'opera sì dal contenuto musicale straordinario ma dalla pochezza dello spessore umano dei personaggi, gradevole e originale.

Diciamocelo, di per sé i personaggi di questa bizzarra e onirica opera mozartiana sono alquanto puerili, spesso fa perdere la pazienza la loro limitatezza intellettiva. Uno sfondo giocoso e qualche trovata che desta ilarità, come le improvvise apparizioni di Superman o della polizia femminista che distribuisce multe agli adepti della setta, profondamente maschilisti anche nell'originale, l'hanno certamente resa più gradevole, soprattutto al numeroso pubblico di giovani, sul quale il teatro deve puntare per la propria sopravvivenza sia culturale che economica. A volte quindi è il pubblico a deludere per la poca fantasia immaginativa e non gli artisti.

Originale anche la scelta della conversazione telefonica fra madre e figlia nella famosa e difficile aria della Regina della Notte, così come quella di affidare il ruolo dei tre genietti a tre giocattoli a carica, interpretati da tre bravissime artiste. D'effetto le scene di Carles Berga, in particolare la casa delle bambole con i suoi interni, e la foresta incantata. Ben contestualizzati ma forse più da musical che da opera i costumi di Nidia Tusal. La “divisa similfascista” dei seguaci di Sarastro e i replicati omini baffuti in stile Magritte sono stati particolarmente apprezzati. Sul fronte canoro, ottime le interpretazioni di Elena Galitskaya nei panni di Pamina e Katarina Melnikova in quelli della Regina della Notte. Il tenore turco Merto Sungu ha dimostrato buone doti canore nel ruolo di Tamino pur mancando di grande talento interpretativo.

A ricevere gli applausi più calorosi il giovane e talentuoso basso di origine slovacca Peter Kellner nel ruolo di Papageno. Ottime le performance del coro e dell'orchestra del teatro Verdi, abilmente diretti dal maestro Pedro Halffter Caro. “Il Flauto Magico” replica al Verdi fino a domenica 22 gennaio.

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