"Lampedusa beach", il dramma delle migrazioni al Miela il 28 novembre

LAMPEDUSA BEACH
Una Sara Alzetta impareggiabile ci trascina negli abissi

Dopo il successo al Teatro Stabile Sloveno del mese scorso, riproponiamo mercoledì 28 novembre alle 20.30, al teatro Miela, all’interno della rassegna Spaesati, Lampedusa Beach. Lo spettacolo tratto da un testo di Lina Prosa con Sara Alzetta che ne cura l’adattamento teatrale e anche la regia. I video design sono di Eugenio Pini. Una produzione Bonawentura in collaborazione con il Teatro Stabile Sloveno.

"ll naufragio, la paura e l'Africa"

“Lampedusa Beach” racconta la tragedia della nostra realtà quotidiana. Un bellissimo monologo sull’emigrazione clandestina. La storia del naufragio di Shauba, una giovane africana che, mentre il corpo sprofonda negli abissi al largo di Lampedusa, con altri 700 clandestini (già tutti cadaveri), trova il modo di raccontare il naufragio, la paura, l'Africa, la sua e la nostra ignoranza in tema di emigrazioni.
Sara Alzetta ha il merito di farci immergere senza paura insieme a lei, grazie alla sua recitazione nelle acque profonde popolate da pesci e da cadaveri. Fluida e acquea nella voce e nel corpo tiene la scena con impareggiabile maestria. (Emiliana Provenzale)
Rievoca boccheggiando, in quegli attimi eterni, i momenti di quel viaggio epico dalle raccomandazioni dell’amata zia Mahama, alla crudeltà degli scafisti che, mentre cercano di violentarla fanno rovesciare la scialuppa. E con quel suo primordiale rapporto con l’acqua, parla con i pesci, si rivolge a Dio, fa un appello al Capo dello Stato italiano e al Capo dello Stato d’Africa, crede infine di essere arrivata a Lampedusa accogliente, balneare e sogna un giorno di invertire il percorso, da Lampedusa verso l’Africa. Scrive nelle note di regia l’autrice “La visione di un mondo “rivoltato” trasforma la fine di Shauba in un evento rivoluzionario. Il suo atto finale è dunque politico. Chiama in causa il pubblico e la sua coscienza. Riduce a zero la distanza tra il possibile e l’impossibile”.

La testimonianza di Shauba

Lampedusa Beach è il primo dei tre testi che compongono la Trilogia del naufragio di Lina Prosa. scrittrice e drammaturga siciliana che, a valere del detto nemo profeta in patria, è da noi conosciuta solo dagli addetti ai lavori mentre è molto apprezzata in Francia dove la Trilogia del Naufragio è già stata messa in scena alla Comèdie Francaise. Scritto nel 2003 è stato prodotto e messo in scena nel 2013, a Parigi, dalla Comédie-Française. Si tratta di un intenso monologo sull’emigrazione clandestina, la testimonianza di Shauba, una giovane africana naufragata al largo di Lampedusa. Inghiottita dal mare, racconta la sua esperienza: il sogno di una vita migliore, l’ingiustizia del mondo, ma anche il suo rapporto primordiale con l’acqua, con la sua identità mediterranea. “Il tempo della discesa del corpo negli abissi coincide con il tempo della scrittura”, spiega Lina Prosa. “La parola annegata di Shauba dà vita a un’odissea sott’acqua in cui la fine, l’arrivo al fondo, è un respiro lungo elevato a racconto”.
Foto Fabrizio Caperchi

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