Inaugurata al Castello di San Giusto la mostra "Lampi di Immagini" sulla fotografia del Fvg

Organizzata dalla Fratelli Alinari,selezione delle opere più importanti di atelier fotografici quali gli Alinari, lo Studio Wulz, i Pozzar oltre ad autori come Italo Zannier, Donato Riccesi e altri ancora

La Fratelli Alinari - Fondazione per la Storia della Fotografia ha inaugurato nel suo nuovo museo dell'immagine “Lampi d'immagini sul Friuli Venezia Giulia negli Archivi Alinari. Dai Wulz a Zannier”, una mostra dedicata alla fotografia a Trieste e in Friuli-Venezia Giulia nelle collezioni degli Archivi Alinari.

Dall'11 marzo al 21 maggio sarà esposta negli spazi del Bastione Fiorito del Castello di San Giusto una selezione delle opere più importanti di atelier fotografici quali gli Alinari, lo Studio Wulz, i Pozzar oltre agli autori del Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia, in primis Italo Zannier, Donato Riccesi e altri ancora.

Vedute di Trieste e del Friuli Venezia Giulia, paesaggi e ritratti tra Ottocento e Novecento, le performances teatrali fotografate da Geri Pozzar, le fotografie futuriste di Wanda Wulz si potranno ammirare in originale e in digitale.
L'ala multimediale del museo permetterà di approfondire la conoscenza della storia della tecnica fotografica tra analogico e digitale, nonché l’opera dei fotografi in Friuli Venezia Giulia attraverso le postazioni multimediali e interattive, di avvicinarli con approccio ludico-educativo con giochi di rimandi tra ieri e oggi, di lasciarsi coinvolgere dalle enormi proiezioni, mutevoli, a parete, per averne un'emozione ancora più diretta e immediata.

La mostra è curata da Emanuela Sesti, dirigente scientifico di AIM, e da Italo Zannier. «Questa sintetica rassegna, “Lampi d'immagini”, che proviene dagli storici ed emblematici Archivi Alinari di Firenze, luogo elitario di conservazione della fotografia italiana, testimoniante di una suggestiva cronistoria della nostra identità – chiarisce Zannier - si propone qui come stimolo a considerare questo mezzo espressivo, un simbolo della modernità e del futuro. La fotografia, come strumento linguistico visivo fondamentale, mentre sta orientando vivacemente anche i linguaggi della tradizione orale e letteraria».

Aggiunge il presidente Alinari, Claudio de Polo Saibanti: «L'attività di raccolta e di salvataggio d'importante materiale fotografico svolta da Alinari ha permesso in primis che questo non andasse disperso come purtroppo molto spesso accade, e in secondo luogo che a Firenze si costituisse uno dei cinque più grandi archivi fotografici al mondo. Sono oltre 1700 gli archivi custoditi dall'Alinari e fra essi sono ben rappresentati fotografi triestini e friulani che attraverso le loro opere raccontano momenti significativi di questa regione e di una storia fotografica importante non solo in Friuli Venezia Giulia».
La rassegna presenta, infatti, una panoramica dell’opera dei fotografi operanti a Trieste e in Friuli tra Ottocento e Novecento presenti nelle collezioni Alinari: molti grandi archivi di fotografi triestini o friulani sono infatti conservati negli archivi fiorentini come quello di Italo Zannier, dello Studio Wulz, dello Studio Pozzar, di Giorgio Brunner, oltre alle donazioni del Torso, Pittana, Verchi, Pittini, Cammarata (l’archivio di Aurelio Monteverde), Camerini.

«Questa è la terza mostra che viene inaugurata nel nuovo spazio espositivo dell'AIM. Ed è una mostra a cui mi sento particolarmente vicino perchè parla della nostra regione, del nostro territorio – nota Giorgio Rossi, Assessore alla Cultura del Comune di Trieste -. Ci sono immagini che mostrano cosa ha significato per il Friuli Venezia Giulia tirarsi fuori da due guerre mondiali e poi da una terza, il terremoto. Gente umile che ha visto sconvolta la propria vita, ma che continua ad essere ancora oggi un modello e un segno di speranza».

Uno spazio reale per contenuti virtuali. A Trieste, tra Europa e Mediterraneo. Un museo che cambia pelle con l'alternarsi delle mostre di grandi fotografi. Proiezioni, immagini a video ma anche esposizione di originali in cornice e vetrine con apparecchi fotografici e oggetti che hanno segnato la storia della fotografia.
Il museo conduce il visitatore prima nello spazio dedicato alla fotografia stampata, da osservare in modo tradizionale, e poi nella sezione multimediale, in cui è protagonista l'immagine. Un confronto a contrasto fra due universi grazie a cui si potrà far esperienza della loro profonda differenza.

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