Europa: convegno a Trieste per i 60 anni dai Trattati Roma

Thomas Jansen (Circolo della cultura e delle arti di Trieste): «Pace, riconciliazione, giustizia, libertà e altri valori sono lo scheletro del consenso etico al processo di unificazione europea»

Margini e criticità del processo di integrazione e sviluppo dell'Ue sono stati dibattuti da autorevoli esperti di diritto nel convegno sull'Unione europea a 60 anni dai trattati di Roma, svoltosi nel palazzo della Regione di Trieste, che ha visto la partecipazione dell'assessore regionale al coordinamento e alla programmazione delle politiche economiche e comunitarie, Francesco Peroni.

L'assise è stata organizzata dal dipartimento di scienze giuridiche, del linguaggio, dell'interpretazione e della traduzione (Iuslit) e dal Centro di documentazione europea (Cde) dell'Università di Trieste assieme alla Regione e in collaborazione con il Circolo della cultura e delle arti. Secondo Luigi Daniele dell'Università Tor Vergata di Roma, che ha tratto le conclusioni, il tema dei valori e dei diritti può essere la nuova molla degli ideali europei dopo che quella del processo unitario si è attenuata negli anni.

Il tema dei valori e dei principi trova però una certa complessità, come ha indicato Paolo Giangaspero dell'Università di Trieste, nell'identità costituzionale pluralistica e dialettica degli Stati, la quale può essere fonte di conflitti. Se, come ha rilevato Fabio Spitaleri (Università di Trieste), il tema dell'uguaglianza ha conquistato in sede Ue una progressiva stratificazione del legislatore ed è oggi un obiettivo trasversale, altri principi e valori non sempre riescono a tradursi in obblighi giuridici, proprio perché non esiste una costituzione comune. L'indicazione di un'unione sempre più stretta contenuta nel Trattato di Lisbona, come ha illustrato Roberto Adam (Roma, Tor Vergata), è difficile da classificare, in quanto è un valore, una finalità, utilizzata pochissimo nella giurisprudenza europea e senza chiarire fino in fondo se l'unione più stretta debba riguardare solo i popoli europei o anche gli stati.

Alle difformità costituzionali in qualche caso si sopperisce con principio di mutua fiducia, applicato per esempio, come ha ricordato Cristina Schepisi dell'Università di Napoli, nel trattato di Dublino per il trattamento dei richiedenti o nel caso di mandato di arresto internazionale. In generale, Stefano Amadeo (Università di Trieste) ha posto l'accento sul fatto che i valori dell'Unione europea non sono indicati solo nei testi dei trattati ma anche nei loro preamboli, producendo un ampio ventaglio, quasi eccessivo e dispersivo, di valori stessi sotto il profilo della numerosità, mentre sarebbe bene che fossero indicati anche gli obiettivi.

Persino il grado di democraticità dell'Unione europea, secondo Francesco Munari (Università di Genova) va vagliato con attenzione. Un grado alto nel Parlamento europeo da elevare, invece, in altri casi come quello del Consiglio europeo, organo di indirizzo che funziona un po' come un luogo dove si fanno trattative piuttosto che esprimere principi di democrazia. Anche in tema di promozione della pace, le locuzioni dei trattati europei, ha spiegato Enzo Cannizzaro (Roma, Sapienza), non si traducono in maniera automatica in effetti normativi. Ci sono margini per avere fiducia, secondo gli oratori degli interventi introduttivi. Da un lato, come ha ricordato Thomas Jansen (Circolo della cultura e delle arti di Trieste), «pace, riconciliazione, giustizia, libertà e altri valori sono lo scheletro del consenso etico al processo di unificazione europea». D'altro canto, secondo Mitja Gialuz (Iuslit) si vedono oggi segnali di ripresa della tensione europeista nella risposta compatta dell'Unione al negoziato sulla Brexit e nella vittoria di Macron alle recentissime elezioni presidenziali in Francia.

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