Alessandro Preziosi diventa Van Gogh: «La mia ossessione per il colore. E per il Rossetti» (INTERVISTA)

Con "Vincent Van Gogh - L'odore assordante del bianco", la star di fiction, cinema e teatro torna in città e delinea un ritratto del pittore olandese, di Trieste e di se stesso. Il suo sogno irrealizzabile? «Tornare con le donne che non amo più»

“Vincent Van Gogh - L’odore assordante del bianco” è l’ultima sfida attoriale di Alessandro Preziosi, in cui veste i panni del tormentato pittore. Un personaggio di per sé “assordante”, in senso letterale per l’automutilazione dell’orecchio oltre che per la portata emotiva della sua storia. Lo spettacolo di Stefano Massini, ora in programma al Rossetti, si focalizza sulla parte finale di questa storia: il ricovero nel manicomio di Saint Paul de Manson. Preziosi si prepara a interpretare l’isolamento e la psicosi con un atteggiamento opposto: calorosi saluti e gran pacche sulle spalle a tutti. «In realtà sono fuori di me – confessa - Ma è normale, e mi piace un casino».

Nato in una famiglia di avvocati, laureato in giurisprudenza col massimo dei voti, star delle serie tv (da “Elisa di Rivombrosa” al recente “Sotto copertura”), ma anche del grande cinema (dai fratelli Taviani a Faenza passando per Ozpetek). E poi il teatro, che lo accompagna dal primo provino ai filodrammatici di Milano fino all’immediato presente. E, oltre a tutto questo, una numerosa e allargata famiglia. Difficile immaginarlo nei panni dell’escluso incompreso, eppure dev’essersi sentito tale, almeno una volta nella vita. Pare di no, perché elude la domanda  e la sposta sul personaggio: «Questo spettacolo è sulla solitudine dell’artista, rende giustizia a quel metronomo che ticchetta solo ed esclusivamente nella mente di colui che produce arte. Dirige il suo lavoro, e non può sentirlo nessun altro».

Ci sono argomenti su cui Preziosi fa il prezioso e mantiene il riserbo, come il suo impegno nel sociale. Eppure nel foyer c’è uno stand dedicato alla sua associazione benefica dedicata ai bambini lungodegenti (www.adricesta.com). Le volontarie assicurano che il suo impegno è costante e in prima persona ed è scaturito dall’incontro con una fan, gravemente malata, che ha insistito per conoscerlo. Anche noi insistiamo per conoscerlo meglio con qualche domanda.

Alessandro Preziosi sta per dipingere un ritratto di Van Gogh. In che modo?
«Un Van Gogh fatto a Trieste si tratteggia in maniera molto urbanistica e immediata. Questo spettacolo ti offre la possibilità di vedere un quadro realizzato solo ed esclusivamente per te come certi graffiti che si fanno per strada, come se la scritta “Vincent” apparisse tratteggiata, sporcata nel contorno solo per l’avventore che passa per caso in un vicolo di Trieste e ha la fortuna di vederla su un muro diroccato».

Stavi per diventare avvocato, sognavi di fare il giornalista e adesso sei un attore. Possiamo dire che eri comunque destinato a raccontare storie?
«Ho la grande fortuna di aver raccontato attraverso il Cyrano, il Don Giovanni, l’Amleto e Van Gogh delle storie di personaggi incredibili. Ma mi affascinano anche le storie di chi mi sta attorno, perché per saper narrare è essenziale saper ascoltare».

Se tu fossi un quadro, che quadro saresti?
«La Berceuse (di Van Gogh, ndr), una donna seduta, che mi racconta la ninna nanna».

Per rimanere in tema, se tu fossi una malattia mentale, quale saresti?
(Ci pensa a lungo, con la testa tra le mani, ndr) «Un’ossessione per il colore, come quella di Vincent».

Hai recitato spesso a Trieste. Dopo il Rossetti, quale luogo preferisci di questa città?
(Scoppia a ridere, ndr) «Non esiste altro luogo per me al di fuori del Rossetti. Potrei dirti migliaia di posti, dal Juice, dove si suona il Jazz, al Kante, dove vado a bere vino, ma non c’è altro posto oltre a questo c@*!o di teatro dove mi senta più a casa. Potrei dirti al massimo la sala Bartoli».

Quale dei tuoi ruoli ha emozionato di più i tuoi figli?
«Il Cyrano. Sono stati molto fieri di me, è stato un momento di grande comunicazione. Uno dei tanti».

Quest’anno duetterai a Sanremo con Ornella Vanoni, che imiti alla perfezione. Saprai che non è sempre clemente con chi la imita, vedi il bisticcio con Virginia Raffaele.
«Con me è andata di lusso. So che non a tutti è andata così ma io e lei abbiamo un ottimo rapporto e torno volentieri a Sanremo. Più che un duetto sarà un quartetto, con noi ci saranno anche Pacifico e Bungaro».

Parlando sempre di televisione, anni fa l’hai definita un mostro ammantato d’oro.  Ora che la gente passa più tempo sui social, la stai rivalutando?
«É sempre un mostro ammantato d’oro, perché l’oro non è caduto in disuso ed è ancora il valore principale. Oltre al fatto che può portare a dipendenza e distacco dalla realtà»

E i social?
«Uguale»

Un sogno impossibile
«Tornare con le donne che non amo più»

“Vincent Van Gogh - L’odore assordante del bianco” va in scena per il cartellone Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia da mercoledì 31 gennaio alle ore 20.30, con repliche alla stessa ora fino a sabato 3 gennaio. e domenica 4 gennaio va in scena alle ore 16, alla sala Assicurazioni Generali.

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