Ferriera in Consiglio: quando la politica gioca con le parole

Circa due ore di seduta sulla petizione di Nevio Tul che chiedeva di «ridiscutere l'eventuale chiusura dell'area a caldo dello stabilimento di Servola». Proprio la parola "eventuale" ha salvato il sindaco e la maggioranza dal'"agguato" di Sel, che aveva dichiarato (con Marino Sossi) di votare a favore

Ieri sera, presso il Municipo di Trieste, è andato in scena il Consiglio Comunale. Stupirà, forse, qualcuno questo incipit in stile recensione teatrale, ma purtroppo, il dibattito - e il successivo voto - sulla petizione presentata da Nevio Tul al Comune non può essere descritto in altro modo. 

Andiamo per gradi. È fondamentale chiarire il senso del documento firmato da 247 cittadini: «Ridiscutere l'eventuale chiusura dell'area a caldo dello stabilimento di Servola». Non veniva chiesta la chiusura, ma la sua "eventuale" programmazione. Il senso lo ha spiegato bene il sindaco Cosolini, che ieri sera ha corso il rischiato di vedere per la prima volta la sua maggioranza andare sotto: «L'eventualità della chiusura dell'"Area a caldo" già esiste. Basta aspettare da qui a fine anno (non cinque anni). Io posso testimoniare la sensibilità del cavaliere Arvedi su questo aspetto. Abbiamo già detto la settimana scorsa che la chiusura di quest'area avverà nel momento in cui continuerà a inquinare. Anche oggi il tema non è la petizione, ma un uso strumentale delle posizioni attorno la Ferriera: io rivendico uno sforzo, assieme all'assessore Laureni e altri, cioè il tentativo di far vivere insieme due interessi fondamentali: ambiente e lavoro. Ho riconosciuto una logica di maggioranza, sofferta, in alcuni interventi di alcuni consiglieri: in non mi faccio più dire da nessuno che il sindaco è Arvedi, nei prossimi giorni risolveremo le questioni interne una volta per tutte, perchè non voglio che l'ultimo anno ci siano ricatti. Detto questo, non ho nessun pregiudizio, e prego la maggioranza di riflettere che questa petizione non ha scadenze temporali, semplicmente rimarca qualcosa che ho già confermato la settimana scorsa».

Colpo di scena. Sono le 21.50 circa e il sindaco a sorpresa dichiara di voler votare a favore della petizione. Sui volti di alcuni consiglieri dei banchi di sinistra traspare la sorpresa. Infatti, fino a quel momento, cioè da quasi due ore, gli interventi e le dichiarazioni di voto dei membri della maggioranza (Sel esclusa) erano state contrarie alla petizione, rimarcando la fiducia in un impreditore che «ora c'è e ha fatto delle promesse»; mentre dall'opposizione (Sel inclusa per questa volta) avevano sottolineato come non si possa «sacrificare la vita di migliaia di persone, per un pugno di lavoratori (circa 300, ndr) che a loro volta rischiano la vita ogni giorno per le esalazioni che respirano» e quanto il documento presentato «fosse garbato e intelligente, in quanto non chiede la chiusura, ma di ridiscuterne l'eventualità con Arvedi».

Proprio a questo ultimo aspetto, evidenziato da Paolo Rovis e Piero Camber, il sindaco si è aggrappato nel suo intervento per evitare l'attacco di Sel, pronto a spaccare la maggioranza per «restare fedeli al nostro programma», aveva affermato Marino Sossi. A questo punto è meglio rivalutare una strategia comune e quindi una riunione dei gruppi di maggioranza... chiesta dall'opposizione (cioè da Rovis che brucia sul tempo il consigliere Roberto Decarli, che aveva già anticipato la richiesta "ufficiosamente" nel suo intervento).

Fine primo atto.

Come nelle migliori commedie, ecco che la seconda parte dello spettacolo c'è un repentino cambiamento. Si procede con le dichiarazioni. L'opposizione rimarca il suo voto favorevole, mentre dai banchi della maggioranza si alzano solo Decarli: «Dopo aver ascoltato il sindaco, voterò a favore, ma voglio dire che, nell'eventualità della chiusura, io sarò con i lavoratori (vista la storia che mi lega allo stabilimento di Servola)», speiga il consigliere della lista "Trieste cambia con Cosolini", l'unico a far trasparire con toni anche forti il suo conflitto interno. Poi, in chiusura, è di nuovo il turno del sindaco: «Il senso del voto, sia chiaro, non è la decisione di procedere alla programmazione della chiusura (la settimana scorsa ci siamo espressi in maniera contraria). Ringrazio la maggioranza per la comprensione, soprattutto quelli che hanno rinunciato a qualcosa per venirmi in contro (dandomi fiducia). Quindi con questo spirito voteremo a favore della petizione».

Si procede al voto, 38 favorevoli su 38. Nessuna rottura della maggioranza. Una vittoria amara per i cittadini presenti che infatti escono dall'aula indignati per lo spettacolo a cui hanno assistito. Ma è ancora peggio, sono stati pure presi in giro: infatti, se il loro errore è stato quello di firmare una petizione "blanda", la politica ha giocato per due ore con la speranza di chi sogna di poter uscire di casa senza dover sentire una puzza che non ha solo odore, ma è nociva per i suoi polmoni e per il suo cuore. 

Un verdetto quello del Consiglio che, senza giochi politici, poteva arrivare in 2 minuti invece che in due ore... ma poi, come giustificare il prezzo del biglietto?

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