Porto Vecchio, Carini (Startup Trieste): «Dal Comune promesse irrealizzabili»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

«Esattamente come si temeva, il Comune tristemente ammette di non essere pronto a gestire il passaggio delle aree demaniali del Porto Vecchio dall’Autorità Portuale all’amministrazione cittadina. Questo è il vero problema, altro che gli inutili quanto finti spottini a mero scopo elettorale sul futuro meraviglioso di questa appendice cittadina».

Il candidato sindaco della lista civica apartitica Startup Trieste, Fabio Carini, ha incalzato l’assessore a Demanio, Patrimonio e Lavori pubblici di Trieste, Andrea Dapretto, nel corso della trasmissione Ring su Tele4 (puntata di ieri sera, giovedì 28 aprile) fino a fargli ammettere che il Comune non dispone dei fondi necessari per garantire la copertura delle spese di gestione ordinaria (logistica, messa in sicurezza, etc.) di un Porto Vecchio che sarà sulle spalle del Comune entro pochi mesi.

«Dapretto – afferma Carini – ha onestamente quanto involontariamente smascherato la finzione dell’attuale sindaco che millanta certezze impossibili sul Porto Vecchio senza nemmeno avere affidato compiti precisi all’advisor Ernst&Young in quanto, questa è l’unica verità, lui come altri non ha proprio idea di cosa fare di quell’area nel malaugurato caso in cui dovesse occuparsene». «Il Comune – evidenzia Carini - non ha i soldi e non sa dove andare a prenderli per gestire la transizione, ovvero il medio-lungo periodo fino a quando gli auspicati investimenti di colossi nazionali e multinazionali potranno concretizzarsi».

«Il che – aggiunge il candidato sindaco – avverrà solo in presenza di idee ben chiare e di un sindaco forte quale l’attuale proprio non è». «Realtà impone che troppi punti interrogativi pendano sul riutilizzo del Porto Vecchio che – commenta Carini – da grande sogno potrebbe facilmente trasformarsi in clamoroso boomerang per la città e per tutti i triestini».

«Per rendere sostenibile ed efficace l’opzione riutilizzo in chiave locale e turistica del Porto Vecchio – aggiunge Carini – serve aumentare la popolazione di Trieste di almeno 50mila unità caratterizzate da famiglie produttive, con insediamenti mirati in ogni area cittadina. Ma è evidente che non ci hanno proprio pensato». «Inoltre – sottolinea Carini – serve anche garantire un flusso quotidiano di migliaia di turisti, studenti ed operatori in un Porto Vecchio che non può prescindere dal punto franco e dai traffici commerciali e deve essere dedicato anche a nautica, università, tipicità spinte, cultura attiva ed attività congressuale internazionale».

«Anche ammesso che un Comune, palesemente privo di strategie e schiavo di una Regione che tutto fagocita e nulla dà a Trieste, fosse in grado di attrarre tutto questo movimento di persone – conclude Carini – rimane il più grande punto interrogativo: come arriveranno senza avere prima realizzato collegamenti ferroviari, aerei e stradali minimamente credibili? Alla luce dell’attuale politica regionale, forse vedremo la luce nel quarto millennio».

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