Armi alla Polizia Locale, i sindacati: "Non a queste condizioni"

In discussione l'opzione di volontarietà e le scarse alternative per gli obiettori, tenendo conto di un'età media oltre i 50 anni. Cgil: "Pericoloso aumentare il numero di armi in città". Cisal: "Pochi operatori, troppe mansioni". Ugl: "Mancano tutele, indennizzi e un'assicurazione"

Continua il dibattito sugli armamenti alla Polizia locale: nella mattinata di oggi sono stati auditi in VI commissione le rapprentanze sindacali delle sigle Cisl, Cisal, Cgil, Ugl e Uil sul tema, già discusso lo scorso martedì 13.

Cisl

Così si è espresso Walter Giani della Cisl: “Inizialmente contrari agli armamenti, ci siamo poi dichiarati favorevoli a determinate condizioni: che ci fossero nuove assunzioni e che i contrari al porto dell'arma potessero essere reimpiegati in altre aree del Comune dove c'è una forte sofferenza di personale. Poi siamo tornati indietro perché il trasferimento è stato dichiarato possibile solo “compatibilmente a esigenze organiche del Corpo”, quindi poche unità a fronte di 30 assunzioni. Saremo perciò favorevoli agli armamenti solo in caso si prospetti qualche possibilità per garantire ai lavoratori un accordo. Anche altre sigle sindacali un tempo favorevoli ora nutrono perplessità su questi armamenti, quindi forse è il caso di fermarci e fare un pensiero tutti quanti assieme”

Cgil

Serena Miniussi della Cgil esprime invece a nome della sua sigla “un forte no all'armamento, come già dichiarato nella precedente amministrazione Dipiazza, vista la pericolosità di aumentare il numero di armi in città e i rischi a cui gli operatori sarebbero esposti: operatori con una media tra i 52 e i 53 anni di età. Negli anni si sono aggiunti, tra i compiti della Polizia locale, diversi servizi, ma non è stato mai aggiunto personale, e anche a fronte del recente concorso, per cui ci rallegriamo, le risorse in campo non saranno comunque sufficienti. Il prefetto e il questore chiedono e non impongono un sostegno alle altre forze dell'ordine, perché la coperta è troppo corta e si cerca aiuto dove si può, ma la Polizia locale non può coprire sempre le carenze di organico delle forze di Polizia. Evidente inoltre dai sondaggi la contrarietà dei cittadini a questo equipaggiamento”.

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Uil e Ugl

Perplessità dalla Uil sulla visione integrata a livello territoriale, perché sarà la Polizia locale di Trieste a beneficiare delle armi e non degli altri comuni. Così si è espresso invece Fulvio Sluga (Ugl): "Il Consiglio non può votare solo sì o no all'arma: il tutto va contestualizzato. Nei mesi succeduti al precedente incontro abbiamo assistito a progressivi oneri nei confronti dei sindaci che si trasformavano in oneri per la Polizia locale, ma non abbiamo assistito a un adeguamento normativo, anzi siamo in perfetta regressione: Monti ci ha tolto l'equo indennizzo e l'ultimo governo, se non quello precedente, lo ha reintrodotto conferendo il mandato ai datori di lavoro. Di tutto questo non abbiamo avuto riscontro neanche sollecitando chi di dovere. Inoltre dal primo luglio sono cadute le indennità che differenziavano tra personale operante a esterno e a interno e regione e comune stanno lavorando per toglierci lo strumento dissuasivo del tonfa (un'arma tradizionale delle arti marziali, ndr)".

Ugl: "Non siamo tutelati"

Consideriamo – continua Sluga – che vista l'età media dei vigili e la nuova riforma delle pensioni, nel giro di pochi anni i 100 poliziotti armati potrebbero diventare 80 o 70. Operiamo senza tutele e non abbiamo una copertura assicurativa per gli incidenti, perché in caso di contrasto con i cittadini la gente spesso percorre le vie legali. L'armamento deve essere di pari passo con le tutele, e teniamo anche conto che il turno attuale fino alle 2 del mattino è abusivo: dovrebbe terminare alle 22”.

Cisal

Giorgio Fortunat della Cisal ha poi rimarcato la situazione odierna del corpo di Polizia locale: “15 anni fa gli operatori nel territorio erano 320, oggi 202, e con molte più mansioni di quante erano previste negli anni 90. In tutto questo gli agenti vegono talvolta offesi da qualcuno che vede un pericolo nel fatto che possano tenere la pistola in casa. I vigili non sono potenziali assassini e quando sono a casa cercano di passare del tempo in tranquillità con la loro famiglia”.

La replica del vicesindaco

Il vicesindaco e assessore alla Polizia locale Paolo Polidori, in attesa della votazione della delibera il 26 novembre, ha replicato alle varie contestazioni, premettendo che “il percorso di questa delibera è stato lungo e le sigle sindacati erano già intervenute, dando apporti importanti. Oggi, a testo invariato, stiamo ascoltando questioni nuove, che non sono di competenza di questa commissione e del consiglio comunale, il quale è chiamato a deliberare solo sul sì o sul no agli armamenti. Comunque sono argomenti da tener presente e da considerare”.

Riguardo all'obiezione su carenza di personale e volontarietà dell'armamento, il vicesindaco ha dichiarato che “Nell'effettivo gli armamenti entreranno in uso tra almeno un anno (per questioni tecniche quali la costruzione dell'armeria e la formazione degli agenti), ed entro questo termine niente ci vieterà di indire un altro concorso, in modo che ci possa essere l'opzione di volontarietà sia nei fatti che nelle parole”.

Altri argomenti esposti dal vicesindaco a sostegno dell'armamento sono stati la volontà della giunta di adempiere al programma elettorale e la necessità di un'arma per effettuare il servizio di presidio notturno, al fine di garantire l'incolumità degli agenti. Si è inoltre insistito sul numero minimo di agenti armati per poter effettuare il servizio notturno, “che non potrà essere inferiore a 100 se vogliamo garantire i turni con due pattuglie entrambe armate” e sul fatto che “in molti altri comuni del Fvg e di altre regioni i vigili sono così equipaggiati già da tempo”. In conclusione, ha sostenuto Polidori “La Polizia locale deve avere la stessa dignità delle altre forze dell'ordine, delle quali non si mette in dubbio il diritto di avere una pistola”.

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