Cast giovane e di talento per “Onegin”, che apre la stagione lirica al Verdi

Replica fino al 25 novembre

L'Evgenij Onegin che ha aperto la stagione lirica del teato Verdi di Trieste, è stata indiscutibilmente una rappresentazione più che riuscita sotto ogni aspetto. Ottima e scorrevole l'idea della regista Bulgara Vera Petrova, (bulgaro è anche l'allestimento dell'Opera di Stato di Sofia), di dare al capolavoro di P.I. Čajkovskij una chiave di lettura onirica, realizzata con una serie di flashback, totalmente incentrati sul rimpianto del controverso protagonista maschile.
Ciò ha arricchito questo lavoro, già di per sé straordinario, di quel pathos che a volte viene a mancare nelle sue rappresentazioni, e che ha reso questo Onegin tanto vicino al passionale Novecento italiano. In ciò ha senza dubbio contribuito l'abile bacchetta del Maestro Fabrizio Maria Carminati, grande esperto di Novecento italiano e di Belcanto, e determinato a offrire al pubblico la vera anima di quest'opera, un'anima che si era un po' persa negli anni di fedeltà alla rigida tradizione russa, e in cui si era forse dimenticato il grande attaccamento e la grande ammirazione che il compositore aveva per il romanticismo italiano.
Semplici le scene di Alexander Kostyuchenko, nel rispetto delle volontà di Čajkovskij, mentre non si potevano non apprezzare i raffinati costumi, quelli femminili in particolare, fedeli all'epoca, firmati da Steve Almerighi.

Val la pena di soffermarsi sugli artisti, un cast giovane e ricco di talenti, a cominciare dal bravissimo soprano Valentina Mastrangelo, unica artista italiana a ricoprire uno dei ruoli principali dell'opera. La Mastrangelo ha dato ottima prova delle sue straordinarie doti canore e recitative interpretando una Tat'jana sempre all'altezza, e meritando i lunghi applausi a scena aperta, gli unici inspiegabilmente concessi con trasporto dal pubblico nel corso di tutta l'opera. Della Mastrangelo è ammirevole anche la pronuncia russa.

Molto bella anche la voce intensa e scura, un timbro di contralto pulito e duttile, di Anastasia Boldyreva nel ruolo di Ol'ga, sorella di Tat'jana. Al baritono romeno Catalin Toropoc è stato affidato il ruolo di Onegin, ruolo che ha saputo ricoprire con talento e disinvoltura, pur senza destare particolari emozioni. D'altra parte è il personaggio stesso, freddo, superbo, apatico, a trasmettere un'omogeneità canora priva di grande intensità.
A completare il cast il bravissimo e giovane tenore armeno Tigran Ohanyan, che ha dato ottima prova di sé nel ruolo di Vladimir Lenskij. Contrariamente ad Onegin, l'amico Lenskij è allegro, passionale. Onhanyan è riuscito a coinvolgere il pubblico con il suo irresistibile trasporto amoroso. Il suo disperato appello alla spensieratezza perduta con l'approssimarsi del duello mortale, ha commosso il pubblico. A completare una performance tecnicamente perfetta il coro del teatro Verdi, preparato dal Maestro Francesca Tosi, totalmente a proprio agio in scena, e l'orchestra, che ha saputo dare il giusto spessore e la giusta intensità all'intera partitura.

Due parole infine sulla lingua dell'opera, il russo, che, al contrario del tedesco, in lirica ha un suono melodioso e ricco, un vero piacere per l'udito.
Nonostante la riuscita performance e il fatto che si trattasse di una serata speciale, la prima di stagione, il pubblico, in chiusura, si è rivelato un po' arido di applausi e particolarmente ansioso di lasciare la sala. Come spesso purtroppo accade, con gli artisti ancora impegnati negli inchini sul palcoscenico, molti fra il pubblico, quelli in particolare in platea nelle prime file, se la sono svignata durante gli applausi per evitarsi le file al guardaroba. Un malcostume tutto triestino e non degno della reputazione di cui il pubblico del Verdi ama vantarsi.
Evgenij Onegin è un'opera straordinaria e non sempre scontata nei nostri teatri quindi è bene non perdere l'opportunità di assistervi. Replica al Verdi fino al 25 novembre. (Foto del Teatro Verdi).

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