“Notte blu dei teatri”: dal Titanic al Pedocin ai “barconi” (FOTO)

Serata affollata per 5 spettacoli diversi e uniti dal filone del mare. Quello che i triestini chiamano “bagno”, quello delle speranze disilluse del terzo mondo, e soprattutto quello dove 2000 barche si preparano a gareggiare

Una “notte blu dei teatri” affollata e dinamica, quella di domenica 7 ottobre: una maratona teatrale di spettacoli da 45 minuti l’uno nei 5 teatri della città. Dinamico sia per gli spostamenti del pubblico, con il solerte servizio gratuito di Trieste Trasporti, sia per la stessa struttura degli spettacoli, che in più di un caso e in più di un senso hanno dovuto “migrare” da una parte all’altra del teatro.

Il teatro dei Fabbri

Il viaggio nel mare della prosa è partito dal teatro dei Fabbri, che ha ospitato lo spettacolo allestito da La Contrada per risparmiare agli spettatori la “scalata” fino al Bobbio. Il piccolo teatro, con “FABBRI IN BLU - HAPPENING BLU MARE”, ha raggiunto il tutto esaurito nonostante la sovrapposizione al pur affollato concerto “2000 vele 2000 flauti”, in piazza Unità. Una carrellata nella letteratura marina del 900, scandita da giochi di luce e musiche originali, ha cullato gli spettatori in un’atmosfera di pura suggestione, poi parte del pubblico è stata traghettata al Teatro Stabile Sloveno per una sorta di “doccia fredda”. 

Il teatro stabile Sloveno

A scapito del titolo “SANJSKO KRIŽARJENJE - la crociera dei sogni”, la produzione del teatro Sloveno ha portato sul palcoscenico (oltre che il lusso delle prime classi in fase iniziale) vere storie di migranti, dal Titanic ai giorni nostri, con un finale a sorpresa. Dopo lo spettacolo il pubblico è stato fatto uscire, con ordini berciati al megafono, mentre sul palco impazzava un party stile Ibiza, forse un richiamo al Bob Sinclair decollato la notte prima dopo il dj set in Piazza Unità. Dalla scala  laterale, intanto, gli spettatori esclusi dalla festa hanno dovuto scendere i gradini come un “gregge” di migranti, mentre addetti con guanti e mascherina protettiva hanno schedato uomini e donne in registri separati. È come se gli artisti del teatro Sloveno avessero impugnato la bandiera di Marina Abramovic nel manifesto della Barcolana, sventolando lo slogan “siamo tutti nella stessa barca” nella sua accezione più discussa, quell’interpretazione in parte sconfessata dalla stessa artista, che ha rischiato di creare un incidente diplomatico.

Al teatro di via Petronio, invece, il messaggio è arrivato in tutta la sua potenza, e tutti si sono ritrovati “sullo stesso barcone”, dalla parte di chi è nato dall’altro lato del mondo, quello delle vite “a senso unico”.

Il Rossetti

Ma il mare non è fatto solo di migrazioni: per i Triestini è soprattutto una casa, una succursale del giardino, un’oasi ricreativa a due passi dal centro, tanto familiare da essere definita “il bagno”. È appunto a questi luoghi che il Rossetti ha dedicato la sua Notte Blu, agli stabilimenti balneari di Trieste descritti dai testi degli scrittori triestini. Il “Pedocin” di Pino Roveredo, la pineta di Barcola raccontata da Mauro Covacich, il bagno Savoia di Gillo Dorfles, il Cedas di Boris Pahor, e Claudio Magris a Sistiana: la letteratura e le voci della compagnia stabile del Rossetti hanno cercato di far sentire tutti “a casa”, ma in movimento: dalla sala Assicurazioni Generali, al Foyer, alla sala Bartoli. Uno spettacolo particolarmente gradito dal pubblico, dove le voci potenti della letteratura contemporanea hanno reso epica la quotidianità. 

Il Verdi

Appena più intima l’atmosfera al Verdi, dove un pubblico più sparuto ha ascoltato il sovrintendente Stefano Pace che, passato per una volta dalle retrovie al palcoscenico, ha raccontato il teatro lirico di Trieste dai tempi della sua edificazione: nel 1801. Tempi in cui le persone erano più piccole e si stringevano in 1500 (la capienza attuale è di 1300 posti). Tempi dove si mangiava nei palchi (tutti di proprietà e personalizzati), dove si fumava in platea e le candele annerivano le pareti, quando non incendiavano il teatro. Una descrizione suggestiva, che di certo ha testimoniato la competenza e la passione di chi da anni sovrintende, ma si è protratta leggermente oltre il minutaggio previsto. Raggiunta quindi un po’di corsa l’ultima tappa, il Miela, il pubblico è sceso “sottocoperta” con l’equipaggio del Pupkin Kabarett.

Ancora una volta l’atmosfera intima, la qualità degli spettacoli, le luci blu e il costo “amichevole” dei biglietti (dai 3 ai 5 euro), hanno portato alla meta la “flotta” dei teatri triestini, e sicuramente a qualche spettatore in più per le stagioni autunnali appena iniziate.

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