Romastino all'Hangar Teatri, l'intervista

Intervista a Romastino, cantautore romano-triestino, che si esibirà venerdì 3 maggio all'Hangar Teatri. "Amo Trieste smisuratamente, al punto che mi piacerebbe un domani buttare giù una sorta di 'lista dei luoghi' a me più cari e regalarla a tutti i foresti"

Come vi abbiamo già anticipato in questo articolo, Romastino, cantautore romano-triestino, venerdì 3 maggio vi aspetta all'Hangar Teatri di Trieste con la sua chitarra, accompagnato dal cajon di Simone Ebbasta, per un'altra irriverente serata di ballate politico - saritico - amorose. Siamo andati ad intervistarlo per scoprire cosa ci aspetta.

Cosa ci dobbiamo aspettare il 3 maggio?

Il 3 maggio all’Hangar Teatri c'è da aspettarsi ironia, sano cazzeggio, e perché no, anche un po' di filosofia di vita spicciola, specie quella anti-social. E tanta ironia della sorte, perché è sempre meglio essere autoironici sul proprio destino e la propria fine, bevendoci sopra un bicchiere di vino, dando un calcio al pallone e cantando canzoni che inneggiano alla vita, con sempre però un po' di malinconia sotto. Un po' cinici, un po' felici: le due cose secondo me non viaggiano così separate. Il tutto espresso in chiave acustica con chitarra, accompagnata dal cajon del mio amico percussionista Simone Ebbasta. Ah si, un'altra cosa: il 3 maggio al concerto presenterò il mio primo album, “nonrichiestour". Nato come un viaggio deliberatamente "non richiesto" per le piazze italiane, è di recente approdato nelle sale di registrazione e sarà disponibile in versione CD e su Spotify.

I tuoi testi sono spesso ironici e puntano sulla satira: che ruolo ha la musica oggi secondo te? E che ruolo dovrebbe avere?

Rispondo sulla musica a me più vicina, quella cosiddetta "indie", come la chiamano in Italia adesso, detta anche a volte "ItPop". Il merito di questo ‘movimento’, se così si può chiamare, è stato quello di aver portato nelle orecchie dei ragazzi italiani temi a loro vicini e, per di più, nella loro lingua. Rispetto a un giovane nostrano di fine anni ’90, che trovava riscontro in U2, Robbie Williams, e cantanti britannici, quello attuale è sicuramente un giovane più pastasciuttaro, autoreferenziale, intento a cantare canzoni che parlano di città italiane. Ecco, il ruolo della musica è secondo me quello di contestualizzare, far provare la catarsi, un po' come faceva la vecchia tragedia greca. E la catarsi si prova solo se si ascolta qualcosa di molto simile alla propria quotidianità.

Collegandomi, in un certo senso, alla domanda precedente, come mai hai deciso di fare il cantautore?

 Non l'ho mai deciso, e forse non lo deciderò mai! Nella vita diurna seria sono un ricercatore in statistica, insegno statistica all'università. Svestiti questi panni, mi diverto a mettere parole in serie, cosa che faccio da quando ho più o meno sei/sette anni.

Chi è stato per te fonte d’ispirazione? Il primo nome che mi viene in mente è senz’altro Guccini...

Assolutamente, la fase gucciniana, quasi drogante, direi che è fondamentale per ogni sedicente cantautore, come il sottoscritto. Mi ricordo quei pomeriggi a "cantare canzoni e bere vino" imitando la sua emilianissima 'erre', sperando che un calice di rosso in più facesse emergere rime più belle...Poi, negli ultimi anni, l'influenza di Brunori Sas è stata a dir poco violenta: lo trovo un fenomeno e non perdo occasione per andarlo a sentire dal vivo.

Quanto ti senti romano e quanto ti senti triestino? 

Mi sento molto romano quando ho a che fare col prossimo, quando scherzo, quando vedo la Roma in televisione con il mio babbo. Mi sento molto triestino quando difendo la mia città, Trieste, a spada tratta e quando la descrivo ad amici e conoscenti non triestini. Amo Trieste smisuratamente, al punto che mi piacerebbe un domani buttare giù una sorta di 'lista dei luoghi' a me più cari e regalarla a tutti i foresti.

In che curioso luogo ti piacerebbe fare un live tenendo conto del messaggio che vuoi dare e del tuo stile? 

Guarda, l'altr'anno mi era venuto in mente di girare il video di "No go cazzi" in un piccolo recinto di un agriturismo in Carso popolato dai cosiddetti maiali di Maria Teresa d'Austria, una stranissima specie di maiali pelosi che proverrebbero da un esperimento di contaminazione lontano tre secoli, se ricordo bene. Sono spettacolari, simboleggiano una sorta di nostalgico aggrappamento ai tempi andati, pur essendo in tutto e per tutto una mutazione. Ecco, insomma: tremendamente uguali ai triestini in carne e ossa. Una canzone dal titolo così provocatoriamente triestino la vedrei quindi bene ambientata tra quelle simpatiche bestie.

Una chicca dai tuoi testi?

7) Nel brano "Pillole" a un certo punto dico: "La gente qui fuori ti consiglia e si lamenta/ nessuno ti può dire cosa far nella placenta". Ecco, questo invito a non nascere e a starsene ancora un po' lì dentro, coccolati e avvolti da un corpo esterno, penso sia una provocazione abbastanza riuscita. Se sia una chicca non lo so, ma una frase un po' irriverente direi di si.

Mail: info@romastino.com
Sito web: www.romastino.com
Spotify: http://bit.ly/romastino-spotify
Instagram: https://www.instagram.com/romastino_official/
Facebook: https://www.facebook.com/nonrichiestour/

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