"Jersey Boys" al Rossetti, intervista con Alex Mastromarino, il "Frankie Valli italiano"

Scelto tra 200 aspiranti, il tenore toscano si è aggiudicato il premio come miglior attore protagonista agli Italian Music Awards del 2016, in un ruolo che richiede una straordinaria estensione vocale ed emotiva

Alex Mastromarino (Foto di Michela Piccinini)

Il musical “Jersey Boys”, campione d’incassi a Broadway e riadattato da Clint Eastwood al cinema debutta al Rossetti nella sua versione italiana firmata dal regista Claudio Insegno. La storia è quella del leggendario quartetto vocale “Four Seasons”, ragazzi di umili origini che dai sobborghi di Newark raggiungono un successo planetario dagli anni ‘50 ai ‘70, firmando brani come “Sherry”, “Big girls don’t cry” e “Walk like a man”. Amicizie tormentate e drammi familiari si intrecciano a un'inarrestabile scalata verso la gloria, una storia vera che ha come protagonista l’acclamato frontman Frankie Valli, in questa versione interpretato da Alex Mastromarino.

Scelto tra 200 aspiranti, Mastromarino si è aggiudicato il premio come miglior attore protagonista agli Italian Music Awards del 2016 e il Premio Persefone 2017, in un ruolo che richiede una straordinaria estensione vocale ma anche emotiva, e viene interpretato in diverse età e momenti di una vita lunga e travagliata. «In questo ruolo l’elasticità è tutto – spiega il tenore toscano – bisogna essere in grado di non farsi coinvolgere troppo dalla situazione, ma riuscire a slittare di scena in scena e diventare sempre più maturi insieme al personaggio»

Come spieghi l'enorme successo di un musical sugli anni '50 e '60 al giorno d’oggi?
«Sicuramente questi anni sono tornati di moda, con i tagli un po’”rockabilly” e la nuova diffusione dei barber shop, e non dimentichiamo che Frankie inizialmente era assistente da un barbiere. Ma il musical funziona di per sè perché a livello antropologico parla di tutti noi, di un personaggio umile che aveva il sogno di diventare un cantante e ci riesce nonostante le tappe dolorose che non mancano mai nella vita di nessuno. Lui non ci ha creduto poco ma ci ha creduto davvero, e questo lo ha portato a superare le perdite, i tradimenti degli amici, i divorzi e le tentazioni fuorvianti».

Che momento ti ha emozionato di più?
«Dipende dai giorni e dagli umori del momento ma c’è una frase del chitarrista Tommy de Vito che mi emoziona sempre. La dice alla fine, quando il gruppo si riunisce alla Hall of Fame per ritirare il premio, dopo tutte le peripezie che li hanno separati: “Io non avrei mai pensato di tornarci, su un palco”. Questa frase mi vibra sempre nella spina dorsale perché anch’io tre anni fa mi ero concesso due anni di pausa dal musical (mi proponevano sempre le stesse parti  ed ero a corto di stimoli). Tornare è sempre un’emozione indescrivibile».

Clint Eastwood nel film ha scelto grandissimi talenti esordienti invece di puntare su nomi di facile richiamo. La scelta di Claudio Insegno mi sembra molto simile.
«Credo sia arrivata un’esigenza di genuinità e purificazione in tutti campi. Dopo tanto inquinamento atmosferico e alimentare, dopo tante falsità e sotterfugi nel mondo dello spettacolo e in televisione, stanno prendendo piede fenomeni come il veganesimo e le discipline orientali volte a “purificare l’anima”. Anche per il teatro credo sia arrivato il momento di dire basta alle soluzioni facili, come quella di chiamare un grande nome, che molte volte delude perché non si cimenta nel suo campo. Noi tutti in questa compagnia facciamo musical di professione, io da vent’anni, e insieme a me ci sono nomi come Marco Stabile, Flavio Gismondi, Claudio Zanelli, Valeria Belleudi e Andrea Carli che hanno fatto la storia del musical degli ultimi anni. Al pubblico questo arriva, infatti tornano a vederci».

La tua voce ha convinto anche lo stesso Mr. Valli, com’è andata esattamente?
«É stato lui a fare la scelta definitiva in quanto “resident director”, sul ruolo di Frankie Valli è lo stesso Frankie Valli ad avere l’ultima parola. Il casting di Claudio ha selezionato 5 interpreti su 100, è stato registrato un video inviato poi negli Stati Uniti a Frankie, che ha scelto me sia per l’Italia che per la Francia (lo spettacolo è andato in scena anche al “Folie Bergére” di Parigi, ndr)».

Tu sei anche un cantautore, hai rappresentato l’Italia in Portogallo con il tuo inedito al Festival Internacional Da Canção Da Serra Da Estrela. Hai ancora progetti solisti?
«Ci sono delle cose in ballo a livello discografico ma preferisco stare dalla parte del vocal coach: in questo momento sto seguendo Lorenzo Baglioni che partecipa a Sanremo giovani. Per quanto riguarda i musical, il prossimo anno sarò in giro con “La piccola bottega degli orrori”. Tendo a non lasciarmi sfuggire niente, non sono io a cercare le cose ma vado dove mi porta la vita, che ha più fantasia di noi».

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“Jersey Boys” va in scena per il cartellone Musical del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti nelle serate di giovedì 8, venerdì 9, sabato 10 febbraio alle ore 20.30 e domenica 11 febbraio in pomeridiana alle 16.

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